Lightning Network: Un Riassunto di Cosa è Successo

In questo articolo facciamo il punto della situazione sul Lightning Network analizzando i risultati ottenuti dopo poco più di un anno dal suo rilascio.

Perchè Lightning Network?

Una delle funzioni principali del Lightning Network è quella di incrementare il numero di transazioni processabili dal Network Bitcoin. Per affermarsi come risorsa globale, Bitcoin deve supportare un milione di volte più transazioni di quanto non faccia attualmente senza perdere la sua natura decentralizzata, il che non è un affare facile. Per avere idee più concrete, le transazioni "di base" in Bitcoin con 1 input e 2 output pesano in genere 250 bytes e l'attuale dimensione della Blockchain è di circa 244 Gb*. Questi valori consentono di scaricare un nodo Bitcoin e collegarlo alla rete con apparecchiature economiche, favorendo così la distribuzione dei nodi.

*questo valore deriva dal fatto che la dimensione dei blocchi Bitcoin in cui vengono inserite le transazioni è 1 MB. Questo limite è stato impostato da Satoshi Nakamoto per prevenire eventuali spam di transazioni.

Se Bitcoin dovesse gestire un numero di transazioni pari a Visa o Mastercard, sarebbero necessari terabyte (TB) di dati all'anno per registrare tali quantità di informazioni.

Gli hardware di questo tipo hanno un costo elevato e diventerebbero disponibili solo per una cerchia ristretta di persone o aziende. Gli utilizzatori di Bitcoin dovrebbero fare affidamento su intermediari che invece, per una pura questione economica, hanno la possibilità di scaricare l'intera Blockchain, garantendo informazioni su quali output siano già stati spesi. Bitcoin sarebbe quindi centralizzato.

Questo accadrebbe se si decidesse di aumentare la dimensione dei blocchi della Blockchain Bitcoin. Per evitare quindi di ritrovarsi in una situazione analoga a Bitcoin cash BCH - una brutta copia di Bitcoin che ha optato per un aumento delle dimensioni dei blocchi - è stato sviluppato il Lightning Network, una tecnologia che permette di aumentare la scalabilità di Bitcoin spostando le transazioni dalla Blockchain verso una rete di canali di pagamento collegata ad essa. In semplice, quando si decide di aprire un canale di pagamento si effettua una transazione sulla blockchain comunicando quanti bitcoin stanno per essere trasferiti sul canale. Una volta che i bitcoin si trovano in questa rete possono essere scambiati istantaneamente e (quasi) senza costi. Una volta che si è chiuso il canale, i bitcoin vengono trasferiti nuovamente sulla Blockchain, registrando una seconda transazione. Come potete vedere, solamente due transazioni vengono registrate sulla Blockchain, indipendentemente dal numero di scambi effettuati sul canale.

Tuttavia, lo sviluppo di questo protocollo è tutt'altro che semplice e il suo utilizzo è ancora limitato. Sebbene le statistiche del sito 1ml.com affermino che il numero di nodi Lightning ha superato i 10.000, non ci sono ancora molti servizi che l’hanno integrato nei loro prodotti.

Alcuni sostenitori del lightning Network hanno persino accusato aziende del calibro di Coinbase di rallentare volontariamente lo sviluppo della tecnologia utilizzando lo spazio dei blocchi in modo inefficiente e rimandando senza alcun valido motivo l’integrazione del Lightning Network.

A sostegno di queste ipotesi vanno le azioni dell’azienda Bitrefill che a Giugno ha generosamente integrato il suo Thor Lightning proprio su Coinbase.

Sviluppo lento(?) ma solido

Alcuni criticano che, sebbene il Lightning Network sia stato introdotto da più di un anno, al giorno d’oggi abbiamo pochi servizi che ci permettono di usarlo e la sua diffusione quindi è ininfluente sulla scalabilità di Bitcoin. Da questa critica possiamo dedurre:

1. Che un anno e nove mesi è un intervallo di tempo ancora troppo breve per raggiungere un’adozione di massa.

2. Sebbene i dati dimostrino che l’utilizzo di Lightning Network sia esponenzialmente aumentato rispetto al suo lancio, i servizi che permettono di usarlo sono ancora “pochi”.

A queste due critiche, recentemente si sono aggiunte altre perplessità come conseguenza alla diffusione di dati non perfettamente confortanti sull’adozione della rete Lightning. Alcuni sostengono che il numero di fondi sul protocollo di secondo livello sia in diminuzione, sintomo che la tecnologia non stia venendo utilizzata come vero metodo di pagamento. La stessa cosa è successa al numero di canali.

Cerchiamo di capire perché queste interpretazioni siano molto superficiali e non rappresentino un’analisi oggettiva dello sviluppo del Lightning Network.

La diminuzione dei fondi e del numero dei canali aperti non è direttamente correlata all'uso di Lightning Network, il suo utilizzo potrebbe essere ancora in aumento a causa della maggiore privacy e di altre ottimizzazioni dei canali. I dati raccolti infatti provengono solo da canali pubblici, non privati.

Inoltre, i reclami riguardanti l'abbassamento della capacità di rete (valore in $) sono abbastanza ingenui, poiché la riduzione deriva principalmente dalla caduta del prezzo dei bitcoin ma non da una riduzione del numero di bitcoin che rimane stabile al di sopra delle 800 unità.
Lightning Network esiste da poco meno di due anni ed è ancora classificato come esperimento (come lo stesso Bitcoin tra l’altro, sebbene esista da quasi 11 anni). Pensare che in questo intervallo di tempo questa tecnologia avrebbe dato un contributo sostanziale al problema della scalabilità è decisamente ottimista. Quello su cui bisogna porre attenzione è il suo sviluppo dal suo lancio ad oggi. Le statistiche del sito 1ml.com dimostrano la popolarità del Lightning Network, in particolare modo durante il 2019, sia cresciuta in modo esponenziale (lo si può notare dal maggior numero di wallet, estensioni del browser o gaming platform che hanno integrato la tecnologia).

Critiche più costruttive potrebbero essere che a causa della riduzione del numero di canali, la rete potrebbe diventare meno efficiente, rendendo più difficile la risoluzione dei pagamenti.
Ma la variazione del numero di canali è una fase naturale. Sono tutti test condotti da utenti, che possono decidere di aprire molti canali per stressare la rete e poi chiuderli quando l'esperimento è finito o i canali rimangono inutilizzati.

La nota azienda canadese Blockstream, ad esempio, prevede di aprire un milione di canali Lightning per testare la robustezza della rete. Un esperimento simile ma in scala minore è già stato condotto dall'utente anonimo LNBIG.

https://twitter.com/lnbig_com/status/1156574772324646915

Senza considerare che Lightning non riguarda solamente la scalabilità di Bitcoin. La tecnologia può anche essere integrata su sidechain come Liquid (Blockstream) per permettere appunto ai Liquid-asset di sfruttare le funzionalità di LN ed essere scambiate liberamente sul mercato. Funzionalità simili potrebbero essere disponibili direttamente su Lightning grazie allo sviluppo del protocollo RGB, tecnologia discussa in modo dettagliato nel Coin Store Magazine n5.

In conclusione, possiamo dire che ci siano altri modi per ottimizzare lo spazio di memoria della Blockchain come il batch delle transazioni, gli indirizzi bech32, sidechain o Coinjoin che probabilmente darebbero dei risultati più consistenti nel breve periodo. Tuttavia, se si ripetesse una situazione analoga a dicembre 2017 o avendo una visione più a lungo termine, soluzioni come la rete Lightning potrebbero dare un contributo fondamentale alla stabilità della rete mantenendo le commissioni delle transazioni basse aumentando allo stesso tempo la privacy e l’efficienza del Network.

 

 

 


Trend di Mercato - Q3 2019

Partendo dall’ultimo Report pubblicato da Binance Research, investighiamo i principali movimenti di mercato che hanno caratterizzato il terzo trimestre del 2019 e cerchiamo di catturare i trend principali.

Analisi di Mercato

Il terzo trimestre del 2019 ha mostrato per la prima volta quest’anno un rendimento significativamente negativo per l’intero mercato delle criptovalute, rompendo un trend rialzista che aveva caratterizzato Q1 e Q2 del 2019.
Il prezzo di un Bitcoin è calato intorno al 30%, chiudendo il mese a circa $8000 (al 30 settembre 2019). Contemporaneamente, le principali altcoins hanno registrato delle performance tra il -35% e il -60%.

Andamento dei ritorni trimestrali delle maggiori criptovalute.

Come si può evincere dalla tabella, dati pubblicati da Binance, Bitcoin si è quindi apprezzato nei confronti della altre 10 maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato (escluse le stablecoin). Il risultato è stato un forte incremento della Market Dominance* di Bitcoin che ha chiuso il mese intorno al 68%.

La fetta di mercato occupata da Bitcoin è aumentata costantemente durante il 2019: partita da un valore intorno al 50% a gennaio 2019, ha raggiunto un picco di oltre 70% il 3 settembre, sintomo che l’entusiasmo per le altcoins sembrerebbe in lieve discesa. Il crescente interesse verso Bitcoin a scapito degli altcoin è ancora confermato dalla Trading Dominance* che raggiunge i massimi annuali a fine Q3.

Bitcoin Market Dominance

Partita dal un valore intorno al 20%, il volume degli scambi in Bitcoin ha toccato un minimo intorno al 10% il 26 marzo 2019 per poi crescere incessantemente fino a valore superiori al 45% in chiusura di trimestre. È interessante notare che la Trading Dominance sia aumentata più che proporzionalmente rispetto all’aumento della capitalizzazione di Bitcoin, un’ulteriore indizio della diminuzione di interesse verso gli altcoins. Rimane tuttavia da verificare se questi fenomeni possano essere spiegati da altri fattori come per esempio un repentino calo nominale del volume di scambi sugli altcoin oppure il fatto che i nuovi investitori si focalizzino maggiormente su Bitcoin.

Bitcoin Trading Dominance

Correlazione nel Q3

Come avevamo già presentato nel precedente post di fine maggio, la Correlazione* tra diversi asset appartenenti al medesimo mercato è un dato molto interessante per comprendere l’appetibilità e l’interesse nei confronti della nascente asset class.
In questo studio prendiamo in considerazione la correlazione tra i ritorni delle diverse criptovalute nel terzo trimestre del 2019.

Una correlazione positiva indicherebbe che i due asset scelti si muovano nella stessa direzione con un certo grado di approssimazione. Come conseguenza anche il rischio associato ai ritorni delle due criptovalute analizzate sarebbe approssimativamente simile. Contrariamente, una correlazione negativa indica che le due variabili si muovono in direzione opposta, agevolandone potenzialmente l’utilizzo in strategie di copertura del rischio.

In generale, coppie di asset con correlazione superiore a 0.7 e inferiore a -0.7 vengono considerati positivamente o negativamente associati. Allo stesso modo, valori intorno allo zero indicano la mancanza di una relazione lineare tra le due variabili.

La tabella sottostante mostra i coefficienti di correlazione tra i ritorni giornalieri delle maggiori 30 criptovalute (escluse le stablecoins) nel Q3 2019.

Coefficienti di correlazione tra le maggiori criptovalute

Come si può evincere dalla tabella, la correlazione rimane generalmente alta, in particolare per quanto riguarda le criptovalute con la capitalizzazione più alta. Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rimango significativamente correlati con un coefficiente di 0.81.

Si riconfermano alcuni trend evidenziati nel Q1 e nel Q2, la correlazione tra criptovalute che utlizzano simile tecnologia rimane alta. Di seguito elenchiamo i trend più significativi.

  • Gli asset che si basano su Proof of Work hanno manifestato una forte correlazione positiva. Bitcoin, Ethereum e Litecoin hanno registrato valori superiore ai 0.75. Tuttavia Ethereum si prepara all’ambizioso aggiornamento alla Proof of Stake e rimane quindi da verificare la rilevanza di questa relazione che lo lega a Bitcoin.
  • Le cosidette Privacy Coins: Dash (DASH), ZCoin (ZEC) e Monero (XMR), hanno nuovamente mostrato correlazioni positive significative maggiore che ne nei confronti delle altre criptovalute.
  • Allo stesso modo le cosidette Programmable Blockchains (Ethereum, Neo ed EOS) presentano forte correlazione positiva tra loro.
  • Si notano infine come le criptovalute Unus Sed Leo (LEO), crypto.com (CRO) e Huobi Token (HT) erano in media molto meno correlate con tutte le altre criptovalute.

Infine, ecco altre interessanti correlazioni:

  • Nonostante Ethereum (ETH) abbia mostrato una forte correlazione con la maggior parte della criptovalute investigate, ha mostrato valori particolarmente bassi nei confronti del cugino Ethereum Classsic (ETC) con un coefficiente di solo 0.69.
  • Huobi Token (HT) osserva il valore di correlazione più alto con Binance Coin (BNB)
  • Ripple (XRP) rimane fortemente correlato con il molto simile Stellar Lumens (XLM).
  • Tra tutte le criptovalute investigate, tutte avevano il valore di correlazione più alto con Ethereum. Solamente Decred (DRC) toccava il coefficiente di correlazione maggiore con Bitcoin (BTC).

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la correlazione tra Bitcoin ed Ethereum, il valore di 0.81 è approssimativamente lo stesso registrato nel Q2 2019. Mentre la correlazione media tra le 29 criptovalute investigate è aumentata dallo 0.54 del Q2 2019 a 0.64 nel Q3.

Il coefficiente di correlazione tra Binance Coin (BNB), Cosmos (ATOM) e ChainLink (LINK) e le altre criptovalute è aumentato significativamente rispetto al Q2, trimestre nel quale avevano dimostrato una correlazione inferiore probabilmente anche dovuta ai successi ottenuti dai singoli progetti in quel periodo.

Stellar Lumens (XLM) è la criptovaluta la cui correlazione media con gli altri asset è diminuita maggiormente.

La correlazione tra Dogecoin (DOGE) e le altre criptovaute rimane molto al di sotto della media seppure in notevole crescita.

Conclusioni

Nel terzo trimestre del 2019 la correlazione tra Bitcoin e le altre criptovalute è rimasta in linea con i trimestri precedenti dell’anno. Si evidenzia un aumento della correlazione tra Ethereum e le altre maggiori criptovalute, registrado il valore mediano più alto tra tutti.
In generale, la correlazione media tra tutti i criptoasset investigata è in significativo aumento nel Q3 rispetto al Q2.
Rimangono particolarmente evidenti le correlazioni tra criptovalute che condividono alcuni tratti peculiari nell’utilizzo o nel consenso. Il fenomeno è particolarmente evidente per le valute dgitiali basate su Proof of Work, le Privacy Coins e le Programmable Blockchains che rimangono fortemente correlate.

Appendice:

*Market Dominance: esprime la percentuale di capitalizzazione di una criptovalute in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

*Trading Dominance: rappresenta il volume contribuito da una specifica criptovaluta in rapporto al volume totale contribuito da tutte le altre criptovalute.

* Correlazione: misura la forza di una relazione lineare tra due variabili in un periodo di tempo. Può assumere valori da -1 a +1.

 


Il Mining Alla Portata di Tutti.

Aprono oggi i nuovi servizi di Mining firmati Coin Society. Grazie a una nuova partnership siglata con le aziende Hiven Labs S.r.l. e Cygrids Communications AB, siamo in grado di fornire ai nostri clienti accesso esclusivo a un efficiente Datacenter Svedese per minare bitcoin e altre criptovalute. I clienti potranno perciò collegare le proprie macchine ed avere accesso ad energia rinnovabile a basso costo e contemporaneamente godere di un servizio professionale, senza vincoli e totalmente personalizzabile che da sempre ci caratterizza.  

Cos’è il mining

A differenza di Euro e Dollaro che vengono prodotti arbitrariamente dalle Banche Centrali in base alle condizioni di mercato, Bitcoin, non avendo alcuna unità centrale di controllo opera diversamente.

La produzione dei Bitcoin avviene attraverso un processo chiamato mining. Il termine deriva dall’inglese “to mine”, letteralmente “estrarre” in quanto l’onorosità del processo ricorda quella dell’oro.
Il mining è quindi il sistema attraverso il quale ogni transazione viene verificata e aggiunta all'interno del registro pubblico e distribuito conosciuto come Blockchain, ed è anche il processo che rende possibile l’emissione dei nuovi token fino al raggiungimento di 21 milioni.

La tecnologia utilizzata per verificare e convalidare le transazioni all’interno della Blockchain si chiama Proof-of-Work, in Italiano Prova del Lavoro. In questo processo, tutti i miners competono tra di loro per riuscire a trovare la soluzione corretta per confermare un “blocco” di transazioni. Per trovare questa soluzione, i miners, consumano energia elettrica utilizzando la potenza computazionale di hardware molto competitivi, rendendo il processo di estrazione costoso ma allo stesso tempo sicuro. La ricompensa per questo sforzo è data appunto dalla creazione di nuovi bitcoin, che viene assegnata al primo miner in grado di trovare la soluzione. 
Ad oggi, per ogni blocco minato, i miners ottengono 12,5 BTC. Questa somma è destinata ad esaurirsi entro il 2140. Ogni 4 anni circa, Bitcoin subisce un dimezzamento (Halving) ovvero la ricompensa per ogni blocco si dimezza. A maggio del 2020 ogni blocco minato permetterà di ottenere 6,25 Bitcoin.

Perche mining?

Fare mining porta una serie di benefici sia alla rete di pagamento che all’utente che lo esegue. Eccone presentati alcuni di seguito:

  • Accumula bitcoin: fintanto che gli hardware funzionano accumula bitcoin attraverso pagamenti periodici.
  • Flessibilità: i pagamenti settimanali possono essere pagati sia in criptovalute che in euro.
  • Bitcoin potenzialmente più economici: il mining spesso consente di acquisire bitcoin a prezzi più bassi del mercato. Qualora il costo fosse più alto puoi tranquillamente spegnere la macchina per riaccenderla successivamente.
  • Fortifica il network: grazie al mining parteciperai attivamente alla verifica delle transazioni e quindi alla sicurezza del network.

Il servizio di Coin Society

I nostri servizi di mining offrono tutte i benefici sopracitati con l’aggiunta di ulteriori garanzie in esclusiva per i nostri clienti. Coin Society ha infatti stipulando a una nuova partnership per accedere a un gigantesco datacenter in Svezia.
I vantaggi di una tale sono innumerevoli:

  1. Possibilità di accedere a un servizio personalizzato. Che tu sia un esperto di mining o un neofita, Coin Society saprà accontentarti e fornirti l’offerta più consona alle tue esigenze.
  2. Il servizio che offriamo è all-inclusive in quanto libera il cliente da ogni responsabilità. Vi guideremo nella scelta dell’hardware e ci occuperemo della spedizione, installazione e manutenzione delle macchine.
  3. Se già possedete un hardware potrete sfruttare il nostro servizio per beneficiare dei bassi costi dell’energia rinnovabile svedese pure mantenendo totale controllo sulle vostre macchine.
  4. Il servizio è senza vincoli. Potrete decidere di spegnere la macchina in qualsiasi momento così da fermare il consumo di energia e riaccenderla in un secondo momento o alternativamente richiederne la restituzione.
  5. Il cliente mantiene una tutela legala italiana in quanto Coin Society S.r.l. è registrata alle imprese di Milano.
  6. La Svezia fornisce standard professionali di gran lunga più elevati di altri Datacenter extra-europei.
  7. L’alimentazione delle macchine deriva interamente da energia rinnovabile.
  8. Possibilità di visitare di persona il Datacenter.

A chi è rivolto questo servizio?

  • Per chi è interessato al mining ma non sa come iniziare da solo
  • Per chi ha macchine ma non riesce ad accedere ad energia a basso costo
  • Per chi vuole ricevere una rendita periodica
  • Per chi vuole rafforzare il network bitcoin a costi contenuti

Pacchetti

L’offerta di Coin Society Mining è pienamente personalizzabile a seconda delle singole necessità dei clienti. Tuttavia, per facilitare l’accesso ai clienti meno esperti, Coin Society propone tre tipi di pacchetti:

Pacchetto S: è il pacchetto Solo. Se sei già in possesso dell’attrezzatura ma non riesci a trovare un luogo che ti garantisca una rendita profittevole, questo pacchetto ti consente di estrarre il massimo potenziale delle tue macchine. Coin Society Mining ti garantisce il costo energetico più basso sul mercato lasciandoti totale controllo sulle macchine.

Pacchetto SP: è il pacchetto Senza Pensieri e racchiude un’assistenza a 360°. I clienti potranno contare sul nostro supporto nella scelta della macchina più consona alle loro necessità e non dovranno pensare ad altro che ricevere i propri ricavi su base mensile (o bi-settimanale). Il pacchetto include i servizi di spedizione, hosting, manutenzione e 6 mesi di energia.

Pacchetto Pool (coming soon): iniziare a minare bitcoin da soli richiede spesso un investimento iniziale non indifferente in quanto le macchine hanno raggiunto costi significativi. Coin Society vuole venire in contro a quei clienti che sono potenzialmente interessati al mining ma che non hanno intenzione di sostenere da soli il costo iniziale della macchina. Una lista di attesa verrà stilata in modo tale da consentire l’acquisto di una macchina a gruppi ristretti di clienti. Per saperne di più invia una mail a info@coinsociety.io.


Bitcoin e Oro: Quando il Sotfware non può Essere Contraffatto.

Mentre da un lato continuano le notizie di ritrovamenti di barre e lingotti di oro falsi, dall’altro il sistema Bitcoin, da molti considerato come il nuovo “oro digitale”, mantiene intatta la sua sicurezza e inviolabilità. Il tutto all’insegna della trasparenza.

Non è tutto oro quel che luccica

L’oro viene accettato e riconosciuto da secoli e secoli in tutto il mondo grazie ad alcune proprietà quasi uniche rispetto ad altri asset: tra tutte, la sua scarsità, il fatto di essere accettato e riconosciuto in ogni parte del mondo, oppure la difficoltà nel produrre falsificazioni. Il che fa sì che oggi venga riconosciuto da molti come un bene rifugio e un’ottima riserva di valore contro, ad esempio, la svalutazione delle monete fiat. Nelle ultime settimane sono state tuttavia confermate e riscontrate diverse notizie di ritrovamenti e denunce di lingotti falsi, tra cui circa un migliaio di barre da 1 kg fasulle scoperte nel caveau di JPMorgan, una delle più grandi banche d’affari del pianeta. E non si esclude che possano essere anche di più. I lingotti d'oro falsi non sono a dire il vero una novità. In passato si spacciavano blocchi di metallo più economico placcati in oro. Le recenti notizie parlano invece di modalità di contraffazione relativamente nuove, e più difficili da riconoscere: l'oro delle barre sembrerebbe sì reale, confermando una purezza molto elevata. Ma i segni che portano sono chiaramente falsi.

Bitcoin è il nuovo “oro digitale”?

Spesso Bitcoin viene definito da una buona parte della community come il nuovo “oro digitale”. In realtà, Bitcoin non solo è finito come risorsa (verranno estratti al massimo solamente 21 milioni di unità). Ma non è nemmeno falsificabile per design. O meglio, è stato progettato per essere (quasi) impossibile da falsificare. Tutte le unità vengano coniate secondo una precisa curva deterministica regolata da un algoritmo pubblico che permette di verificare con assoluta trasparenza la provenienza di ogni singolo bitcoin. Non solo: possiamo anche stabilire quanti bitcoin sono in circolo - fino all’ultimo “satoshi”, l’unità più piccola di bitcoin - quanti bitcoin erano stati coniati in passato in qualunque data, e perfino prevedere, con buona precisione, quanti ce ne saranno in una data futura. Il meccanismo della Blockchain, del resto, nasce proprio con l’obiettivo di rendere impossibile una “doppia spesa” (double spending) di uno stesso bitcoin, risolvendo il problema del consenso distribuito nel Network. La sicurezza del sistema Bitcoin si fonda proprio sul tentativo di rendere non solo improbabile, ma anche economicamente svantaggiosa, un’eventuale falsificazione di bitcoin. Stando poi agli ultimi valori di hash rate raggiunti di recente, tentare di raggirare il Network diventa un’ operazione sempre più impraticabile e costosa. A questo punto, è obbiettivo affermare che Bitcoin è meno falsificabile dell’oro stesso.


https://twitter.com/francispouliot_/status/1166606698955595776

 

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Il Network Bitcoin è Sempre più Sicuro

Continua il trend crescente dell’indice di Hash rate, che raggiunge in questi giorni un valore di 99 EH/s, avvicinandosi sempre più all’incredibile valore di 100 EH/s. Segnali sempre più incoraggianti per la sicurezza e la solidità della Blockchain Bitcoin.

Che cos’è l’Hash rate?

Il Mining rappresenta il “cuore pulsante” della Blockchain. Si tratta di una sorta di competizione per stabilire chi è il primo minatore in grado di trovare la soluzione ad un problema matematico (Proof of Work) che risolva l’ultimo blocco di transazioni. L’Hash rate non è altro che un indice della potenza complessiva di calcolo che i miners mettono a disposizione per riuscire a inserire nuovi blocchi all’interno della blockchain e aggiudicandosi così dei bitcoin nuovi di zecca. Una maggiore potenza di calcolo coincide con una più alta probabilità di risolvere un blocco e quindi di guadagno.

Un Hash rate alto indica una crescita di investimenti nell’infrastruttura Bitcoin

Il punto è che la difficoltà nel risolvere questo problema matematico non è sempre uguale, ma viene regolato dall’algoritmo di mining ogni circa 2 settimane (per essere precisi ogni 2.016 blocchi) sulla base proprio dell’Hash rate del network. L’algoritmo di mining è progettato per calibrare la difficoltà del problema matematico in modo tale da mantenere la frequenza di produzione media di blocchi ogni 10 minuti di tempo. Di conseguenza, se aumentano il numero di miner, per mantenere costante la produzione di blocchi ogni 10 minuti non resta che innalzare la difficoltà del problema da risolvere (difficulty).

https://bitcoinwisdom.com/bitcoin/difficulty

L’Hash rate è pertanto direttamente correlato alla difficoltà del problema. Il valore toccato nei giorni scorsi, pari a ben 99 EH/s (circa 1.000.000.000.000.000.000 di calcoli hash ogni secondo!) indica pertanto come il Network di Bitcoin possa oggi contare, a supporto della propria infrastruttura, una potenza di calcolo mai avuta prima.

Bitcoin alla massima potenza

Questo fatto rappresenta una grande notizia per la sicurezza e solidità della Blockchain. Una competizione tra  miners sempre più accesa e serrata, a colpi di investimenti e ricerche in nuovi software sempre più potenti e performanti, ha il vantaggio infatti di rendere sempre più improbabile un tentativo di attacco al Network (il famoso “51% attack”, già avvenuto su altre criptovalute minori).
Un ipotetico malintenzionato, sia esso uno Stato, una grande azienda o anche un famigerato consorzio di grandi imperi finanziari, troverebbe ormai sempre meno conveniente provare ad intraprendere un’azione truffaldina per “scardinare” il sistema in quanto economicamente sconveniente. Inoltre Bitcoin è protetto da una solida Teoria dei Giochi. Essendo la ricompensa per la risoluzione di un blocco in bitcoin, attaccare il Network sarebbe completamente improduttivo in quanto causerebbe una perdita di valore del token rendendo di fatto l’attacco non profittevole.

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Bitcoin: la Calma Prima della Tempesta

Mentre sui mercati il valore di bitcoin è fermo a uno stato di stagnazione da diverse settimane, i fondamentali della tecnologia sono ai massimi storici. Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?

I mercati

Bitcoin sta affrontando settimane di stagnazione per quanto riguarda il suo valore di scambio sui mercati. Secondo i dati pubblicati dal Bitcoin Volatility Index, la valuta digitale ha infatti toccato la volatilità più bassa degli ultimi quattro mesi. La volatilità è un dato che misura la variazione del prezzo nel tempo e viene spesso usata per valutare l’insicurezza del valore di un determinato titolo. Un’alta volatilità si traduce in cambi di valore repentini in periodi di tempo relativamente brevi.

Durante l’intero mese di agosto, Bitcoin è stato scambiato costantemente tra i $10k e gli $11k con un minimo di circa $9500 l’1 settembre. Nonostante il calo della volatilità sia stato di fatto affiancato anche da volume giornalieri relativamente bassi, probabilmente dovuti alla tradizionale stagnazione dei mercati durante il periodo estivo, i fondamentali di bitcoin rimangono più che solidi. Come testimoniato da numerose testate giornalistiche di affari, compresa Forbes, al di fuori dei mercati bitcoin se la passa benissimo.

I fondamentali

Nell’arco di poche settimane sono state numerose le notizie convincenti sulla salute dell’asset digitale:

  • Nuovo massimo storico di difficoltà di mining à misura principale per misurare la stabilità e sicurezza della rete di pagamenti.
  • Nuovo massimo storico di numero di output non spesi (UTXO) à Il numero di indirizzi che possiedono bitcoin è in costante crescita: questo dato potrebbe essere in parte spiegato sia dall’aumento della domanda riscontrato dal mercato negli ultimi due trimestri sia dalla peculiare prospettiva di lungo periodo degli “holders”. La maggior parte delle persone che comprano bitcoin non ha intenzione di venderlo nel breve periodo ma principalmente per accumularlo e sfruttarne le consolidate doti di riserva di valore.
  • Crescente interesse delle multinazionali à Sono sempre di più le multinazionali che si stanno avvicinando all’ecosistema cripto, le più importanti: Facebook, Telegram, Walmart, Samsung, Twitter.
  • Crescente interesse istituzionale à Sempre più servizi offerti per agevolare gli ingressi istituzionali. A partire dal attesissimo Bakkt, un exchange che fornira contratti derivati basati su bitcoin costruti in maniera sartoriale per gli investitori istituzionali. Seguono a ruota il Nasdaq, Fidelity Investments, JP Morgan.
  • Bitcoin ETF à Le società di investimento VanEck and SolidX potranno sfruttare di un’esenzione della SEC (la commissione americana che regola i mercati finanziari) per poter offrire i primi Bitcoin ETF a enti istituzionali comprese banche ed hedge funds.

Le attuali condizioni di scambio sui mercati connotate da bassi volumi lasciano ampio spazio a manipolazioni. Se a queste condizioni sommiamo i grossi investimenti reali sulle infrastrutture e servizi, è lecito aspettarsi un grosso movimento nelle prossime settimane. Come reagirà il mercato all’assorbimento di queste iniziative? Una rottura dell'attuale pattern sembra ormai imminente. Se i volumi saranno sufficienti, un breakout della zona $11700 potrebbe innescare una nuova corsa. Contrariamente, sono molti coloro che aspettano una discesa intorno ai $9000 per poter entrare di nuovo nel mercato.

In entrambi i casi, bitcoin rimane sotto la luce dei riflettori, con tutto il mercato che sta solo aspettando il momento migliore per saltare in sella alla prossima bullrun.


Bitcoin e Libra: Perchè la BCE teme la nuova competizione?

Durante l’ultima conferenza della BCE, Yves Mersch, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (BCE), ha espresso i suoi dubbi riguardo Libra, il tanto discusso progetto di Facebook. Le parole utilizzate tuttavia lasciano intuire una certa paura da parte delle istituzioni nei confronti della rivoluzione monetaria in atto.

 

Il punto di vista di Yves Mersch (BCE)

Durante la conferenza della Banca Centrale Europea a Francoforte, Yves Mersch, membro del consiglio di amministrazione, ha espresso i suoi dubbi riguardo Libra, l’ambizioso progetto di Facebook che mira a creare una valuta globale ma che rischia di intaccare gli equilibri macroeconomici internazionali.

Mersch definisce il progetto "accattivante ma infido". Secondo lui, le “corporate coin” (valute create da grandi multinazionali) hanno poche o nessuna possibilità di affermarsi come alternativa affidabile alle valute fiduciarie (le cosiddette valute FIAT). Le sue argomentazioni si concentrano sull'infrastruttura che sta alla base di Libra, la Libra Association, e sulla reputazione della società che "sponsorizza" il progetto, Facebook. Durante il suo discorso, ha ironicamente sottolineato che Libra è stata ideata dalle stesse persone che hanno dovuto difendersi di fronte ai legislatori Americani ed Europei a causa di un’enorme quantità di dati prelevati da Facebook, da parte di un’azienda di consulenza e marketing chiamata Cambridge Analytica, dimostrando - ancora una volta - quanto Facebook fatichi a tenere sotto controllo il modo in cui sono usati i suoi dati (il termine corretto sarebbe i nostri dati).

Un'altra preoccupazione sollevata da Mersch riguarda la composizione della Libra Association, di fatto un cartello di grandi società nel campo dei pagamenti, della tecnologia e delle telecomunicazioni. Libra non presenta nessuna delle caratteristiche delle criptovalute. Non è decentralizzata, pubblica o senza confini né resistente alla censura o neutrale. Con il lancio di Libra, sembra che i colossi del digitale vogliano sostituirsi alle Banche Centrali. Mersch ammette che anche le valute FIAT sono centralizzate, ma a differenza di Libra, hanno un'entità sovrana e un'autorità centrale di emissione, caratteristiche che a suo parere garantirebbero una fiducia superiore nei loro confronti. I suoi dubbi, quindi, riguardano l'affidabilità delle aziende che gestiscono il progetto Libra. Secondo Mersch, non vi è alcuna garanzia che queste società agiranno nell'interesse dei consumatori, in quanto ottengono un accesso privilegiato a dati privati ​​(i pagamenti sono i dati più sensibili che una persona possa condividere) che possono essere abusivamente monetizzati. Considerando i precedenti, i dubbi sono fondati. Per Mersch, le banche centrali sono l’unica via per garantire la validità di una moneta. In una delle sue frasi si rivolge ai cittadini europei, sperando che non si facciano tentare da questo progetto, definito “accattivante ma infido”, abbandonando così la sicurezza e la solidità del sistema finanziario tradizionale.

Preoccupazioni reali o un po 'di paura?

Le osservazioni di Mersch riflettono il pensiero generale che si è creato attorno a Libra, sia da parte di varie istituzioni a stampo finanziario classico, sia da parte dei sostenitori delle criptovalute.

Tuttavia, c’è un particolare interessante da notare. A giudicare dalle sue parole, un elemento chiave di distinzione tra Libra e le valute FIAT è la fiducia. Mersch sottolinea che le società private non possono guadagnare la fiducia dei consumatori per creare un sistema monetario solido tanto quanto possono farlo le banche centrali. Mersch, parla di non abbandonare la solidità del nostro sistema finanziario.
In inglese “…the safety and soundness of established payment solutions and channels…”.

Ciò è alquanto assurdo in quanto la definizione di “sound money” (in italiano, “denaro sano”) si riferisce ad una forma di denaro scelta liberamente dal mercato perché mantiene valore nel tempo (riserva di valore), perché permette di trasferire valore in modo più o meno semplice (Mezzo di Scambio), e perché può essere suddivisa in grandi o piccole unità sempre mantenendo il suo valore facilitando così le transazioni (unità di conto). Un’altra caratteristica di questo tipo di moneta è che non può essere manipolata, non essendo emessa da un ente centrale, la sua quantità è più o meno limitata riducendo così il deterioramento del valore dovuto all’inflazione. Seguendo questa definizione è facile capire come qualsiasi valuta fiduciaria non possa essere considerata una forma di “denaro sano”. Le valute FIAT sono imposte, non sono state scelte liberamente dal mercato e il loro valore è legato in larga parte alla fiducia nei confronti dell’autorità che la emette, di norma uno Stato o una banca centrale. Essendo emesse da unità centrali con zero costi di produzione la loro quantità è tendente all’infinito, questo rende molto più complesso il commercio e tende a far perdere valore alla moneta nel lungo termine, azzerando così la sua funzione di riserva di valore.

Il sistema economico a valute fiduciarie ha permesso lo sviluppo del “Global Foreign Exchange Market”, o meglio conosciuto come Forex. Nel 2016, il Forex ha registrato un volume medio giornaliero di circa 5,1 trilioni di dollari statunitensi. Ciò significa che in un anno, la somma di tutte le transazioni nel mercato forex ammontava a $1861,5 trilioni di dollari statunitensi. Per darvi un paragone la Banca Mondiale (World Bank),  ha stimato il PIL mondiale del 2017 a $80 trilioni di dollari. Questo significa che il Forex “produce” 23 volte tanto quello che producono 193 nazioni del mondo in un anno. Il mercato forex si basa sulle fluttuazioni del valore dei tassi di interesse in valuta. Ad esempio, il dollaro USA ha un rendimento diverso rispetto alle altre valute principali. Se uno può prevedere correttamente queste fluttuazioni, può creare dei profitti scambiando valute le une contro le altre. Questo processo è completamente privo di valore in quanto non si produce nulla e per questo non viene considerato nel calcolo del Prodotto Interno Lordo. Questo mercato rappresenta quindi solamente un costo causato da un sistema a valute nazionali di valore indipendente e manipolabili per interessi politici.

Di conseguenza il commercio internazionale può facilmente essere influenzato a causa di tensioni politiche (la guerra commerciale tra Cina e America è frutto di questo sistema). Questa morsa sarebbe più tenue se il sistema economico si appoggiasse a una forma di “denaro sano” (sound money) non manipolabile da tensioni politiche o autorità centrali. Le valute fiduciarie quindi non seguono la definizione di “sound money” ma sono molto più simili a valute corporate come Libra con la sola differenza basata sull’autorità che la emette. Bisognerebbe capire le ragioni per cui Mersch ritiene che si debba avere una fiducia cieca verso le banche centrali, altrimenti questo suo commento potrebbe celare una certa paura di competizione.

Le banche centrali non producono “sound money”

Come abbiamo visto una forma di “moneta sana” permette di preservare il suo valore nel lungo periodo, incentivando le persone a pensare maggiormente al futuro e permettendo uno sviluppo economico sano. La caratteristica più interessante tuttavia, è il fatto che non sia emessa da un ente centrale come una banca o un governo e che quindi la sua offerta non sia manipolabile. La storia ci sta dimostrando che chiunque si trovi a dover gestire l’offerta monetaria abbia la tendenza a non arrestare mai la produzione riducendo così il potere d’acquisto della valuta stessa. È una sorta di tassa, ridurre il valore reale della moneta mantenendo il valore nominale intatto.

Teoricamente, una forma di moneta ideale dovrebbe avere un’offerta fissa, senza poter essere manipolata a piacimento. Non esiste (o esisteva) un bene veramente limitato sulla Terra, per questo nel corso dei secoli le forme di moneta migliori e che hanno permesso uno sviluppo più duraturo sono state quelle la cui produzione fosse insignificante rispetto all’offerta esistente. L’oro è sicuramente la forma di denaro più sano che la storia abbia mai avuto. Persino ora che il sistema economico mondiale è basato su valute fiduciarie, le banche centrali continuano ad accumulare oro nelle loro riserve. Nonostante i diversi disastri economici degli ultimi 100 anni, quest’idea che le banche centrali e i governi debbano avere il controllo sulla moneta non viene messa minimamente in questione. Anzi, viene promossa come unica soluzione.

https://en.m.wikipedia.org/wiki/List_of_economic_crises

Le alternative: Bitcoin e oro

Le persone cercheranno sempre una via per conservare i propri risparmi che sia indipendente da qualsiasi autorità e che permetta appunto di aumentare la propria ricchezza in futuro. L’oro lo fa da secoli, e questa sua capacità di preservare valore nel tempo ha attirato l’interesse dei governi. Negli ultimi 100 anni infatti, i governi hanno cercato di accumulare quanto più oro possibile anche rendendo illegale la possessione del metallo da parte di cittadini privati. Se il tuo governo dichiara illegale possedere una quantità significativa di lingotti, non si ha altra scelta che rispettarla. L’oro, essendo una forma di denaro sano, è uno strumento ideale per il pagamento dei propri debiti. I governi hanno continuato ad accumulare oro in quanto sono consapevoli che se l’esperimento delle valute fiduciarie dovesse fallire, l’oro permetterebbe una certa copertura da una completa disfatta.

Le valute FIAT al contrario non possono garantire questa sicurezza in quanto tendenzialmente perdono di valore e, secondo uno studio, hanno una vita media di 27 anni. Le valute FIAT sono un esperimento e i risultati che stanno dando non sono dei migliori. Stiamo vivendo in un momento storico unico al mondo in cui nessuna valuta nazionale è legata in alcun modo all’oro. Da poco più di dieci anni invece, le persone hanno la possibilità di beneficiare dei vantaggi dell’oro ma con un bene completamente digitale. Bitcoin rappresenta la prima forma di moneta completamente digitale con le caratteristiche di una forma di “denaro sana”.

Bitcoin opera ininterrottamente da 10 anni e il suo valore è passato da meno di un centesimo a più di $10.000 dollari attualmente. Se continuerà ad operare per i prossimi 50 anni e dimostrerà di essere uno strumento utilizzabile da miliardi di persone avremo una nuova forma di moneta che replica le caratteristiche fondamentali dell’oro con i vantaggi della rivoluzione digitale. Sarebbe un’evoluzione digitale dell’oro. Con lo sviluppo dell’economia globale, l’oro era diventato uno strumento scomodo per il commercio.  Per permettere quindi di utilizzare l’oro in maniera efficiente si è passati ad un sistema monetario a valute nazionali tutte coperte da dei corrispettivi in oro (Gold Standard). Questo permetteva di aumentare la scalabilità dell’oro. Tuttavia, banche centrali e governi non rispettavano i limiti imposti dalle loro riserve e si è passati ufficialmente ad un sistema di valute FIAT nel 1971 (fine degli accordi di Bretton Woods). Dopo quasi 40 anni e (qualche crisi economica), grazie alla tecnologia, siamo riusciti a creare un’alternativa digitale al problema della moneta rivoluzionando completamente le forme di pagamento esistenti. La natura speculativa di Bitcoin (data dalla sua scarsità) insieme alla possibilità di evadere dal controllo finanziario (Ex: Argentina o Venezuela) sta attirando l’attenzione di sempre più persone, permettendo a Bitcoin di crescere e affermarsi come vera e propria alternativa monetaria che a differenza di Libra non può essere arrestata (Bitcoin è un protocollo informatico e non c’è nessuna azienda da chiamare davanti a una corte).

L’ultimo ostacolo che Bitcoin dovrà superare è quello di diventare una valida unità di conto. Anche se la sua scarsità lo rende ideale come riserva di valore (un numero sempre maggiore di persone riesce a tollerare la volatilità nel lungo periodo), la volatilità conseguente lo rende impraticabile come moneta per fissare i prezzi. Questo problema non si risolverà finché il prezzo di un bitcoin sarà di qualche multiplo superiore al prezzo corrente e una parte consistente della popolazione mondiale lo accetterà.
Dovesse raggiungere questa stabilità Bitcoin potrebbe anche essere utilizzato dalle Banche Centrali allo stesso modo dell’oro, ma garantendo una maggiore trasparenza e permettendo degli scambi più sicuri, veloci ed efficienti.

 


Bitcoin Dominance: un riassunto di cosa è successo

Bitcoin sta dominando il mercato. Nell’ultima settimana il suo valore ha subito un aumento di più 1000$ che lo hanno portato a controllare più del 70% del mercato complessivo delle criptovalute.

Bitcoin domina il mercato

Dopo il rialzo del prezzo avvenuto nella giornata di ieri, la capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha superato il 70% del valore totale delle criptovalute. L’ultima volta che il mercato si trovava in questa situazione era Marzo 2017, quando un bitcoin valeva “appena” $1.000 dollari.

Fonte: coinmarketcap.com

La “dominance” è calcolata facendo il rapporto tra il valore della capitalizzazione di mercato di Bitcoin e il valore della capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

Questa informazione ci permette di avere un’idea generale su come si sta comportando il mercato. Come possiamo vedere dal grafico, nonostante Bitcoin sia la criptovaluta dominante, la sua posizione ha subito alcune variazioni lungo la strada. Fino a Febbraio 2017, la dominance era superiore all'85% ma, con il boom delle ICO, il dominio di Bitcoin è sceso fino al 33% a gennaio 2018.

Tuttavia sembra essere stato un passaggio temporaneo. Il 2018 è stato l’anno della verità per tutti i progetti lanciati nel 2017. La maggior parte delle ICO non è riuscita a creare un prodotto utilizzabile e anche quelle che sono ancora in piedi mancano di utilizzo. Il mercato ha quindi reagito di conseguenza. A partire da Gennaio dello scorso anno, la dominance di Bitcoin è in costante aumento e solamente negli ultimi tre mesi è aumentata di oltre il 35 percento, passando dal 51 percento al 70 percento. Tuttavia, secondo una ricerca fatta da Arcane Research, la Bitcoin Dominance sarebbe ancora più elevata in quanto bisogna tenere conto di altre variabili fondamentali come la liquidità. La liquidità è una variabile fondamentale in quanto la capitalizzazione di mercato è manipolabile attraverso la creazione di nuove criptovalute (cosa che avviene giornalmente) e tiene in considerazione tutti quei token che hanno una capitalizzazione di mercato ridicola senza alcun volume di scambio. Secondo la ricerca, la Bitcoin Dominance raggiunge più del 90% se si tiene conto della liquidità.

La crescita della Dominance riflette anche l’aumento del prezzo di Bitcoin che nell’ultima settimana è passato da un minimo di $9400 dollari ad un massimo di $10.700 dollari, consolidando la soglia psicologica dei $10.000.  I volumi sono cresciuti considerevolmente dall'inizio del mese, passando da $ 11 miliardi a $ 16,7 miliardi negli ultimi tre giorni.

Fonte: https://bitinfocharts.com/comparison/bitcoin-hashrate.html

Anche lo stato di sicurezza di Bitcoin determinato dal suo hash rate si trova in una condizione ottimale. Nella giornata di Martedì, l’hash rate di Bitcoin ha raggiunto il valore di 87,8 quintilioni di hash al secondo (87,8 milioni di terahash al secondo - TH / s). Questa cifra rappresenta un aumento del 25 percento della potenza di calcolo distribuita sulla blockchain Bitcoin nell'arco di una settimana. La continua crescita di questo valore, insieme ad altre metriche come difficoltà, numero di indirizzi attivi e miner, dimostrano come Bitcoin stia migliorando anche da un punto di vista tecnologico.

Scendono in campo le istituzioni

La crescita del 2019 sembra principalmente data dall’appetito degli investitori istituzionali. A metà Agosto è stato finalmente confermato il lancio di Bakkt, una piattaforma che permetterà la custodia e la consegna  di contratti futures su bitcoin giornalieri e mensili consegnati fisicamente, in collaborazione con ICE Futures U.S. e ICE Clear US. Bakkt è stato ampiamente considerato un segnale positivo per bitcoin poiché potrebbe aiutare a facilitare il flusso di denaro istituzionale nel mercato. Sempre dal punto di vista istituzionale, sembrerebbe esserci stata una svolta per quanto riguarda gli ETF su bitcoin. Van Eck Securities Corp. e SolidX Management LLC hanno trovato un escamotage per aggirare l’approvazione della SEC sfruttando la norma 144A, che limita però la vendita a determinati acquirenti istituzionali. Di fatto quindi questi strumenti non saranno dei veri e propri ETF ma sono molto più simili a degli strumenti esistenti come ad esempio il Greyscale Bitcoin Trust (GBTC) offerto da Grayscale Investments, LLC.

Tuttavia, pur non essendo un ETF vero e proprio, lo sviluppo di questi strumenti sono necessari per migliorare l’infrastruttura e la liquidità del mercato, solidificando le basi che permetteranno di sostenere il prossimo boom.

Qualora la prossima bull run dovesse essere guidata da investitori istituzionali la capitalizzazione di mercato potrebbe letteralmente prendere il volo e portare Bitcoin su un piano di riferimento completamente diverso. Se ora i principali paragoni vengono fatti tra Bitcoin e Altcoin, grazie agli investimenti da parte di clienti istituzionali (i quali concentreranno i loro investimenti sull’unico asset veramente sicuro e affidabile), i nuovi competitori di riferimento a Bitcoin non sarebbero più gli Altcoin ma bensì le valute nazionali. Secondo un grafico pubblicato da Crypto Voices il 18 giugno 2019, Bitcoin è ora l'ottava valuta più grande al mondo per base monetaria (dati registrati nel primo trimestre del 2019).

 

 

 

 

 

 


L'Appetibilità di Bitcoin nel Mercato delle Obbligazioni a Rendimento Negativo

L’ammontare delle obbligazioni a tasso interesse negativo ha superato i 17 trilioni di dollari secondo quanto riportato da Bloomberg. Secondo questo dato, il 30% delle obbligazioni disponibili sui mercati finanziari hanno infatti un rendimento negativo. In altre parole il creditore sta effettivamente pagando il debitore per avere l’onere finanziario del debito. Gli investitori che compreranno quel titolo avranno perciò la certezza matematica che alla scadenza il loro ritorno sarà negativo, incassando meno capitale di quello che avevano investito inizialmente.

 

Il crescere delle obbligazioni a tasso inferiore a zero ha infatti sollevato molte perplessità e il conseguente fantasma di una effettiva bolla sui bond.
Non sono solo le obbligazioni statali a toccare il segno negativo, ma anche le obbligazioni private garantite da grandi industrie. Un esempio emblematico è il caso recente di Siemens AG: la multinazionale tedesca attiva nel settore della tecnologia, mobilità e servizi ha infatti venduto l’obbligazione con il tasso più negativo mai fatto registrare nella storia dei mercati finanziari; ma la vera notizia è che il titolo sia andato a ruba, lasciando insoddisfatti alcuni investitori che non sono riusciti ad accaparrarselo. Secondo quanto riportato dalla news, questo genere di obbligazioni a breve-termine continuano a rimanere l’alternativa “meno peggiore” per gli investitori istituzionali.

Uno scenario che rasenta il surreale e dovrebbe allarmare sia gli investitori privati che gli istituzionali sulle falle dell’attuale sistema monetario.

 

 

L’aumento delle obbligazioni a rendimento negativo è senz’altro un sintomo di indebolimento dell’economia globale. L’invertirsi della curva dei rendimenti, da positivi a negativi, ha sempre correttamente anticipato periodi di recessione negli Stati Uniti dal 1955 ad oggi. Segnali tecnici che, se uniti all’incertezze macroeconomiche della guerra commerciale USA-Cina, possono avere impatti significativi sulla confidenza degli investitori. Così, mentre l’economia globale si indebolisce e ci allarma su una imminente crisi, molti investitori potrebbero trovare in Bitcoin una valida alternativa di mercato. Infatti, al contrario di azioni ed obbligazioni, Bitcoin rimane robustamente in zona 10'000 dollari e con decrescente volatilità.
Ad aumentare l’appetibilità di Bitcoin sono poi il numero crescente di servizi che puntano ad offrire contratti derivati basati proprio sulla valuta digitale. Lo sviluppo di prodotti derivati agevola il superamento delle difficoltà di archiviazione dell’asset digitale e contemporaneamente ne garantiscono una maggiore liquidità. Un altro indicatore dello stato di salute di bitcoin è il costante aumento della difficoltà di mining. Dato che segnala una solidità della rete di pagamento mai vista prima d’ora e che conferma che gli investimenti a supporto del network sono in netta crescita.

Con il fenomeno di Halving in avvicinamento, il consolidarsi del prezzo di scambio e quei 17 trilioni di dollari investiti in obbligazioni in perdita, bitcoin sembra posizionarsi come un’alternativa più che valida agli attuali prodotti finanziari tradizionali.

 


Può Bitcoin Beneficiare della Nuova Politica Monetaria della Federal Reserve?

A partire da luglio 2019, la banca centrale americana ha deciso di attuare una nuova politica monetaria accomodante tagliando di un quarto di punto il tasso d’interesse. Con tale manovra, gli USA puntano ad incrementare gli investimenti a scapito dei risparmi, dando perciò una vera e propria spinta alla propria economia. Con un imminente aumento della liquidità disponibile nel mercato, può Bitcoin beneficiare delle nuove condizioni macroeconomiche?

Nell’ultimo meeting di luglio, la Federal Reserve (Fed) – la banca centrale Americana – aveva tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli al 2-2,25% dal 2,25-2,50% deciso nel precedente Dicembre. Si tratta della prima manovra simile dal lontano dicembre 2008, momento in cui la Fed dovette reagire all’enorme crisi finanziaria scoppiata a causa della bolla immobiliare sui mutui subprime.

Generalmente, quando una banca centrale taglia i propri tassi d’interesse la moneta nazionale diventa più “economica”. Prendere in prestito dollari sarà perciò meno costoso; al contrario, prestare dollari a banche o istituzioni sarà meno redditizio. Per questo motivo, spesso il taglio dei tassi di interesse si traduce in una maggiore propensione ad investire piuttosto che a depositare i propri risparmi in banca. Si tratta di una manovra studia ad hoc per iniettare liquidità nei mercati e far ripartire l’economia.

Durante periodi economici connotati da una politica monetaria accomodante, come quello che stiamo attraversando appunto da luglio 2019, non sono solo i mercati azionari a beneficiarne ma anche altri asset che fungono da buona riserva di valore. Di questa categoria fanno parte i metalli preziosi come l’oro ma anche le criptovalute, in particolare bitcoin che gode della peculiare scarsità in ambito digitale. Infatti, sebbene bitcoin sia un grande strumento monetario di scambio di valore, molti investitori lo ritengono un incredibile riserva di valore nel lungo termine. Un asset che, se custodito per svariati mesi, ha sempre saputo generare ritorni esorbitanti. In questo scenario bitcoin sembra essere diventato un asset appetibile anche per investitori istituzionali, i quali hanno iniziato a mostrare un crescente interesse già a partire da gennaio 2019.

Donald Trump non è tuttavia soddisfatto dalla misura adottata dalla Fed. Secondo il presidente americano infatti, il taglio dello 0.25% non è sufficiente per garantire agli Stati Uniti una condizione economica predominante specialmente alla luce delle tensioni commerciali con la Cina. Trump ha infatti più volte attaccato pubblicamente Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, chiedendo un intervento maggiore a supporto dell’economia con tagli dei tassi di interesse più accentuati o addirittura quantitative easing.

 

Fonte: https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1156666164732473345

 

Secondo una news pubblicata da CNBC, sono molti gli economisti che si aspettano un taglio più aggressivo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Addirittura, la nota banca d’affari Americana Morgan Stanley, prevede una serie di nuovi tagli a partire già dai Federal Open Market Committee (FOMC) meeting di settembre e ottobre 2019, per poi continuare per tutto il 2020 fino a portare i tassi di interesse vicini allo zero.

Date le recenti tensioni commerciali con la Cina che non sembrano attenuarsi e le previsioni di una imminente recessione sempre più insistenti, un ulteriore taglio dei tassi di interesse sembra inevitabile.

Con il fenomeno di halving ormai a pochi mesi di distanza e le favorevoli condizioni macroeconomiche imposte dalla Fed e dalla BCE, è plausibile pensare il mercato delle criptovalute possa beneficiarne almeno fino alle fine del 2020.