Bitcoin, Un'Alternativa Al Fragile Sistema Finanziario.

Sono sempre più numerose le analisi che indicano una possibile prossima implosione del nostro attuale sistema finanziario. Da ultimo, un report del Fondo Monetario Internazionale, preoccupato dal recente Quantitative Easing. Ma cosa c’entra Bitcoin con tutto questo?

Il Fondo Monetario Internazionale si mostra seriamente preoccupato

Il sistema finanziario attuale ha un futuro tutt’altro che roseo. Sono ormai sempre più frequenti i campanelli d’allarme suonati dalle istituzioni interessante. Da ultimo si è aggiunto uno dei principali attori e massimi istituti internazionali: il Fondo Monetario Internazionale, composto da 189 Paesi di tutto il mondo. Nel suo report “Global Financial Stability Report” vengono infatti illustrate, tra le altre cose, vi siano in circolazione ben 15mila miliardi di dollari di obbligazioni statali e societarie a tassi negativi, oltre alla presenza di “circa 19mila miliardi di dollari di debito aziendale a rischi default in caso di choc economico”.

In particolare, nel report viene sostenuto come, con l’ennesimo Quantitative Easing intrapreso dalle banche centrali negli ultimi mesi per contrastare il rallentamento delle economie, si stanno forzando le aziende ad indebitarsi maggiormente, ma con una capacità di solvenza da parte delle stesse sempre più debole. In caso quindi di rallentamento dell’economia, le conseguenze potrebbero portare – con buona probabilità – a “livelli simili a quello visto al picco della crisi finanziaria globale”.

Come possiamo difenderci da tutti questi rischi?

All’interno di questo fragile e sempre più preoccupante scenario non vi era, del resto, alcuna alternativa. Un’impresa, un risparmiatore o un semplice cittadino non potevano fare altro che stare all’interno del circuito “imposto dall’alto” e senza possibilità di scelta, assistere impotenti dalla finestra alle manovre decise a tavolino da poche figure decisionali (peraltro raramente elette o addirittura sconosciute) e sperare che i propri risparmi, tra una crisi e l’altra, non perdessero il proprio potere di acquisto.

Ora un’alternativa c’è. Da circa 10 anni, esiste un protocollo che è al tempo stesso Moneta e Sistema di pagamento. Che non dipende da nessun Ente centrale, ma da un algoritmo pubblico e trasparente. Che non è soggetto a manovre scellerate o arbitrarie di qualche individuo. Che non può essere inflazionato. Che ha una massa monetaria prevedibile nel tempo. Che non richiede permessi, iscrizioni o dati personali di nessun tipo per partecipare alla comunità degli adopters. E che non ha conflitti di interesse.

Questo protocollo si chiama Bitcoin. E rappresenta, finalmente, un’alternativa all’attuale sistema finanziario.

Il treno Bitcoin si trova all’inizio del suo viaggio

Bitcoin è completamente scorrelato da quelle che accade nel mondo finanziario attuale. Non vi sono attualmente indici o parametri che siano in grado di dimostrare la correlazione diretta tra uno e l’altro. Un po’ come se i due sistemi fossero treni che corrono lungo due binari diversi, senza mai intersecarsi uno con l’altro. Quel che è certo è che la direzione verso cui stiamo puntando attualmente non promette affatto bene, e già nel recente passato abbiamo già dovuto – pur senza averne alcune colpa - affrontare e subire forti crisi e shock economici.

La direzione intrapresa da Bitcoin, invece, seppur ancora incerta nel medio-lungo periodo, appare in ogni caso promettente e dalle enormi potenzialità. Inutile ricordare come siamo davanti a qualcosa di unico, innovativo, rivoluzionario e disruptive: un’occasione troppo ghiotta per iniziare a slegarsi da una finanza sempre più complessa, manipolata, corruttibile e troppo spesso fuori controllo.

Il treno Bitcoin ha iniziato da poco il suo viaggio. Attualmente è in fase di rodaggio e di perfezionamento di tutti i suoi ingranaggi, sta oliando i suoi meccanismi e rendendo sempre più confortevoli i suoi vagoni per tutti i passeggeri presenti e futuri. Non potrebbe essere il momento giusto per salire alla prossima fermata?

 

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Bitcoin: l'asset più profittevole del 2019

Il 2019 sta volgendo al termine e ci sono pareri discordanti su come Bitcoin performerà nei mesi e negli anni a seguire. Tuttavia, invece che concentrarsi su cosa succederà nel futuro, in questo articolo ci concentreremo sull’anno appena passato in cui, per l’ennesima volta, il re delle criptovalute ha superato le performance di tutti gli asset tradizionali.


La pazienza è la virtù degli Hodlers

Il 2018 è stato soprannominato il Crypto Winter, quel periodo buio e oscuro in cui Bitcoin faticava a mantenere un livello stabile dei prezzi e continuava la sua discesa inesorabile verso i $3,200. Per tutti quelli che si sono interessanti a Bitcoin nel 2017 o 2018 esclusivamente da un punto di vista speculativo, questo periodo deve essere stato sicuramente spaventoso e poco incoraggiante. Molti di questi speculatori avranno sicuramente pensato di essere di fronte a una bolla e di aver “perso il treno” delle criptovalute che saranno destinate a “schiantarsi al suolo” essendo solamente una "moda" passeggera.

Previsioni azzeccatissime per (quasi) tutte le ICO del 2017, che ad oggi hanno un ROI medio di -95%. Tuttavia, le prospettive di Bitcoin sembrano un po’ differenti. Alla fine di Ottobre, Bitcoin è tornato a dare speranza a tutti i “Bulls” del mercato, registrando un incremento di più del 30% in una notte e tornando a testare il valore chiave di $10,000.

Un valore ancora più importante è la Bitcoin Dominance. Nel 2019, Bitcoin ha out-performato la maggior parte delle criptovalute portando la sua percentuale di mercato oltre il 65% (questo dato è più che raddoppiato se consideriamo il valore minimo del 34% registrato ad inizio 2018).

Ma non si tratta solamente di criptovalute. Bitcoin è attualmente il miglior asset del 2019 in generale. Al giorno d’oggi bitcoin sta registrando un incremento del 140% YTD mentre investimenti tradizionali come Nasdaq 100, IBM o S&P 500 hanno un ritorno rispettivamente del 30%, 19% e 24%.

https://twitter.com/charliebilello/status/11906054

I fondamentali sono sempre più solidi 

Senza considerare il prezzo e i volumi, che comunque sembrano dimostrare un probabile rialzo del prezzo nel breve e medio periodo, ci sono altre variabili che suggeriscono uno scenario positivo per bitcoin.

 

https://twitter.com/APompliano/status/1190262451717017600

 

L’hash rate, ovvero l’indicatore che segnala la sicurezza del Network Bitcoin, è in continuo aumento. L'attuale valore testimonia che ad oggi Bitcoin sia una rete di pagamenti pressoché inviolabile.

Bitcoin è sempre più scarso. Abbiamo superato da poco le 18 milioni di unità circolanti, portando a meno di 3 milioni le restanti unità da produrre. Questa variabile si ridurrà ulteriormente a Maggio del 2020, durante il prossimo halving.

Insieme a queste variabili, anche fattori macroeconomici sembra stiano giocando a favore di Bitcoin. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha passato i $23 trilioni (il valore più alto mai registrato) e la banca centrale Americana sta continuando a “stampare” denaro acquistando bond attraverso il quantitative easing. Queste operazioni insieme all’abbassamento dei tassi di interesse portano all’erosione dei risparmi dei consumatori. Dall’altra parte del globo, la Cina sta crescendo molto più lentamente di quanto abbia fatto negli ultimi 30 anni, questo, insieme alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, ha portato ad una diminuzione di entrate di capitali esteri. In risposta la banca centrale Cinese ha fatto un'iniezione inattesa di $28 miliardi nel sistema bancario, mettendo ancor più in evidenza le preoccupazioni dei politici sui livelli di liquidità. Allo stesso tempo anche la banca centrale Europea riprenderà a Novembre con il quantitative easing con un ritmo di 20 miliardi al mese.

Sembra che le banche centrali abbiano solamente una cartuccia da giocare, l’aumento della base monetaria. Se questo non dovesse essere sufficiente per stimolare la crescita economica (cosa che sta già accadendo), cosa succederà?

Le banche (centrali e non) sono già state responsabili della crisi finanziaria del 2008, e saranno responsabili anche della prossima.

Quando accadrà, Bitcoin sarà l’asset ideale per preservare del valore e alcune nazioni lo stanno già adottando per proteggere i propri risparmi contro il proprio governo predatore (vedi il caso Argentino).

Il detto dice però che prevenire è meglio che curare. Bitcoin è un assicurazione contro cattive scelte di banche centrali e governi, eventi che storicamente si ripetono con ampia ciclicità.

 

https://twitter.com/WeissCrypto/status/1184935891015553027

 

 


Secondo McKinsey Metà Delle Banche Globali Non Sopravvivrebbero Ad Una Eventuale Crisi Finaziaria

Secondo quanto riportato da Bloomberg, più di meta delle banche globali si troverebbero già in una posizione di scarsa solidità finanziaria e sarebbero totalmente impreparate nel caso di una recessione. A lanciare l’allarme è la prestigiosa società di consulenza strategica Americana McKinsey.

Più di metà delle banche globali sarebbero economicamente in pericolo nel caso di una recessione economica, ha lanciare l’allarme è l’americana McKinsey & Company, riconosciuta come una delle più prestigiose società di consulenza strategica. McKinsey ha evidenziato come la maggior parte delle banche non riesca ad ottenere ricavi sufficienti a sostenere l’aumento dei costi.

Nel Report pubblicato qualche giorno fa, McKinsey identifica l’attuale ciclo economico bancario come “Late-Cycle”, un momento tardivo del ciclo vitale bancario nel quale le istituzioni che vogliono sopravvivere devono intraprendere mosse audaci per vincere la forte concorrenza.

Nell’ultimo decennio il sistema bancario ha infatti assistito ad una forte ondata di innovazione proveniente principalmente dall’avvento del Fintech e allo sviluppo di criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.
L'innovazione ha portato servizi unici, innovativi e quasi sempre a costi infinitamente più bassi dei vecchi concorrenti. Le nuove società Fintech hanno guidato la digitalizzazione dei processi bancari e hanno fornito un’esperienza mai vista prima nel settore surclassando le banche tradizionali per convenienza e facilità d’uso.

Secondo la fonte, le banche tradizionali investono meno della 35% in ricerche IT per finanziare la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative che portino un valore aggiunto per i propri clienti. Al contrario, il dato per le nuove imprese Fintech si aggira intorno al 70%. Inoltre, le nuove compagnie tendono a svilupparsi intorno a quelle aree che creano più ritorno per l’istituzione stessa. Questo fattore non è certo passato inosservato ai grandi investitori; infatti, sono sempre di più le E-Banks che nell’arco di pochi trimestri hanno raggiunto quotazioni astronomiche mentre durante lo stesso arco di tempo le vecchie istituzioni hanno registrato perdite significative. Solo dall’inizio del 2019, la svalutazione registrata delle maggiori banche globali ha raggiunto valori tra il -15% e il -20%. Secondo McKinsey una tale svalutazione sarebbe dovuta al fatto che gli investitori abbiano anticipato una forte decrescita dei ricavi generati dalle stesse banche.

Le banche hanno a lungo goduto di un monopolio incontrastato basato sulla riserva frazionaria che se non intrapreso con diligenza potrebbe rivelarsi estremamente vulnerabile in situazioni di anomalie economiche. A pagarne le spese saranno come sempre i clienti, i quali, tuttavia, negli ultimi dieci anni non hanno nemmeno goduto degli interessi derivanti dai loro depositi. I tassi d’interesse nell’ultimo decennio sono sempre stati pressoché nulli e nel 2019 hanno raggiunto addirittura valori negativi.

È difficile per un cittadino medio comprendere a pieno i rischi dell’attuale sistema bancario anche se sembra ormai chiaro che il sistema sia in qualche modo viziato in maniera inesorabile. La fiducia per le istituzioni bancarie (soprattutto da parte delle nuove generazioni) è probabilmente ai minimi storici e non è un caso che il 2019 abbia registrato un enorme aumento del valore di beni rifugio come Bitcoin e Oro.

 


Trend di Mercato - Q3 2019

Partendo dall’ultimo Report pubblicato da Binance Research, investighiamo i principali movimenti di mercato che hanno caratterizzato il terzo trimestre del 2019 e cerchiamo di catturare i trend principali.

Analisi di Mercato

Il terzo trimestre del 2019 ha mostrato per la prima volta quest’anno un rendimento significativamente negativo per l’intero mercato delle criptovalute, rompendo un trend rialzista che aveva caratterizzato Q1 e Q2 del 2019.
Il prezzo di un Bitcoin è calato intorno al 30%, chiudendo il mese a circa $8000 (al 30 settembre 2019). Contemporaneamente, le principali altcoins hanno registrato delle performance tra il -35% e il -60%.

Andamento dei ritorni trimestrali delle maggiori criptovalute.

Come si può evincere dalla tabella, dati pubblicati da Binance, Bitcoin si è quindi apprezzato nei confronti della altre 10 maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato (escluse le stablecoin). Il risultato è stato un forte incremento della Market Dominance* di Bitcoin che ha chiuso il mese intorno al 68%.

La fetta di mercato occupata da Bitcoin è aumentata costantemente durante il 2019: partita da un valore intorno al 50% a gennaio 2019, ha raggiunto un picco di oltre 70% il 3 settembre, sintomo che l’entusiasmo per le altcoins sembrerebbe in lieve discesa. Il crescente interesse verso Bitcoin a scapito degli altcoin è ancora confermato dalla Trading Dominance* che raggiunge i massimi annuali a fine Q3.

Bitcoin Market Dominance

Partita dal un valore intorno al 20%, il volume degli scambi in Bitcoin ha toccato un minimo intorno al 10% il 26 marzo 2019 per poi crescere incessantemente fino a valore superiori al 45% in chiusura di trimestre. È interessante notare che la Trading Dominance sia aumentata più che proporzionalmente rispetto all’aumento della capitalizzazione di Bitcoin, un’ulteriore indizio della diminuzione di interesse verso gli altcoins. Rimane tuttavia da verificare se questi fenomeni possano essere spiegati da altri fattori come per esempio un repentino calo nominale del volume di scambi sugli altcoin oppure il fatto che i nuovi investitori si focalizzino maggiormente su Bitcoin.

Bitcoin Trading Dominance

Correlazione nel Q3

Come avevamo già presentato nel precedente post di fine maggio, la Correlazione* tra diversi asset appartenenti al medesimo mercato è un dato molto interessante per comprendere l’appetibilità e l’interesse nei confronti della nascente asset class.
In questo studio prendiamo in considerazione la correlazione tra i ritorni delle diverse criptovalute nel terzo trimestre del 2019.

Una correlazione positiva indicherebbe che i due asset scelti si muovano nella stessa direzione con un certo grado di approssimazione. Come conseguenza anche il rischio associato ai ritorni delle due criptovalute analizzate sarebbe approssimativamente simile. Contrariamente, una correlazione negativa indica che le due variabili si muovono in direzione opposta, agevolandone potenzialmente l’utilizzo in strategie di copertura del rischio.

In generale, coppie di asset con correlazione superiore a 0.7 e inferiore a -0.7 vengono considerati positivamente o negativamente associati. Allo stesso modo, valori intorno allo zero indicano la mancanza di una relazione lineare tra le due variabili.

La tabella sottostante mostra i coefficienti di correlazione tra i ritorni giornalieri delle maggiori 30 criptovalute (escluse le stablecoins) nel Q3 2019.

Coefficienti di correlazione tra le maggiori criptovalute

Come si può evincere dalla tabella, la correlazione rimane generalmente alta, in particolare per quanto riguarda le criptovalute con la capitalizzazione più alta. Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rimango significativamente correlati con un coefficiente di 0.81.

Si riconfermano alcuni trend evidenziati nel Q1 e nel Q2, la correlazione tra criptovalute che utlizzano simile tecnologia rimane alta. Di seguito elenchiamo i trend più significativi.

  • Gli asset che si basano su Proof of Work hanno manifestato una forte correlazione positiva. Bitcoin, Ethereum e Litecoin hanno registrato valori superiore ai 0.75. Tuttavia Ethereum si prepara all’ambizioso aggiornamento alla Proof of Stake e rimane quindi da verificare la rilevanza di questa relazione che lo lega a Bitcoin.
  • Le cosidette Privacy Coins: Dash (DASH), ZCoin (ZEC) e Monero (XMR), hanno nuovamente mostrato correlazioni positive significative maggiore che ne nei confronti delle altre criptovalute.
  • Allo stesso modo le cosidette Programmable Blockchains (Ethereum, Neo ed EOS) presentano forte correlazione positiva tra loro.
  • Si notano infine come le criptovalute Unus Sed Leo (LEO), crypto.com (CRO) e Huobi Token (HT) erano in media molto meno correlate con tutte le altre criptovalute.

Infine, ecco altre interessanti correlazioni:

  • Nonostante Ethereum (ETH) abbia mostrato una forte correlazione con la maggior parte della criptovalute investigate, ha mostrato valori particolarmente bassi nei confronti del cugino Ethereum Classsic (ETC) con un coefficiente di solo 0.69.
  • Huobi Token (HT) osserva il valore di correlazione più alto con Binance Coin (BNB)
  • Ripple (XRP) rimane fortemente correlato con il molto simile Stellar Lumens (XLM).
  • Tra tutte le criptovalute investigate, tutte avevano il valore di correlazione più alto con Ethereum. Solamente Decred (DRC) toccava il coefficiente di correlazione maggiore con Bitcoin (BTC).

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la correlazione tra Bitcoin ed Ethereum, il valore di 0.81 è approssimativamente lo stesso registrato nel Q2 2019. Mentre la correlazione media tra le 29 criptovalute investigate è aumentata dallo 0.54 del Q2 2019 a 0.64 nel Q3.

Il coefficiente di correlazione tra Binance Coin (BNB), Cosmos (ATOM) e ChainLink (LINK) e le altre criptovalute è aumentato significativamente rispetto al Q2, trimestre nel quale avevano dimostrato una correlazione inferiore probabilmente anche dovuta ai successi ottenuti dai singoli progetti in quel periodo.

Stellar Lumens (XLM) è la criptovaluta la cui correlazione media con gli altri asset è diminuita maggiormente.

La correlazione tra Dogecoin (DOGE) e le altre criptovaute rimane molto al di sotto della media seppure in notevole crescita.

Conclusioni

Nel terzo trimestre del 2019 la correlazione tra Bitcoin e le altre criptovalute è rimasta in linea con i trimestri precedenti dell’anno. Si evidenzia un aumento della correlazione tra Ethereum e le altre maggiori criptovalute, registrado il valore mediano più alto tra tutti.
In generale, la correlazione media tra tutti i criptoasset investigata è in significativo aumento nel Q3 rispetto al Q2.
Rimangono particolarmente evidenti le correlazioni tra criptovalute che condividono alcuni tratti peculiari nell’utilizzo o nel consenso. Il fenomeno è particolarmente evidente per le valute dgitiali basate su Proof of Work, le Privacy Coins e le Programmable Blockchains che rimangono fortemente correlate.

Appendice:

*Market Dominance: esprime la percentuale di capitalizzazione di una criptovalute in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

*Trading Dominance: rappresenta il volume contribuito da una specifica criptovaluta in rapporto al volume totale contribuito da tutte le altre criptovalute.

* Correlazione: misura la forza di una relazione lineare tra due variabili in un periodo di tempo. Può assumere valori da -1 a +1.

 


UNICEF riceverà e distribuirà donazioni in Bitcoin ed Ethereum

Secondo un annuncio sul proprio sito ufficiale, Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, anche sì conosciuto come UNICEF, avrebbe annunciato di accettare e distribuire donazioni anche nelle valute digitali Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH).

Il nuovo fondo di valute digitali

Secondo quanto riportato dall’annuncio ufficiale, poi ripreso anche da numerose testate giornalistiche di tutto il mondo compreso l’inglese The Guardian, la principale organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite, l’UNICEF, inizierà a ricevere e distribuire donazioni in valuta digitale.

La nuova iniziativa prevede la creazione del “UNICEF Cryptocurrency Fund”, un vero e proprio fondo di criptovalute che verrà dedicato a finanziare tecnologie open-source che possano giovare ai bambini e adolescenti di tutto il mondo.

 

https://twitter.com/UNICEFmedia/status/1181746819321225216

 

Henrietta Fore, direttrice esecutiva di Unicef, ha sottolineato l’importanza dell’economia digitale per il futuro delle nuove generazioni e ha riconosciuto la necessità di esplorare le nuove opportunità create dalle nuove valute digitali. L’UNICEF Cryptocurrency Fund può sicuramente essere considerato un passo significativo nello sviluppo degli sforzi umanitari.

I vantaggi

La nascita del nuovo fondo non è certo un caso in quanto le nuove valute digitali si prestano particolarmente bene a servire la causa umanitaria di un’organizzazione sovranazionale come l’UNICEF. L’utilizzo di Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) offre infatti numerosi vantaggi alle organizzazioni no-profit, una su tutte quella di bypassare le costose commissioni di intermediazione che di solito caratterizzano gli scambi di valuta estera.

Inoltre, l’adozione di valute digitali rende il processo di donazione più semplice e veloce. Chi vorrà donare valore economico alla organizzazione in questione, non dovrà sottoporsi ad alcuna procedura iniziale ma dovrà inviare una transazione direttamente all’indirizzo indicato. Il processo diventa perciò tanto semplice quanto mandare una mail. In aggiunta, i fondi arriverebbero al destinatario in pochissimi minuti e sarebbero disponibili per essere spostati dall’organizzazione con la medesima facilità.

Le valute digitali consentono anche una maggiore sorveglianza da parte dei donatori sull’effettivo utilizzo dei fondi da parte delle istituzioni. Utilizzando blockchain pubbliche e decentralizzate, i donatori avranno uno strumento trasparente per verificare come effettivamente sono stati spesi i fondi da parte dell’organizzazione.

Le criptovalute e le organizzazioni no-profit

Il primo contributo al fondo UNICEF è stato ricevuto da parte della Ethereum Foundation che ha donato 100 ethers, pari a circa €16'600.

Unicef non è l’unica organizzazione no-profit ad accettare donazioni in criptovaluta, ma si unisce a un gruppo di organizzazioni umanitarie che include: Save The Children, la Croce Rossa Americana (American Red Cross), il World Food Programme delle Nazioni Unite, The Water Project e Fidelity Charitable. Quest’ultima ha dichiarato di aver ricevuto donazioni per 106 milioni di dollari in valuta digitale a partire dal 2015.

Non è la prima volta che UNICEF si interessa al mondo blockchain, lo scorso dicembre aveva infatti annunciato un investimento complessivo di 100mila dollari in sei diverse blockchain startup che si focalizzavano sul trovare soluzioni innovative alle sfide sempre più incalzanti del nuovo mondo digitale.

 


Bitcoin e Libra: Perchè la BCE teme la nuova competizione?

Durante l’ultima conferenza della BCE, Yves Mersch, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (BCE), ha espresso i suoi dubbi riguardo Libra, il tanto discusso progetto di Facebook. Le parole utilizzate tuttavia lasciano intuire una certa paura da parte delle istituzioni nei confronti della rivoluzione monetaria in atto.

 

Il punto di vista di Yves Mersch (BCE)

Durante la conferenza della Banca Centrale Europea a Francoforte, Yves Mersch, membro del consiglio di amministrazione, ha espresso i suoi dubbi riguardo Libra, l’ambizioso progetto di Facebook che mira a creare una valuta globale ma che rischia di intaccare gli equilibri macroeconomici internazionali.

Mersch definisce il progetto "accattivante ma infido". Secondo lui, le “corporate coin” (valute create da grandi multinazionali) hanno poche o nessuna possibilità di affermarsi come alternativa affidabile alle valute fiduciarie (le cosiddette valute FIAT). Le sue argomentazioni si concentrano sull'infrastruttura che sta alla base di Libra, la Libra Association, e sulla reputazione della società che "sponsorizza" il progetto, Facebook. Durante il suo discorso, ha ironicamente sottolineato che Libra è stata ideata dalle stesse persone che hanno dovuto difendersi di fronte ai legislatori Americani ed Europei a causa di un’enorme quantità di dati prelevati da Facebook, da parte di un’azienda di consulenza e marketing chiamata Cambridge Analytica, dimostrando - ancora una volta - quanto Facebook fatichi a tenere sotto controllo il modo in cui sono usati i suoi dati (il termine corretto sarebbe i nostri dati).

Un'altra preoccupazione sollevata da Mersch riguarda la composizione della Libra Association, di fatto un cartello di grandi società nel campo dei pagamenti, della tecnologia e delle telecomunicazioni. Libra non presenta nessuna delle caratteristiche delle criptovalute. Non è decentralizzata, pubblica o senza confini né resistente alla censura o neutrale. Con il lancio di Libra, sembra che i colossi del digitale vogliano sostituirsi alle Banche Centrali. Mersch ammette che anche le valute FIAT sono centralizzate, ma a differenza di Libra, hanno un'entità sovrana e un'autorità centrale di emissione, caratteristiche che a suo parere garantirebbero una fiducia superiore nei loro confronti. I suoi dubbi, quindi, riguardano l'affidabilità delle aziende che gestiscono il progetto Libra. Secondo Mersch, non vi è alcuna garanzia che queste società agiranno nell'interesse dei consumatori, in quanto ottengono un accesso privilegiato a dati privati ​​(i pagamenti sono i dati più sensibili che una persona possa condividere) che possono essere abusivamente monetizzati. Considerando i precedenti, i dubbi sono fondati. Per Mersch, le banche centrali sono l’unica via per garantire la validità di una moneta. In una delle sue frasi si rivolge ai cittadini europei, sperando che non si facciano tentare da questo progetto, definito “accattivante ma infido”, abbandonando così la sicurezza e la solidità del sistema finanziario tradizionale.

Preoccupazioni reali o un po 'di paura?

Le osservazioni di Mersch riflettono il pensiero generale che si è creato attorno a Libra, sia da parte di varie istituzioni a stampo finanziario classico, sia da parte dei sostenitori delle criptovalute.

Tuttavia, c’è un particolare interessante da notare. A giudicare dalle sue parole, un elemento chiave di distinzione tra Libra e le valute FIAT è la fiducia. Mersch sottolinea che le società private non possono guadagnare la fiducia dei consumatori per creare un sistema monetario solido tanto quanto possono farlo le banche centrali. Mersch, parla di non abbandonare la solidità del nostro sistema finanziario.
In inglese “…the safety and soundness of established payment solutions and channels…”.

Ciò è alquanto assurdo in quanto la definizione di “sound money” (in italiano, “denaro sano”) si riferisce ad una forma di denaro scelta liberamente dal mercato perché mantiene valore nel tempo (riserva di valore), perché permette di trasferire valore in modo più o meno semplice (Mezzo di Scambio), e perché può essere suddivisa in grandi o piccole unità sempre mantenendo il suo valore facilitando così le transazioni (unità di conto). Un’altra caratteristica di questo tipo di moneta è che non può essere manipolata, non essendo emessa da un ente centrale, la sua quantità è più o meno limitata riducendo così il deterioramento del valore dovuto all’inflazione. Seguendo questa definizione è facile capire come qualsiasi valuta fiduciaria non possa essere considerata una forma di “denaro sano”. Le valute FIAT sono imposte, non sono state scelte liberamente dal mercato e il loro valore è legato in larga parte alla fiducia nei confronti dell’autorità che la emette, di norma uno Stato o una banca centrale. Essendo emesse da unità centrali con zero costi di produzione la loro quantità è tendente all’infinito, questo rende molto più complesso il commercio e tende a far perdere valore alla moneta nel lungo termine, azzerando così la sua funzione di riserva di valore.

Il sistema economico a valute fiduciarie ha permesso lo sviluppo del “Global Foreign Exchange Market”, o meglio conosciuto come Forex. Nel 2016, il Forex ha registrato un volume medio giornaliero di circa 5,1 trilioni di dollari statunitensi. Ciò significa che in un anno, la somma di tutte le transazioni nel mercato forex ammontava a $1861,5 trilioni di dollari statunitensi. Per darvi un paragone la Banca Mondiale (World Bank),  ha stimato il PIL mondiale del 2017 a $80 trilioni di dollari. Questo significa che il Forex “produce” 23 volte tanto quello che producono 193 nazioni del mondo in un anno. Il mercato forex si basa sulle fluttuazioni del valore dei tassi di interesse in valuta. Ad esempio, il dollaro USA ha un rendimento diverso rispetto alle altre valute principali. Se uno può prevedere correttamente queste fluttuazioni, può creare dei profitti scambiando valute le une contro le altre. Questo processo è completamente privo di valore in quanto non si produce nulla e per questo non viene considerato nel calcolo del Prodotto Interno Lordo. Questo mercato rappresenta quindi solamente un costo causato da un sistema a valute nazionali di valore indipendente e manipolabili per interessi politici.

Di conseguenza il commercio internazionale può facilmente essere influenzato a causa di tensioni politiche (la guerra commerciale tra Cina e America è frutto di questo sistema). Questa morsa sarebbe più tenue se il sistema economico si appoggiasse a una forma di “denaro sano” (sound money) non manipolabile da tensioni politiche o autorità centrali. Le valute fiduciarie quindi non seguono la definizione di “sound money” ma sono molto più simili a valute corporate come Libra con la sola differenza basata sull’autorità che la emette. Bisognerebbe capire le ragioni per cui Mersch ritiene che si debba avere una fiducia cieca verso le banche centrali, altrimenti questo suo commento potrebbe celare una certa paura di competizione.

Le banche centrali non producono “sound money”

Come abbiamo visto una forma di “moneta sana” permette di preservare il suo valore nel lungo periodo, incentivando le persone a pensare maggiormente al futuro e permettendo uno sviluppo economico sano. La caratteristica più interessante tuttavia, è il fatto che non sia emessa da un ente centrale come una banca o un governo e che quindi la sua offerta non sia manipolabile. La storia ci sta dimostrando che chiunque si trovi a dover gestire l’offerta monetaria abbia la tendenza a non arrestare mai la produzione riducendo così il potere d’acquisto della valuta stessa. È una sorta di tassa, ridurre il valore reale della moneta mantenendo il valore nominale intatto.

Teoricamente, una forma di moneta ideale dovrebbe avere un’offerta fissa, senza poter essere manipolata a piacimento. Non esiste (o esisteva) un bene veramente limitato sulla Terra, per questo nel corso dei secoli le forme di moneta migliori e che hanno permesso uno sviluppo più duraturo sono state quelle la cui produzione fosse insignificante rispetto all’offerta esistente. L’oro è sicuramente la forma di denaro più sano che la storia abbia mai avuto. Persino ora che il sistema economico mondiale è basato su valute fiduciarie, le banche centrali continuano ad accumulare oro nelle loro riserve. Nonostante i diversi disastri economici degli ultimi 100 anni, quest’idea che le banche centrali e i governi debbano avere il controllo sulla moneta non viene messa minimamente in questione. Anzi, viene promossa come unica soluzione.

https://en.m.wikipedia.org/wiki/List_of_economic_crises

Le alternative: Bitcoin e oro

Le persone cercheranno sempre una via per conservare i propri risparmi che sia indipendente da qualsiasi autorità e che permetta appunto di aumentare la propria ricchezza in futuro. L’oro lo fa da secoli, e questa sua capacità di preservare valore nel tempo ha attirato l’interesse dei governi. Negli ultimi 100 anni infatti, i governi hanno cercato di accumulare quanto più oro possibile anche rendendo illegale la possessione del metallo da parte di cittadini privati. Se il tuo governo dichiara illegale possedere una quantità significativa di lingotti, non si ha altra scelta che rispettarla. L’oro, essendo una forma di denaro sano, è uno strumento ideale per il pagamento dei propri debiti. I governi hanno continuato ad accumulare oro in quanto sono consapevoli che se l’esperimento delle valute fiduciarie dovesse fallire, l’oro permetterebbe una certa copertura da una completa disfatta.

Le valute FIAT al contrario non possono garantire questa sicurezza in quanto tendenzialmente perdono di valore e, secondo uno studio, hanno una vita media di 27 anni. Le valute FIAT sono un esperimento e i risultati che stanno dando non sono dei migliori. Stiamo vivendo in un momento storico unico al mondo in cui nessuna valuta nazionale è legata in alcun modo all’oro. Da poco più di dieci anni invece, le persone hanno la possibilità di beneficiare dei vantaggi dell’oro ma con un bene completamente digitale. Bitcoin rappresenta la prima forma di moneta completamente digitale con le caratteristiche di una forma di “denaro sana”.

Bitcoin opera ininterrottamente da 10 anni e il suo valore è passato da meno di un centesimo a più di $10.000 dollari attualmente. Se continuerà ad operare per i prossimi 50 anni e dimostrerà di essere uno strumento utilizzabile da miliardi di persone avremo una nuova forma di moneta che replica le caratteristiche fondamentali dell’oro con i vantaggi della rivoluzione digitale. Sarebbe un’evoluzione digitale dell’oro. Con lo sviluppo dell’economia globale, l’oro era diventato uno strumento scomodo per il commercio.  Per permettere quindi di utilizzare l’oro in maniera efficiente si è passati ad un sistema monetario a valute nazionali tutte coperte da dei corrispettivi in oro (Gold Standard). Questo permetteva di aumentare la scalabilità dell’oro. Tuttavia, banche centrali e governi non rispettavano i limiti imposti dalle loro riserve e si è passati ufficialmente ad un sistema di valute FIAT nel 1971 (fine degli accordi di Bretton Woods). Dopo quasi 40 anni e (qualche crisi economica), grazie alla tecnologia, siamo riusciti a creare un’alternativa digitale al problema della moneta rivoluzionando completamente le forme di pagamento esistenti. La natura speculativa di Bitcoin (data dalla sua scarsità) insieme alla possibilità di evadere dal controllo finanziario (Ex: Argentina o Venezuela) sta attirando l’attenzione di sempre più persone, permettendo a Bitcoin di crescere e affermarsi come vera e propria alternativa monetaria che a differenza di Libra non può essere arrestata (Bitcoin è un protocollo informatico e non c’è nessuna azienda da chiamare davanti a una corte).

L’ultimo ostacolo che Bitcoin dovrà superare è quello di diventare una valida unità di conto. Anche se la sua scarsità lo rende ideale come riserva di valore (un numero sempre maggiore di persone riesce a tollerare la volatilità nel lungo periodo), la volatilità conseguente lo rende impraticabile come moneta per fissare i prezzi. Questo problema non si risolverà finché il prezzo di un bitcoin sarà di qualche multiplo superiore al prezzo corrente e una parte consistente della popolazione mondiale lo accetterà.
Dovesse raggiungere questa stabilità Bitcoin potrebbe anche essere utilizzato dalle Banche Centrali allo stesso modo dell’oro, ma garantendo una maggiore trasparenza e permettendo degli scambi più sicuri, veloci ed efficienti.

 


L'Appetibilità di Bitcoin nel Mercato delle Obbligazioni a Rendimento Negativo

L’ammontare delle obbligazioni a tasso interesse negativo ha superato i 17 trilioni di dollari secondo quanto riportato da Bloomberg. Secondo questo dato, il 30% delle obbligazioni disponibili sui mercati finanziari hanno infatti un rendimento negativo. In altre parole il creditore sta effettivamente pagando il debitore per avere l’onere finanziario del debito. Gli investitori che compreranno quel titolo avranno perciò la certezza matematica che alla scadenza il loro ritorno sarà negativo, incassando meno capitale di quello che avevano investito inizialmente.

 

Il crescere delle obbligazioni a tasso inferiore a zero ha infatti sollevato molte perplessità e il conseguente fantasma di una effettiva bolla sui bond.
Non sono solo le obbligazioni statali a toccare il segno negativo, ma anche le obbligazioni private garantite da grandi industrie. Un esempio emblematico è il caso recente di Siemens AG: la multinazionale tedesca attiva nel settore della tecnologia, mobilità e servizi ha infatti venduto l’obbligazione con il tasso più negativo mai fatto registrare nella storia dei mercati finanziari; ma la vera notizia è che il titolo sia andato a ruba, lasciando insoddisfatti alcuni investitori che non sono riusciti ad accaparrarselo. Secondo quanto riportato dalla news, questo genere di obbligazioni a breve-termine continuano a rimanere l’alternativa “meno peggiore” per gli investitori istituzionali.

Uno scenario che rasenta il surreale e dovrebbe allarmare sia gli investitori privati che gli istituzionali sulle falle dell’attuale sistema monetario.

 

 

L’aumento delle obbligazioni a rendimento negativo è senz’altro un sintomo di indebolimento dell’economia globale. L’invertirsi della curva dei rendimenti, da positivi a negativi, ha sempre correttamente anticipato periodi di recessione negli Stati Uniti dal 1955 ad oggi. Segnali tecnici che, se uniti all’incertezze macroeconomiche della guerra commerciale USA-Cina, possono avere impatti significativi sulla confidenza degli investitori. Così, mentre l’economia globale si indebolisce e ci allarma su una imminente crisi, molti investitori potrebbero trovare in Bitcoin una valida alternativa di mercato. Infatti, al contrario di azioni ed obbligazioni, Bitcoin rimane robustamente in zona 10'000 dollari e con decrescente volatilità.
Ad aumentare l’appetibilità di Bitcoin sono poi il numero crescente di servizi che puntano ad offrire contratti derivati basati proprio sulla valuta digitale. Lo sviluppo di prodotti derivati agevola il superamento delle difficoltà di archiviazione dell’asset digitale e contemporaneamente ne garantiscono una maggiore liquidità. Un altro indicatore dello stato di salute di bitcoin è il costante aumento della difficoltà di mining. Dato che segnala una solidità della rete di pagamento mai vista prima d’ora e che conferma che gli investimenti a supporto del network sono in netta crescita.

Con il fenomeno di Halving in avvicinamento, il consolidarsi del prezzo di scambio e quei 17 trilioni di dollari investiti in obbligazioni in perdita, bitcoin sembra posizionarsi come un’alternativa più che valida agli attuali prodotti finanziari tradizionali.

 


Può Bitcoin Beneficiare della Nuova Politica Monetaria della Federal Reserve?

A partire da luglio 2019, la banca centrale americana ha deciso di attuare una nuova politica monetaria accomodante tagliando di un quarto di punto il tasso d’interesse. Con tale manovra, gli USA puntano ad incrementare gli investimenti a scapito dei risparmi, dando perciò una vera e propria spinta alla propria economia. Con un imminente aumento della liquidità disponibile nel mercato, può Bitcoin beneficiare delle nuove condizioni macroeconomiche?

Nell’ultimo meeting di luglio, la Federal Reserve (Fed) – la banca centrale Americana – aveva tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli al 2-2,25% dal 2,25-2,50% deciso nel precedente Dicembre. Si tratta della prima manovra simile dal lontano dicembre 2008, momento in cui la Fed dovette reagire all’enorme crisi finanziaria scoppiata a causa della bolla immobiliare sui mutui subprime.

Generalmente, quando una banca centrale taglia i propri tassi d’interesse la moneta nazionale diventa più “economica”. Prendere in prestito dollari sarà perciò meno costoso; al contrario, prestare dollari a banche o istituzioni sarà meno redditizio. Per questo motivo, spesso il taglio dei tassi di interesse si traduce in una maggiore propensione ad investire piuttosto che a depositare i propri risparmi in banca. Si tratta di una manovra studia ad hoc per iniettare liquidità nei mercati e far ripartire l’economia.

Durante periodi economici connotati da una politica monetaria accomodante, come quello che stiamo attraversando appunto da luglio 2019, non sono solo i mercati azionari a beneficiarne ma anche altri asset che fungono da buona riserva di valore. Di questa categoria fanno parte i metalli preziosi come l’oro ma anche le criptovalute, in particolare bitcoin che gode della peculiare scarsità in ambito digitale. Infatti, sebbene bitcoin sia un grande strumento monetario di scambio di valore, molti investitori lo ritengono un incredibile riserva di valore nel lungo termine. Un asset che, se custodito per svariati mesi, ha sempre saputo generare ritorni esorbitanti. In questo scenario bitcoin sembra essere diventato un asset appetibile anche per investitori istituzionali, i quali hanno iniziato a mostrare un crescente interesse già a partire da gennaio 2019.

Donald Trump non è tuttavia soddisfatto dalla misura adottata dalla Fed. Secondo il presidente americano infatti, il taglio dello 0.25% non è sufficiente per garantire agli Stati Uniti una condizione economica predominante specialmente alla luce delle tensioni commerciali con la Cina. Trump ha infatti più volte attaccato pubblicamente Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, chiedendo un intervento maggiore a supporto dell’economia con tagli dei tassi di interesse più accentuati o addirittura quantitative easing.

 

Fonte: https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1156666164732473345

 

Secondo una news pubblicata da CNBC, sono molti gli economisti che si aspettano un taglio più aggressivo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Addirittura, la nota banca d’affari Americana Morgan Stanley, prevede una serie di nuovi tagli a partire già dai Federal Open Market Committee (FOMC) meeting di settembre e ottobre 2019, per poi continuare per tutto il 2020 fino a portare i tassi di interesse vicini allo zero.

Date le recenti tensioni commerciali con la Cina che non sembrano attenuarsi e le previsioni di una imminente recessione sempre più insistenti, un ulteriore taglio dei tassi di interesse sembra inevitabile.

Con il fenomeno di halving ormai a pochi mesi di distanza e le favorevoli condizioni macroeconomiche imposte dalla Fed e dalla BCE, è plausibile pensare il mercato delle criptovalute possa beneficiarne almeno fino alle fine del 2020.


Il Denaro dello Stato - La Produzione del Denaro come Carburante del Business Statale

Lo Stato ha un naturale bisogno di denaro per pagare la Pubblica amministrazione e le Opere pubbliche.
I metodi con cui lo stato può procurarsi tale denaro sono sostanzialmente 4:

  • con le tasse (metodo principale)
  • con le alienazioni di beni erariali
  • con le partecipazioni statali (nel caso in cui vi siano e siano positive)
  • con l’indebitamento

Le tasse sono il metodo principale con cui lo stato fa “cassa”. Tuttavia il gettito generato dell’imposte è quasi sostanzialmente costante, in quanto qualora lo stato eccedesse con le imposizioni, queste potrebbero avere delle gravi conseguenze sull’economia. Un’eccessiva tassazione potrebbe far scatenare un’onda di emigrazione che ridurrebbe l’intero gettito di imposta. In casi estremi potrebbe addirittura portare a rivolte interne allo stato. Le tasse rimangono perciò uno strumento relativamente limitato per lo stato in quanto alzare le imposte non sarebbe una soluzione efficace a soddisfare la domanda di denaro richiesta dalla pubblica amministrazione in casi di crisi di liquidità.
L’ alienazione dei beni è un fenomeno piuttosto ristretto attraverso il quale lo stato vende dei beni di sua proprietà per appunto ottenere moneta.
Le partecipazioni statali sono un fenomeno che era particolarmente diffuso nel XX secolo ma sono sempre meno frequenti a cause della loro scarsa efficienza. Anche per le poche partecipazioni tuttora in vigore, lo “stato imprenditore” è soggetta, come una qualunque impresa, a un bilancio che può essere positivo o negativo, portando con sé non pochi rischi per la sostenibilità finanziaria statale.

Rimane perciò l’indebitamento come ultima fonte di denaro.
Il processo di indebitamento è un processo molto complesso, che il più delle volte consiste nella creazione di titoli che lo stato cede alla Banca centrale, la quale, che sia propria o di terzi, deve necessariamente operare con una dipendenza dello stato sovrano di merito. Lo stato sta sostanzialmente chiedendo un prestito ad un organo che dipende da sé stesso. A questo punto “La fabbrica della moneta”, la banca centrale, attraverso la sua catena di montaggio, “la zecca”, deve produrre e diffondere “carta-moneta”: che può essere sia “carta” che “metallo”. Notare bene che ormai la cosiddetta “zecca” ha una funzione molto limitata, considerando che il denaro cartaceo è un quantitativo irrisorio rispetto a quello “digitale” presente nei database della banca. Più che stampare moneta, la banca centrale aggiunge cifre digitali al proprio database. Infine, una parte del denaro prodotto dalla Banca centrale torna nelle mani dello stato che lo può spendere per pagare le proprie spese.
In altro parole, lo stato stampa denaro che cede a sé stesso. È così avvenuto un “incantesimo” attraverso il quale lo stato ha ottenuto denaro grazie al quale potrà pagare la pubblica amministrazione e gli altri creditori.  Il denaro esce perciò dalla potestà statale ed entra nell’economia reale. La banca centrale è stata pagata con titoli di stato e lo stato perciò ne esce senza debiti verso la propria banca centrale.
A questo punto la banca centrale non può fare altro che cedere a terzi i titoli di stato che ha appena ricevuto in quanto è il solo metodo attraverso il quale estrarre utilità da quei titoli. La banca centrale a questo punto venderà quei titoli alle stesse banche che popolano le nostre città. Le quali, a loro volta, cercheranno di vendere i medesimi titoli ad acquirenti privati (italiani o esteri). In altre parole cercheranno di pagare con denaro reale il “denaro digitale” che hanno prodotto dal nulla pochi passaggi prima.
Il rischio è quello che la Banca Centrale si ritrovi con dei titoli statali per i quali non c’è domanda (a meno che non vengano venduti a tassi di interesse altissimo, vedi il fenomeno spread) e senza denaro solido (quello creato dall’economia reale).
Ma non è ancora finita, una volta che quei titolo giungono a scadenza, lo stato dovrà pagare il “prestito” a coloro che detengono i titoli. Qui sorge il dilemma, come farà lo stato a pagare questo debito?
Con denaro reale o “stampando” altro denaro tramite l’emissione di altri titoli di stato?


Fine del Crypto Winter?

A seguito della ormai nota caduta del prezzo di Bitcoin riscontrata durante l’intero 2018, nel 2019 il prezzo di Bitcoin ha rapidamente cambiato tendenza, tanto che in meno di sei mesi il prezzo è aumentato di quasi il 120%. Ma quali sono le ragioni che hanno reso possibile una tale rivalutazione? Quali sono state le variabili determinanti che hanno spinto il mercato a raggiungere la valutazione attuale?

Il primo quarto di anno, il cosiddetto Q1, ha visto Bitcoin crescere di prezzo in modo lento ma costante. Da una quotazione attorno ai $3700, il 31 marzo il prezzo di 1 BTC supera i $4000. Ma è nella notte del 2 Aprile che il mercato guadagna più del 14% in sole 24 ore, raggiungendo per alcuni attimi una quotazione superiore ai $5000 per poi trovare supporto intorno ai $4800. Un ordine sincronizzato di 7mila Bitcoin diluiti sulle principali piattaforme di trading hanno innescato un repentino aumenti dei prezzi senza un’ apparente ragione significativa.
Dal 2 aprile i volumi giornalieri di Bitcoin hanno iniziato un’ascesa costante arrivando addirittura a sfiorare i valori raggiunti nel Dicembre 2017, in piena bull run, periodo nel quale Bitcoin raggiunse i 20mila dollari, il valore più alto mai registrato dalla cripto valuta.
In contemporanea all’aumento dei volumi, si è visto un considerevole aumento della capitalizzazione che da 80 miliardi di dollari ha rapidamente superato i 100 miliardi. Un nuovo flusso di capitali derivanti sia dalla vendita di altcoin in cambio di Bitcoin, sia dovuta dall’apporto di capitali nuovi, esterni al mondo delle cripto valute.
Durante l’ultima settimana di Maggio la capitalizzazione di Bitcoin supera i 150 miliardi di dollari, un dato ampiamente superiore a quello riscontrato 12 mesi prima.
Sebbene superficialmente la corsa di Bitcoin potrebbe sembrare ingiustificata o addirittura figlia di una manipolazione dei prezzi, le ragioni di una tale rivalutazione sono in realtà molte. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sui motivi principali che hanno razionalmente spinto il mercato a un tale rialzo.

  1. Primi ingressi di carattere istituzionale

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la multinazionale America Fidelity Investiments, che controlla circa 2,4 trilioni di dollari, starebbe sviluppando una piattaforma per offrire la possibilità di scambiare criptovalute ai propri 27 milioni di clienti in tutto il mondo.
Fidality sarebbe solo l’ultima delle tante istituzioni che hanno annunciato l’ingresso nel mondo delle criptovalute, ed andrebbe a unirsi ad un gruppo di operatori finanziari di respiro internazionale come Nasdaq, ICE, Bakkt. Inoltre siamo ancora in attesa di una decisione dalla parte della SEC per quanto riguarda l’approvazione o meno dei primi Bitcoin ETF (strumenti derivati che potrebbero portare una forte ondata di liquidità nel mercato Bitcoin). Sebbene l’approvazione degli ETF è ancora tutt’altro che scontata, il commissario della SEC Robert J. Jackson Jr. ha apertamente dichiarato che nel futuro tale approvazione sarà inevitabile.

 

  1. Meno di un anno all’halving

Come molti di voi già sapranno una delle caratteristiche naturali di Bitcoin è la sua prevedibilità in termini di offerta monetaria. Limitati ad un numero di 21 milioni di unità, i miners ricevevano una ricompensa di 50 BTC per ogni blocco correttamente validato. Tale ricompensa dimezza ad intervalli regolari di 4 anni. Ad oggi perciò la ricompensa è di 12,5 Bitcoin per blocco e a partire dal blocco numero 630 mila che verrà validato il 20 Maggio 2020; la ricompensa scenderà a 6,25 Bitcoin. Il tasso di inflazione passerà da 3.8% a 2%. Una riduzione significativa dell’offerta che incrementerà ulteriormente la scarsità del bene.
In un recente studio viene presenteato un modello matematico che mostra come prezzo di Bitcoin sia sì influenzato da variabile esogene (come news, cambi di regolamentazione, hack…), ma che la maggior parte dei movimenti siano spiegati da logiche di domanda-offerta che sono strettamente collegate appunto alle modalità tramite le quali viene concretizzata la scarsità di Bitcoin.
Il modello viene sintetizzato nel grafico sottostante mettendo in relazione l’aumentare del prezzo in relazioni all’avvicinamento della data di “halving”.


  1. La Guerra commerciale tra USA e Cina

La recente Guerra commerciale intrapresa dal presidente Americano Donald Trump che ha dichiarato di voler alzare fino al 20% i dazi doganali imposti a merci di origine cinese può razionalmente avere un impatto positivo sul mercato di Bitcoin. Infatti, queste limitazioni macroeconomiche non fanno altro che aumentare la domanda di beni di scambio decentralizzati come Bitcoin. Tali asset operano secondo logiche esterne ai vari governi coinvolti in questioni di carattere internazionale, rendondoli perciò degli asset appetibili per aggirare gli embarghi commerciali imposti nelle varie realtà globali.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale una guerra commerciale tra USA e Cina può avere impatti fortemente negativi in termini di aumento della povertà e delle tensioni internazionali. In uno scenario macroeconomico in cui i commerci internazionali vengono limitati e monitorati grazie al controllo della moneta, la domanda per Bitcoin (e per le altre criptovalute) può aumentare sensibilmente.

 

  1. Alta liquidazione delle posizioni Short

Il balzo del 2 aprile che ha visto Btc crescere di oltre il 14% in sole 24 ore ha spinto molti trader professionisti ad aprire posizioni short massicce nella convinzione che il valore di Bitcoin sarebbe rapidamente ritornato sui valori inferiori ai 4 mila dollari. Ma quando la salita del prezzo non ha smesso di cessare, molti di questi trader sono stati costretti a liquidare le loro posizioni short accumulato grandissime perdite. Nella notte del 13 Maggio, il famoso exchange BitMex con sede ad Hong Kong, ha liquidato in poche ore oltre 79 milioni di dollari in posizioni short. Il cadere degli short coincide in parte con il crollo delle resistenze, traducendosi perciò in nuovi rialzi che hanno portato Bitcoin a toccare nuovi massimi storici per quanto riguarda l’annata 2019.

  1. 2019 l’anno dell’accumulazione

Come spesso accade nei periodi a ridosso dell’halving, il 2019 si sta rilevando un’annata di forte accumulazioni per gli investitori in criptovalute. A testimoniare questo fenomeno è il grafico delle UTXO (Unspent Transction), ovvero il registro degli output non spesi nella blockchain di Bitcoin. Il numero di output di transazioni non spesi è in costante aumento, sintomo appunto di un generale clima di accumulazione. Gli investitori che acquistano Bitcoin lo accantonano e sono pochi coloro che comprano per rivendere nel breve periodo. Gli investitori entrano nel mercato accumulando posizioni per tempo indefinito. Ciò implica che nel mercato sono presenti molte meno persone disposte a vendere rispetto a quelle che sono disposte ad acquistare.

 

Prevedere i movimenti di Bitcoin non è mai banale, specialmente nel breve periodo.
Tuttavia, spostando l’attenzione in un’ottica di medio/lungo periodo, le dinamiche del mercato diventano ampiamente più prevedibili. Il rigoroso controllo dell’offerta monetaria grazie al quale Bitcoin ottiene la scarsità in ambito digitale rende la sua “politica monetaria” perfettamente prevedibile. Una solida comprensione delle dinamiche di offerta di Bitcoin, affiancata alla monitorizzazione delle variabili esogene del mercato (interesse istituzionale, sentimento del mercato, casi d’uso, aumento della domanda dovuto a condizioni macroeconomiche…) può aiutarvi ad anticipare i movimenti del mercato ed implementare delle strategie di investimento remunerative seppur in un mercato connotato da alta volatilità come quello di Bitcoin.