Secondo McKinsey Metà Delle Banche Globali Non Sopravvivrebbero Ad Una Eventuale Crisi Finaziaria

Secondo quanto riportato da Bloomberg, più di meta delle banche globali si troverebbero già in una posizione di scarsa solidità finanziaria e sarebbero totalmente impreparate nel caso di una recessione. A lanciare l’allarme è la prestigiosa società di consulenza strategica Americana McKinsey.

Più di metà delle banche globali sarebbero economicamente in pericolo nel caso di una recessione economica, ha lanciare l’allarme è l’americana McKinsey & Company, riconosciuta come una delle più prestigiose società di consulenza strategica. McKinsey ha evidenziato come la maggior parte delle banche non riesca ad ottenere ricavi sufficienti a sostenere l’aumento dei costi.

Nel Report pubblicato qualche giorno fa, McKinsey identifica l’attuale ciclo economico bancario come “Late-Cycle”, un momento tardivo del ciclo vitale bancario nel quale le istituzioni che vogliono sopravvivere devono intraprendere mosse audaci per vincere la forte concorrenza.

Nell’ultimo decennio il sistema bancario ha infatti assistito ad una forte ondata di innovazione proveniente principalmente dall’avvento del Fintech e allo sviluppo di criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.
L'innovazione ha portato servizi unici, innovativi e quasi sempre a costi infinitamente più bassi dei vecchi concorrenti. Le nuove società Fintech hanno guidato la digitalizzazione dei processi bancari e hanno fornito un’esperienza mai vista prima nel settore surclassando le banche tradizionali per convenienza e facilità d’uso.

Secondo la fonte, le banche tradizionali investono meno della 35% in ricerche IT per finanziare la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative che portino un valore aggiunto per i propri clienti. Al contrario, il dato per le nuove imprese Fintech si aggira intorno al 70%. Inoltre, le nuove compagnie tendono a svilupparsi intorno a quelle aree che creano più ritorno per l’istituzione stessa. Questo fattore non è certo passato inosservato ai grandi investitori; infatti, sono sempre di più le E-Banks che nell’arco di pochi trimestri hanno raggiunto quotazioni astronomiche mentre durante lo stesso arco di tempo le vecchie istituzioni hanno registrato perdite significative. Solo dall’inizio del 2019, la svalutazione registrata delle maggiori banche globali ha raggiunto valori tra il -15% e il -20%. Secondo McKinsey una tale svalutazione sarebbe dovuta al fatto che gli investitori abbiano anticipato una forte decrescita dei ricavi generati dalle stesse banche.

Le banche hanno a lungo goduto di un monopolio incontrastato basato sulla riserva frazionaria che se non intrapreso con diligenza potrebbe rivelarsi estremamente vulnerabile in situazioni di anomalie economiche. A pagarne le spese saranno come sempre i clienti, i quali, tuttavia, negli ultimi dieci anni non hanno nemmeno goduto degli interessi derivanti dai loro depositi. I tassi d’interesse nell’ultimo decennio sono sempre stati pressoché nulli e nel 2019 hanno raggiunto addirittura valori negativi.

È difficile per un cittadino medio comprendere a pieno i rischi dell’attuale sistema bancario anche se sembra ormai chiaro che il sistema sia in qualche modo viziato in maniera inesorabile. La fiducia per le istituzioni bancarie (soprattutto da parte delle nuove generazioni) è probabilmente ai minimi storici e non è un caso che il 2019 abbia registrato un enorme aumento del valore di beni rifugio come Bitcoin e Oro.

 


Trend di Mercato - Q3 2019

Partendo dall’ultimo Report pubblicato da Binance Research, investighiamo i principali movimenti di mercato che hanno caratterizzato il terzo trimestre del 2019 e cerchiamo di catturare i trend principali.

Analisi di Mercato

Il terzo trimestre del 2019 ha mostrato per la prima volta quest’anno un rendimento significativamente negativo per l’intero mercato delle criptovalute, rompendo un trend rialzista che aveva caratterizzato Q1 e Q2 del 2019.
Il prezzo di un Bitcoin è calato intorno al 30%, chiudendo il mese a circa $8000 (al 30 settembre 2019). Contemporaneamente, le principali altcoins hanno registrato delle performance tra il -35% e il -60%.

Andamento dei ritorni trimestrali delle maggiori criptovalute.

Come si può evincere dalla tabella, dati pubblicati da Binance, Bitcoin si è quindi apprezzato nei confronti della altre 10 maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato (escluse le stablecoin). Il risultato è stato un forte incremento della Market Dominance* di Bitcoin che ha chiuso il mese intorno al 68%.

La fetta di mercato occupata da Bitcoin è aumentata costantemente durante il 2019: partita da un valore intorno al 50% a gennaio 2019, ha raggiunto un picco di oltre 70% il 3 settembre, sintomo che l’entusiasmo per le altcoins sembrerebbe in lieve discesa. Il crescente interesse verso Bitcoin a scapito degli altcoin è ancora confermato dalla Trading Dominance* che raggiunge i massimi annuali a fine Q3.

Bitcoin Market Dominance

Partita dal un valore intorno al 20%, il volume degli scambi in Bitcoin ha toccato un minimo intorno al 10% il 26 marzo 2019 per poi crescere incessantemente fino a valore superiori al 45% in chiusura di trimestre. È interessante notare che la Trading Dominance sia aumentata più che proporzionalmente rispetto all’aumento della capitalizzazione di Bitcoin, un’ulteriore indizio della diminuzione di interesse verso gli altcoins. Rimane tuttavia da verificare se questi fenomeni possano essere spiegati da altri fattori come per esempio un repentino calo nominale del volume di scambi sugli altcoin oppure il fatto che i nuovi investitori si focalizzino maggiormente su Bitcoin.

Bitcoin Trading Dominance

Correlazione nel Q3

Come avevamo già presentato nel precedente post di fine maggio, la Correlazione* tra diversi asset appartenenti al medesimo mercato è un dato molto interessante per comprendere l’appetibilità e l’interesse nei confronti della nascente asset class.
In questo studio prendiamo in considerazione la correlazione tra i ritorni delle diverse criptovalute nel terzo trimestre del 2019.

Una correlazione positiva indicherebbe che i due asset scelti si muovano nella stessa direzione con un certo grado di approssimazione. Come conseguenza anche il rischio associato ai ritorni delle due criptovalute analizzate sarebbe approssimativamente simile. Contrariamente, una correlazione negativa indica che le due variabili si muovono in direzione opposta, agevolandone potenzialmente l’utilizzo in strategie di copertura del rischio.

In generale, coppie di asset con correlazione superiore a 0.7 e inferiore a -0.7 vengono considerati positivamente o negativamente associati. Allo stesso modo, valori intorno allo zero indicano la mancanza di una relazione lineare tra le due variabili.

La tabella sottostante mostra i coefficienti di correlazione tra i ritorni giornalieri delle maggiori 30 criptovalute (escluse le stablecoins) nel Q3 2019.

Coefficienti di correlazione tra le maggiori criptovalute

Come si può evincere dalla tabella, la correlazione rimane generalmente alta, in particolare per quanto riguarda le criptovalute con la capitalizzazione più alta. Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rimango significativamente correlati con un coefficiente di 0.81.

Si riconfermano alcuni trend evidenziati nel Q1 e nel Q2, la correlazione tra criptovalute che utlizzano simile tecnologia rimane alta. Di seguito elenchiamo i trend più significativi.

  • Gli asset che si basano su Proof of Work hanno manifestato una forte correlazione positiva. Bitcoin, Ethereum e Litecoin hanno registrato valori superiore ai 0.75. Tuttavia Ethereum si prepara all’ambizioso aggiornamento alla Proof of Stake e rimane quindi da verificare la rilevanza di questa relazione che lo lega a Bitcoin.
  • Le cosidette Privacy Coins: Dash (DASH), ZCoin (ZEC) e Monero (XMR), hanno nuovamente mostrato correlazioni positive significative maggiore che ne nei confronti delle altre criptovalute.
  • Allo stesso modo le cosidette Programmable Blockchains (Ethereum, Neo ed EOS) presentano forte correlazione positiva tra loro.
  • Si notano infine come le criptovalute Unus Sed Leo (LEO), crypto.com (CRO) e Huobi Token (HT) erano in media molto meno correlate con tutte le altre criptovalute.

Infine, ecco altre interessanti correlazioni:

  • Nonostante Ethereum (ETH) abbia mostrato una forte correlazione con la maggior parte della criptovalute investigate, ha mostrato valori particolarmente bassi nei confronti del cugino Ethereum Classsic (ETC) con un coefficiente di solo 0.69.
  • Huobi Token (HT) osserva il valore di correlazione più alto con Binance Coin (BNB)
  • Ripple (XRP) rimane fortemente correlato con il molto simile Stellar Lumens (XLM).
  • Tra tutte le criptovalute investigate, tutte avevano il valore di correlazione più alto con Ethereum. Solamente Decred (DRC) toccava il coefficiente di correlazione maggiore con Bitcoin (BTC).

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la correlazione tra Bitcoin ed Ethereum, il valore di 0.81 è approssimativamente lo stesso registrato nel Q2 2019. Mentre la correlazione media tra le 29 criptovalute investigate è aumentata dallo 0.54 del Q2 2019 a 0.64 nel Q3.

Il coefficiente di correlazione tra Binance Coin (BNB), Cosmos (ATOM) e ChainLink (LINK) e le altre criptovalute è aumentato significativamente rispetto al Q2, trimestre nel quale avevano dimostrato una correlazione inferiore probabilmente anche dovuta ai successi ottenuti dai singoli progetti in quel periodo.

Stellar Lumens (XLM) è la criptovaluta la cui correlazione media con gli altri asset è diminuita maggiormente.

La correlazione tra Dogecoin (DOGE) e le altre criptovaute rimane molto al di sotto della media seppure in notevole crescita.

Conclusioni

Nel terzo trimestre del 2019 la correlazione tra Bitcoin e le altre criptovalute è rimasta in linea con i trimestri precedenti dell’anno. Si evidenzia un aumento della correlazione tra Ethereum e le altre maggiori criptovalute, registrado il valore mediano più alto tra tutti.
In generale, la correlazione media tra tutti i criptoasset investigata è in significativo aumento nel Q3 rispetto al Q2.
Rimangono particolarmente evidenti le correlazioni tra criptovalute che condividono alcuni tratti peculiari nell’utilizzo o nel consenso. Il fenomeno è particolarmente evidente per le valute dgitiali basate su Proof of Work, le Privacy Coins e le Programmable Blockchains che rimangono fortemente correlate.

Appendice:

*Market Dominance: esprime la percentuale di capitalizzazione di una criptovalute in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

*Trading Dominance: rappresenta il volume contribuito da una specifica criptovaluta in rapporto al volume totale contribuito da tutte le altre criptovalute.

* Correlazione: misura la forza di una relazione lineare tra due variabili in un periodo di tempo. Può assumere valori da -1 a +1.

 


UNICEF riceverà e distribuirà donazioni in Bitcoin ed Ethereum

Secondo un annuncio sul proprio sito ufficiale, Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, anche sì conosciuto come UNICEF, avrebbe annunciato di accettare e distribuire donazioni anche nelle valute digitali Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH).

Il nuovo fondo di valute digitali

Secondo quanto riportato dall’annuncio ufficiale, poi ripreso anche da numerose testate giornalistiche di tutto il mondo compreso l’inglese The Guardian, la principale organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite, l’UNICEF, inizierà a ricevere e distribuire donazioni in valuta digitale.

La nuova iniziativa prevede la creazione del “UNICEF Cryptocurrency Fund”, un vero e proprio fondo di criptovalute che verrà dedicato a finanziare tecnologie open-source che possano giovare ai bambini e adolescenti di tutto il mondo.

 

https://twitter.com/UNICEFmedia/status/1181746819321225216

 

Henrietta Fore, direttrice esecutiva di Unicef, ha sottolineato l’importanza dell’economia digitale per il futuro delle nuove generazioni e ha riconosciuto la necessità di esplorare le nuove opportunità create dalle nuove valute digitali. L’UNICEF Cryptocurrency Fund può sicuramente essere considerato un passo significativo nello sviluppo degli sforzi umanitari.

I vantaggi

La nascita del nuovo fondo non è certo un caso in quanto le nuove valute digitali si prestano particolarmente bene a servire la causa umanitaria di un’organizzazione sovranazionale come l’UNICEF. L’utilizzo di Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) offre infatti numerosi vantaggi alle organizzazioni no-profit, una su tutte quella di bypassare le costose commissioni di intermediazione che di solito caratterizzano gli scambi di valuta estera.

Inoltre, l’adozione di valute digitali rende il processo di donazione più semplice e veloce. Chi vorrà donare valore economico alla organizzazione in questione, non dovrà sottoporsi ad alcuna procedura iniziale ma dovrà inviare una transazione direttamente all’indirizzo indicato. Il processo diventa perciò tanto semplice quanto mandare una mail. In aggiunta, i fondi arriverebbero al destinatario in pochissimi minuti e sarebbero disponibili per essere spostati dall’organizzazione con la medesima facilità.

Le valute digitali consentono anche una maggiore sorveglianza da parte dei donatori sull’effettivo utilizzo dei fondi da parte delle istituzioni. Utilizzando blockchain pubbliche e decentralizzate, i donatori avranno uno strumento trasparente per verificare come effettivamente sono stati spesi i fondi da parte dell’organizzazione.

Le criptovalute e le organizzazioni no-profit

Il primo contributo al fondo UNICEF è stato ricevuto da parte della Ethereum Foundation che ha donato 100 ethers, pari a circa €16'600.

Unicef non è l’unica organizzazione no-profit ad accettare donazioni in criptovaluta, ma si unisce a un gruppo di organizzazioni umanitarie che include: Save The Children, la Croce Rossa Americana (American Red Cross), il World Food Programme delle Nazioni Unite, The Water Project e Fidelity Charitable. Quest’ultima ha dichiarato di aver ricevuto donazioni per 106 milioni di dollari in valuta digitale a partire dal 2015.

Non è la prima volta che UNICEF si interessa al mondo blockchain, lo scorso dicembre aveva infatti annunciato un investimento complessivo di 100mila dollari in sei diverse blockchain startup che si focalizzavano sul trovare soluzioni innovative alle sfide sempre più incalzanti del nuovo mondo digitale.

 


Il Mining Alla Portata di Tutti.

Aprono oggi i nuovi servizi di Mining firmati Coin Society. Grazie a una nuova partnership siglata con le aziende Hiven Labs S.r.l. e Cygrids Communications AB, siamo in grado di fornire ai nostri clienti accesso esclusivo a un efficiente Datacenter Svedese per minare bitcoin e altre criptovalute. I clienti potranno perciò collegare le proprie macchine ed avere accesso ad energia rinnovabile a basso costo e contemporaneamente godere di un servizio professionale, senza vincoli e totalmente personalizzabile che da sempre ci caratterizza.  

Cos’è il mining

A differenza di Euro e Dollaro che vengono prodotti arbitrariamente dalle Banche Centrali in base alle condizioni di mercato, Bitcoin, non avendo alcuna unità centrale di controllo opera diversamente.

La produzione dei Bitcoin avviene attraverso un processo chiamato mining. Il termine deriva dall’inglese “to mine”, letteralmente “estrarre” in quanto l’onorosità del processo ricorda quella dell’oro.
Il mining è quindi il sistema attraverso il quale ogni transazione viene verificata e aggiunta all'interno del registro pubblico e distribuito conosciuto come Blockchain, ed è anche il processo che rende possibile l’emissione dei nuovi token fino al raggiungimento di 21 milioni.

La tecnologia utilizzata per verificare e convalidare le transazioni all’interno della Blockchain si chiama Proof-of-Work, in Italiano Prova del Lavoro. In questo processo, tutti i miners competono tra di loro per riuscire a trovare la soluzione corretta per confermare un “blocco” di transazioni. Per trovare questa soluzione, i miners, consumano energia elettrica utilizzando la potenza computazionale di hardware molto competitivi, rendendo il processo di estrazione costoso ma allo stesso tempo sicuro. La ricompensa per questo sforzo è data appunto dalla creazione di nuovi bitcoin, che viene assegnata al primo miner in grado di trovare la soluzione. 
Ad oggi, per ogni blocco minato, i miners ottengono 12,5 BTC. Questa somma è destinata ad esaurirsi entro il 2140. Ogni 4 anni circa, Bitcoin subisce un dimezzamento (Halving) ovvero la ricompensa per ogni blocco si dimezza. A maggio del 2020 ogni blocco minato permetterà di ottenere 6,25 Bitcoin.

Perche mining?

Fare mining porta una serie di benefici sia alla rete di pagamento che all’utente che lo esegue. Eccone presentati alcuni di seguito:

  • Accumula bitcoin: fintanto che gli hardware funzionano accumula bitcoin attraverso pagamenti periodici.
  • Flessibilità: i pagamenti settimanali possono essere pagati sia in criptovalute che in euro.
  • Bitcoin potenzialmente più economici: il mining spesso consente di acquisire bitcoin a prezzi più bassi del mercato. Qualora il costo fosse più alto puoi tranquillamente spegnere la macchina per riaccenderla successivamente.
  • Fortifica il network: grazie al mining parteciperai attivamente alla verifica delle transazioni e quindi alla sicurezza del network.

Il servizio di Coin Society

I nostri servizi di mining offrono tutte i benefici sopracitati con l’aggiunta di ulteriori garanzie in esclusiva per i nostri clienti. Coin Society ha infatti stipulando a una nuova partnership per accedere a un gigantesco datacenter in Svezia.
I vantaggi di una tale sono innumerevoli:

  1. Possibilità di accedere a un servizio personalizzato. Che tu sia un esperto di mining o un neofita, Coin Society saprà accontentarti e fornirti l’offerta più consona alle tue esigenze.
  2. Il servizio che offriamo è all-inclusive in quanto libera il cliente da ogni responsabilità. Vi guideremo nella scelta dell’hardware e ci occuperemo della spedizione, installazione e manutenzione delle macchine.
  3. Se già possedete un hardware potrete sfruttare il nostro servizio per beneficiare dei bassi costi dell’energia rinnovabile svedese pure mantenendo totale controllo sulle vostre macchine.
  4. Il servizio è senza vincoli. Potrete decidere di spegnere la macchina in qualsiasi momento così da fermare il consumo di energia e riaccenderla in un secondo momento o alternativamente richiederne la restituzione.
  5. Il cliente mantiene una tutela legala italiana in quanto Coin Society S.r.l. è registrata alle imprese di Milano.
  6. La Svezia fornisce standard professionali di gran lunga più elevati di altri Datacenter extra-europei.
  7. L’alimentazione delle macchine deriva interamente da energia rinnovabile.
  8. Possibilità di visitare di persona il Datacenter.

A chi è rivolto questo servizio?

  • Per chi è interessato al mining ma non sa come iniziare da solo
  • Per chi ha macchine ma non riesce ad accedere ad energia a basso costo
  • Per chi vuole ricevere una rendita periodica
  • Per chi vuole rafforzare il network bitcoin a costi contenuti

Pacchetti

L’offerta di Coin Society Mining è pienamente personalizzabile a seconda delle singole necessità dei clienti. Tuttavia, per facilitare l’accesso ai clienti meno esperti, Coin Society propone tre tipi di pacchetti:

Pacchetto S: è il pacchetto Solo. Se sei già in possesso dell’attrezzatura ma non riesci a trovare un luogo che ti garantisca una rendita profittevole, questo pacchetto ti consente di estrarre il massimo potenziale delle tue macchine. Coin Society Mining ti garantisce il costo energetico più basso sul mercato lasciandoti totale controllo sulle macchine.

Pacchetto SP: è il pacchetto Senza Pensieri e racchiude un’assistenza a 360°. I clienti potranno contare sul nostro supporto nella scelta della macchina più consona alle loro necessità e non dovranno pensare ad altro che ricevere i propri ricavi su base mensile (o bi-settimanale). Il pacchetto include i servizi di spedizione, hosting, manutenzione e 6 mesi di energia.

Pacchetto Pool (coming soon): iniziare a minare bitcoin da soli richiede spesso un investimento iniziale non indifferente in quanto le macchine hanno raggiunto costi significativi. Coin Society vuole venire in contro a quei clienti che sono potenzialmente interessati al mining ma che non hanno intenzione di sostenere da soli il costo iniziale della macchina. Una lista di attesa verrà stilata in modo tale da consentire l’acquisto di una macchina a gruppi ristretti di clienti. Per saperne di più invia una mail a info@coinsociety.io.


Bitcoin: la Calma Prima della Tempesta

Mentre sui mercati il valore di bitcoin è fermo a uno stato di stagnazione da diverse settimane, i fondamentali della tecnologia sono ai massimi storici. Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?

I mercati

Bitcoin sta affrontando settimane di stagnazione per quanto riguarda il suo valore di scambio sui mercati. Secondo i dati pubblicati dal Bitcoin Volatility Index, la valuta digitale ha infatti toccato la volatilità più bassa degli ultimi quattro mesi. La volatilità è un dato che misura la variazione del prezzo nel tempo e viene spesso usata per valutare l’insicurezza del valore di un determinato titolo. Un’alta volatilità si traduce in cambi di valore repentini in periodi di tempo relativamente brevi.

Durante l’intero mese di agosto, Bitcoin è stato scambiato costantemente tra i $10k e gli $11k con un minimo di circa $9500 l’1 settembre. Nonostante il calo della volatilità sia stato di fatto affiancato anche da volume giornalieri relativamente bassi, probabilmente dovuti alla tradizionale stagnazione dei mercati durante il periodo estivo, i fondamentali di bitcoin rimangono più che solidi. Come testimoniato da numerose testate giornalistiche di affari, compresa Forbes, al di fuori dei mercati bitcoin se la passa benissimo.

I fondamentali

Nell’arco di poche settimane sono state numerose le notizie convincenti sulla salute dell’asset digitale:

  • Nuovo massimo storico di difficoltà di mining à misura principale per misurare la stabilità e sicurezza della rete di pagamenti.
  • Nuovo massimo storico di numero di output non spesi (UTXO) à Il numero di indirizzi che possiedono bitcoin è in costante crescita: questo dato potrebbe essere in parte spiegato sia dall’aumento della domanda riscontrato dal mercato negli ultimi due trimestri sia dalla peculiare prospettiva di lungo periodo degli “holders”. La maggior parte delle persone che comprano bitcoin non ha intenzione di venderlo nel breve periodo ma principalmente per accumularlo e sfruttarne le consolidate doti di riserva di valore.
  • Crescente interesse delle multinazionali à Sono sempre di più le multinazionali che si stanno avvicinando all’ecosistema cripto, le più importanti: Facebook, Telegram, Walmart, Samsung, Twitter.
  • Crescente interesse istituzionale à Sempre più servizi offerti per agevolare gli ingressi istituzionali. A partire dal attesissimo Bakkt, un exchange che fornira contratti derivati basati su bitcoin costruti in maniera sartoriale per gli investitori istituzionali. Seguono a ruota il Nasdaq, Fidelity Investments, JP Morgan.
  • Bitcoin ETF à Le società di investimento VanEck and SolidX potranno sfruttare di un’esenzione della SEC (la commissione americana che regola i mercati finanziari) per poter offrire i primi Bitcoin ETF a enti istituzionali comprese banche ed hedge funds.

Le attuali condizioni di scambio sui mercati connotate da bassi volumi lasciano ampio spazio a manipolazioni. Se a queste condizioni sommiamo i grossi investimenti reali sulle infrastrutture e servizi, è lecito aspettarsi un grosso movimento nelle prossime settimane. Come reagirà il mercato all’assorbimento di queste iniziative? Una rottura dell'attuale pattern sembra ormai imminente. Se i volumi saranno sufficienti, un breakout della zona $11700 potrebbe innescare una nuova corsa. Contrariamente, sono molti coloro che aspettano una discesa intorno ai $9000 per poter entrare di nuovo nel mercato.

In entrambi i casi, bitcoin rimane sotto la luce dei riflettori, con tutto il mercato che sta solo aspettando il momento migliore per saltare in sella alla prossima bullrun.


Bitcoin Dominance: un riassunto di cosa è successo

Bitcoin sta dominando il mercato. Nell’ultima settimana il suo valore ha subito un aumento di più 1000$ che lo hanno portato a controllare più del 70% del mercato complessivo delle criptovalute.

Bitcoin domina il mercato

Dopo il rialzo del prezzo avvenuto nella giornata di ieri, la capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha superato il 70% del valore totale delle criptovalute. L’ultima volta che il mercato si trovava in questa situazione era Marzo 2017, quando un bitcoin valeva “appena” $1.000 dollari.

Fonte: coinmarketcap.com

La “dominance” è calcolata facendo il rapporto tra il valore della capitalizzazione di mercato di Bitcoin e il valore della capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

Questa informazione ci permette di avere un’idea generale su come si sta comportando il mercato. Come possiamo vedere dal grafico, nonostante Bitcoin sia la criptovaluta dominante, la sua posizione ha subito alcune variazioni lungo la strada. Fino a Febbraio 2017, la dominance era superiore all'85% ma, con il boom delle ICO, il dominio di Bitcoin è sceso fino al 33% a gennaio 2018.

Tuttavia sembra essere stato un passaggio temporaneo. Il 2018 è stato l’anno della verità per tutti i progetti lanciati nel 2017. La maggior parte delle ICO non è riuscita a creare un prodotto utilizzabile e anche quelle che sono ancora in piedi mancano di utilizzo. Il mercato ha quindi reagito di conseguenza. A partire da Gennaio dello scorso anno, la dominance di Bitcoin è in costante aumento e solamente negli ultimi tre mesi è aumentata di oltre il 35 percento, passando dal 51 percento al 70 percento. Tuttavia, secondo una ricerca fatta da Arcane Research, la Bitcoin Dominance sarebbe ancora più elevata in quanto bisogna tenere conto di altre variabili fondamentali come la liquidità. La liquidità è una variabile fondamentale in quanto la capitalizzazione di mercato è manipolabile attraverso la creazione di nuove criptovalute (cosa che avviene giornalmente) e tiene in considerazione tutti quei token che hanno una capitalizzazione di mercato ridicola senza alcun volume di scambio. Secondo la ricerca, la Bitcoin Dominance raggiunge più del 90% se si tiene conto della liquidità.

La crescita della Dominance riflette anche l’aumento del prezzo di Bitcoin che nell’ultima settimana è passato da un minimo di $9400 dollari ad un massimo di $10.700 dollari, consolidando la soglia psicologica dei $10.000.  I volumi sono cresciuti considerevolmente dall'inizio del mese, passando da $ 11 miliardi a $ 16,7 miliardi negli ultimi tre giorni.

Fonte: https://bitinfocharts.com/comparison/bitcoin-hashrate.html

Anche lo stato di sicurezza di Bitcoin determinato dal suo hash rate si trova in una condizione ottimale. Nella giornata di Martedì, l’hash rate di Bitcoin ha raggiunto il valore di 87,8 quintilioni di hash al secondo (87,8 milioni di terahash al secondo - TH / s). Questa cifra rappresenta un aumento del 25 percento della potenza di calcolo distribuita sulla blockchain Bitcoin nell'arco di una settimana. La continua crescita di questo valore, insieme ad altre metriche come difficoltà, numero di indirizzi attivi e miner, dimostrano come Bitcoin stia migliorando anche da un punto di vista tecnologico.

Scendono in campo le istituzioni

La crescita del 2019 sembra principalmente data dall’appetito degli investitori istituzionali. A metà Agosto è stato finalmente confermato il lancio di Bakkt, una piattaforma che permetterà la custodia e la consegna  di contratti futures su bitcoin giornalieri e mensili consegnati fisicamente, in collaborazione con ICE Futures U.S. e ICE Clear US. Bakkt è stato ampiamente considerato un segnale positivo per bitcoin poiché potrebbe aiutare a facilitare il flusso di denaro istituzionale nel mercato. Sempre dal punto di vista istituzionale, sembrerebbe esserci stata una svolta per quanto riguarda gli ETF su bitcoin. Van Eck Securities Corp. e SolidX Management LLC hanno trovato un escamotage per aggirare l’approvazione della SEC sfruttando la norma 144A, che limita però la vendita a determinati acquirenti istituzionali. Di fatto quindi questi strumenti non saranno dei veri e propri ETF ma sono molto più simili a degli strumenti esistenti come ad esempio il Greyscale Bitcoin Trust (GBTC) offerto da Grayscale Investments, LLC.

Tuttavia, pur non essendo un ETF vero e proprio, lo sviluppo di questi strumenti sono necessari per migliorare l’infrastruttura e la liquidità del mercato, solidificando le basi che permetteranno di sostenere il prossimo boom.

Qualora la prossima bull run dovesse essere guidata da investitori istituzionali la capitalizzazione di mercato potrebbe letteralmente prendere il volo e portare Bitcoin su un piano di riferimento completamente diverso. Se ora i principali paragoni vengono fatti tra Bitcoin e Altcoin, grazie agli investimenti da parte di clienti istituzionali (i quali concentreranno i loro investimenti sull’unico asset veramente sicuro e affidabile), i nuovi competitori di riferimento a Bitcoin non sarebbero più gli Altcoin ma bensì le valute nazionali. Secondo un grafico pubblicato da Crypto Voices il 18 giugno 2019, Bitcoin è ora l'ottava valuta più grande al mondo per base monetaria (dati registrati nel primo trimestre del 2019).

 

 

 

 

 

 


Il Venezuela Lancia una Piattaforma Statale di Criptovalute per Salvare la Moneta Nazionale

Secondo quanto riportato dal sito dell’agenzia governativa Gobierno Bolivariano de Venezuela in data 26 agosto, il governo Venezuelano ha lanciato ufficialmente Patria Remesa: si tratta di una piattaforma statale che consente ai cittadini venezuelani di inviare e ricevere criptovalute da tutto il mondo.  

Condizioni macroeconomiche

Lo stato del Venezuela torna a far parlare di sé per i suoi inediti meccanismi di fronteggiare le gravi condizioni economiche in cui gravita. Negli ultimi anni, infatti, le avverse condizione economiche hanno portato a una forte ondata di emigrazione dei propri cittadini. Sono molte le famiglie che hanno visto i propri membri emigrare all’estero per poter guadagnare quei pochi dollari che, se spediti ai propri familiari, gli avrebbero consentito di sopportare il costo della vita. Tuttavia, tra il Dicembre 2017 e l’aprile 2019, il costo della vita in Venezuela è aumentato del 554% a causa dell’iperinflazione dovuta a una incosciente politica monetaria adottata dallo stesso governo.
Se pochi mesi fa ad una famiglia di quattro componenti sarebbero bastati circa $100 al mese, ad aprile 2019 si stimava ne occorressero circa $720 per mantenere lo stesso tenore di vita. Per proteggersi dallo scenario di iperinflazione che avrebbe inevitabilmente svalutato i loro risparmi, molti cittadini hanno perciò deciso di scambiare il debole Bolivar con valute più solide, come dollari, oro o bitcoin. Lo scambio di moneta nazionale per valuta estera è ritenuto un reato dallo stato Venezualano. Tuttavia, per quanto lo stato possa facilmente sorvegliare li scambi Bolivar-Dollaro e Bolivar-Oro, non può controllare così facilmente gli scambi nei mercati non regolamentati come quello di bitcoin. Dopo il rocambolesco tentativo di creare una propria criptovaluta statale – il Petro – con esito piuttosto fallimentare, i cittadini hanno continuato inesorabilmente a comprare bitcoin. La piattaforma LocalBitcoin ha infatti registrato volumi record durante l’estate raggiungendo volumi settimanali di oltre 77 milardi di Bolivar.

La piattaforma statale

A seguito della forte recessione, affiancata anche alle sempre più stringenti pressioni degli USA al presidente Maduro tramite l’imposizione di nuove sanzioni, il governo ha deciso di provare a risollevare le condizioni dei cittadini tramite Patria Remesa: una piattaforma statale che consente ai propri cittadini di inviare e ricevere criptovalute da tutto il mondo. L’iniziativa è stata lanciata durante il Venezuela Crypto Show nel quale è stato evidenziato la sicurezza e facilità d’uso delle criptovalute. Durante l’annuncio non sono mancate le incitazioni ad accumulare la criptovaluta statale Petro, presentata come una vera e propria soluzione all’iperinflazione della moneta fisica, il bolivar.

Source: https://remesas.patria.org.ve/es/login

In merito alla piattaforma, Patria Remesa sarà regolata dal Superintendency of Cryptoassets and Related Activities (Sunacrip) e gestita dall’agenzia governativa Patria. La piattaforma dovrà sottostare a tutte le norme KYC e AML e rispettare il massimale mensile imposto dallo stato pari a 10 Petros (PTR) pari a circa $600 per individuo. Le transazioni perciò non saranno anonime ma il governo avrà pieno accesso ai dati degli utenti. Alle operazioni verrà anche applicata una commissione che può arrivare fino al 15%.

Un’iniziativa insolita

Sebbene l’apertura del governo venezuelano alle criptovalute sia senz’altro sintomo di un nuovo approccio economico che vede nelle criptovalute una potenziale medicina all’attuale sistema monetario malato basato sulla stampa incontrollata di moneta pressocchè senza valore, si tratta di un’iniziativa insolita da parte del governo Maduro. Forse l’ultimo disperato tentativo di stimolare nuovi flussi di capitale nel tentativo di salvare quel che rimane della moneta nazionale.
Tuttavia, le condizioni offerte ai propri cittadini sono tutt’altro che favorevoli. La piattaforma, oltre ad offrire servizi costosissimi ai propri cittadini, obbliga gli utenti a convertire immediatamente le criptovalute ricevute in Bolivar o Petro, di fatto rendendo inutili gli sforzi di rifugiarsi dall’ inflazione. Non è semplice stimare quali saranno gli effetti di una tale iniziativa, tuttavia non sembra ancora che il governo sappia fornire una valida alternativa agli scambi peer-to-peer che rimangono più convenienti e meno controllati.