Bitcoin vs Fiat Money: La Resa Dei Conti Si Avvicina?

Proprio mentre la Banca Centrale europea e la Federal Reserve americana annunciano nel prossimo periodo ingenti iniezioni di nuova liquidità per fronteggiare la crisi economica scatenata dal Coronavirus, ecco che è in dirittura di arrivo il cosiddetto halving di Bitcoin, che vedrà un dimezzamento dell’offerta in circolazione. Un tempismo curioso e singolare che enfatizza, ancora una volta, l’abissale differenza strutturale tra i due sistemi.

Le Banche centrali annunciano imminenti immissioni di nuova moneta

Le Banche centrali mettono in campo le armi di politica monetaria per combattere gli effetti economico-finanziari della diffusione del coronavirus Covid-19. Stando alle ultime notizie e indiscrezioni, la BCE ha annunciato un nuovo Quantitative Easing di dimensioni massicce, pari a circa 750 miliardi di euro di titoli da acquistare. Stesso discorso in USA, dove la Federal Reserve ha appena iniziato un intervento coordinato dei principali istituti centrali per erogare massima liquidità al sistema. La FED,  dopo aver coordinato un taglio dei tassi di interesse, ha poi annunciato un nuovo piano di Quantitative Easing illimitato. Di fatto la banca centrale americana è pronta a sborsare liquidità illimitata per cercare di sostenere l'attuale mercato finanziario americano.

Tradotto in altri termini: vengono stampate nuove ed incredibili quantità di moneta, che si andranno ad aggiungere alla massa monetaria esistente. Il che provocherà, inevitabilmente, un aumento dell’inflazione e una conseguente riduzione del potere di acquisto di Euro (e Dollaro) nelle nostre tasche.

Nell’ecosistema Bitcoin, al contrario, l’inflazione diminuisce progressivamente

Bitcoin è un network peer-to-peer, decentralizzato, senza alcun Ente, Istituto o “Banca Centrale” che emette, gestisce o regola l’immissione di nuove quantità di moneta nel suo ecosistema, i bitcoin appunto. Il protocollo che ne sta alla base prevede una emissione predeterminata regolata un algoritmo pubblico e trasparente. Ci saranno al massimo 21 milioni di bitcoin, estratti in maniera progressiva in quantità fissate ogni circa 10 minuti, con un tasso di inflazione decrescente nel tempo. (https://www.blockchain.com/it/charts/total-bitcoins?timespan=all)

La quantità emessa prevede infatti un dimezzamento ogni 4 anni (il cosiddetto halving), come già succeduto nel 2012 e nel 2016, quando il numero di bitcoin estratti passarono da 50 a 25 prima, e da 25 agli attuali 12,5 poi. Il prossimo dimezzamento avverrà proprio intorno al 12 maggio 2020, quando i nuovi bitcoin “coniati” passeranno a 6,25 unità ogni 10 minuti. I dimezzamenti proseguiranno successivamente ogni 4 anni, fino all’anno 2140 quando verrà estratto l’ultimo satoshi, l’unità più piccola (pari a 0,00000001 btc), fissando il tetto dei 21 milioni in circolazione.

Maggio 2020: la resa dei conti?

Accade così che Maggio 2020 diviene ad essere, per una curiosa coincidenza, un mese quasi simbolico. Proprio nello stesso momento in cui i nostri Euro in tasca sono destinati ancora una volta ad essere sviliti e mortificati a causa di una forte inflazione prodotta artificialmente da alcune decisioni politiche prese a tavolino da poche persone, Bitcoin attua un dimezzamento dell’offerta di nuove unità immesse nel circuito e quindi un dimezzamento dell’inflazione, che passa all’incirca dall’attuale 4% medio degli ultimi anni al circa 2% annuo (si veda prospetto sotto per il dettaglio).

Da un lato abbiamo la moneta “fiat”, o denaro di Stato, emesso e regolato da burocrati con forti interessi privati che persistono nello stampare nuove unità, riducendo ogni volta e sempre più il potere di acquisto dei risparmi dei cittadini. Dall’altro lato abbiamo Bitcoin che, incentrato su un network in cui le politiche economiche sono pubbliche, trasparenti e (pressochè) immutabili, sottrae a chiunque la possibilità di modificare o alterare le regole stabilite dalla community per ottenere un qualsiasi vantaggio personale o di parte.

Ancora una volta le differenze tra le due monete Euro e Bitcoin, nate una in contrapposizione dell’altra, si dimostrano abissali e, per un curioso scherzo del destino, il mese di maggio 2020 potrebbe essere ricordato come una sorta di resa dei conti, o passaggio di testimone, tra le due tecnologie che, di fronte ad una emergenza globale, si trovano ad attuare “soluzioni” diametralmente opposte.

E voi, quale delle due ritenete la più sicura e affidabile?

 

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Bitcoin e l’Instabilità dell’Economia Globale

Se consideriamo il periodo storico dopo il 2015, è scioccante vedere le tendenze di crescita che ha ottenuto il prezzo di Bitcoin durante i periodi di instabilità economica globale. Questo articolo analizza il ruolo di Bitcoin durante numerosi eventi macroeconomici di scala globale.

Beni rifugio

Sono molti gli investitori che vogliono capire se Bitcoin possa effettivamente proteggere il loro portafoglio in tempi di incertezza economica. In questo articolo, cerchiamo di aiutarvi a rispondere a questa domanda partendo da alcuni recenti fenomeni economici internazionali.

I beni rifugio (o asset difensivi) sono asset che sono in grado di proteggere con maggiore probabilità gli investimenti durante periodi di incertezza economica perche scorrelati dall’andamento del mercato finanziario tradizionale. La domanda per questo genere di asset è chiaramente molto elevata durante periodi di crisi o incertezza economica, durante i quali è difficile prevedere l’andamento del mercato azionario e obbligazionario. In altre parole, durante la crescita economica, un investitore è più propenso ad investire in modo aggressivo sui mercati finanziari tradizionali; durante una recessione, quando la conservazione dei suoi fondi diventa l'obiettivo principale, un investitore sarà più conservatore e andrà molto spesso a investire in beni rifugio. Gli asset difensivi tradizionali includono: l'oro, il settore immobiliare, le valute nazionali, e recentemente anche Bitcoin e criptovalute.

Che tipo di investimento è Bitcoin?

Gli analisti del fondo Americano Grayscale hanno identificato tre proprietà principali del bitcoin che loro estremamente appetibile per gli investitori:

  • La conservazione del valore. Il bitcoin ha un valore riconoscibile, principalmente grazie alla sua scarsità (limite massimo di 21 milioni di bitcoin), così come beni reali come l'oro.
  • Bitcoin ha usi reali per il pagamento di beni o servizi. Bitcoin è accettato per il pagamento da oltre 100.000 aziende in tutto il mondo, molte delle quali Fortune 500 Companies. Inoltre, bitcoin può essere scambiato facilmente con praticamente tutte le valute legali significative, rendendolo un mezzo di scambio universale molto liquido.
  • L’incredibile potenziale di crescita nel lungo periodo. Molti investitori si aspettano una crescita esponenziale del valore di Bitcoin dovuto sia alla sua scarsità intrinseca, sia all'aumento del numero di aziende che utilizzano blockchain e cripto per gestire la struttura aziendale, i contratti e le finanze. Questa adozione porterà ad un aumento del prezzo del bitcoin, che a sua volta stimolerà la domanda facendolo aumentare maggiormente.

Grexit (aprile-luglio 2015)

Il 27 gennaio 2015, il leader del partito Syriza, Alexis Tsipras, ha annunciato la formazione di un nuovo governo che causò molte speculazioni sul possibile ritiro della Grecia dall'Eurozona. Nei mesi seguenti l'inadempienza sul debito greco sembrava inevitabile. Forse l'evento più interessante di questo periodo è stata la decisione annunciata il 28 giugno 2015 dal governo greco di chiudere le banche statali e introdurre un rigido controllo sul movimento di capitali. Queste restrizioni rimasero valide per tre settimane. È proprio durante questo periodo che avvenne il primo serio interesse in Bitcoin come asset difensivo non controllato dallo stato. Il 13 luglio 2015 è stato raggiunto un accordo per evitare il possibile Grexit. Nel periodo precedente all'accordo, Bitcoin è diventato l'asset più redditizio sul mercato, ottenendo un rendimento del 28%. 

Crollo del mercato azionario cinese (agosto 2015-dicembre 2016)

Il 10 agosto 2015, la Banca popolare cinese ha annunciato cambiamenti significativi nella sua politica monetaria che crearono una forte preoccupazione sullo stato di salute della seconda economia mondiale, portando turbolenze nel mercato azionario locale. Nel tentativo di stimolare la crescita attraverso le esportazioni, i politici cinesi abbassarono il tasso base dello yuan rispetto al dollaro USA dell'1,9%. Nell'agosto 2015, fu registrato il più forte deprezzamento in 20 anni del Renminbi (la moneta locale cinese) rispetto al dollaro USA. La reazione degli investitori non tardò ad arrivare e iniziò una massiccia vendita di titoli cinesi a favore di asset difensivi. Dal giorno dell'annuncio della banca centrale fino all'inizio dell'inversione nel mercato cinese (20 gennaio 2016), il bitcoin ha mostrato il più alto aumento dei prezzi, mentre altri asset hanno perso in media oltre il 10% e per i tradizionali asset a basso rischio i prezzi sono aumentati di non più del 6,6%.

Brexit (giugno-dicembre 2016)

Il 24 giugno 2016, scoppia il panico nei mercati finanziari a causa della decisione del Regno Unito di ritirarsi dall'Unione Europea. Gli investitori corsero al riparo comprando asset difensivi tra cui obbligazioni, oro e yen. In un solo giorno, il 24 giugno, dei tradizionali asset difensivi, l'oro ha mostrato la maggiore crescita (l'indice COMEX è aumentato del 4,7%), ma il prezzo del bitcoin è aumentato di oltre il 7%. La perdita media su altri asset è stata del 2,1%.

Elezioni presidenziali statunitensi (settembre-dicembre 2016)

Nelle settimane a ridosso delle elezioni presidenziali, i mercati finanziari sono diventati sempre più insicuri. Se fosse stato eletto Donald Trump, gli investitori si sarebbero aspettati un aumento delle tensioni geopolitiche e del protezionismo commerciale. Pertanto, di conseguenza, iniziarono a ridurre gli asset “rischiosi” nei loro portafogli. Allo stesso tempo, grazie alla politica di Quantitative Easing, il dollaro continuò a rafforzarsi. Da settembre 2016 alla fine delle elezioni del 10 novembre, i principali titoli e indici finanziari "affondarono" del 3,5% in media mentre il tasso di cambio Bitcoin crebbe del 17%.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti (maggio-dicembre 2019)

Sebbene le tensioni tra Stati Uniti e Cina siano iniziate nel 2018, il momento peggiore è arrivato solo nel secondo trimestre del 2019, dopo che Donald Trump ha aumentato significativamente i dazi doganali sui beni cinesi importati negli Stati Uniti. In risposta, la Cina ha introdotto misure simili per i prodotti provenienti dagli Stati Uniti. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, l’intensificarsi della battaglia commerciale avrebbe influenzato negativamente sul mercato finanziario globale, distruggendo molte catene di approvvigionamento e rallentendo la crescita economica globale, almeno nel 2019. Inoltre, l'aumento dei prezzi delle materie prime in entrambi i paesi avrebbe portato a livelli di consumo interno più bassi. La fase più intensa della "guerra commerciale" è arrivata a maggio. Il costo del bitcoin durante questo periodo è aumentato del 47%, mentre gli asset difensivi tradizionali sono aumentati solo l'1-2% del prezzo.

Eliminazione del generale Kassem Suleimani da Washington (gennaio 2020)

Il 3 gennaio 2020, Washington è riuscita a eliminare il generale Kassem Suleimani, comandante dell'unità delle forze speciali d'élite Al-Quds del Corpo islamico delle guardie rivoluzionarie (IRGC). Come già sperimentato più volte, in seguito a un'ondata di incertezza politica il bitcoin si è comportato come una classica risorsa difensiva ed è cresciuto di oltre il 4%.

Conclusione

Sebbene questa raccolta di esempi potrebbe essere troppo piccola per etichettare con assoluta certezza Bitcoin come un bene rifugio, è evidente che questi dati siano tutt’altro che casuali e che la domanda per un bene scarso e resiste ad ogni tipo di censura come Bitcoin piò aumentare sensibilmente durante periodi di instabilità economica. Forse con la crescita della capitalizzazione di mercato delle criptovalute e una conseguente diminuzione della volatilità, saranno sempre di più i grandi investitori a prestare attenzione a Bitcoin, l'oro digitale.

 

 


Bitcoin Dormienti: Quanti Sono e Come Calcolarli.

Cosa sono gli UTXO

Gli UTXO di Bitcoin, in inglese Unspent Transaction Outputs, sono output di transazione non spesi. Il modo più semplice per capire gli UTXO è immaginare un coin come una banconota da 5 euro. Se acquisti una bibita per 2 euro e spendi la tua banconota da 5 euro, dovresti ricevere 3 euro di resto. Non hai più la banconota da 5 euro, i 2 euro che hai dato al venditore di bibite sono il tuo contributo, e ora ti rimane un resto di 3 euro pari al tuo UTXO. La blockchain di Bitcoin non fa altro che tenere sempre traccia di chi ha accesso a tutti gli UTXO nel network.

Tieni a mente che non tutte le criptovalute o blockchain utilizzano questo modello basato sugli UTXO, ma sono molte quello che lo fanno; questo era infatti il meccanismo scelto da Satoshi per Bitcoin e molte blockchain sono basate direttamente dal codice di Bitcoin. Altre blockchain, come per esempio Ethereum, utilizzano un sistema basato su conti (account) simile al tuo conto corrente bancario tradizionale.

Capire gli UTXO

L'analisi UTXO è preziosa per coloro che desiderano trovare modelli e tendenze nell'utilizzo della blockchain. Analizzando i pattern delle UTXO di Bitcoin, Litecoin, Dash e Bitcoin Cash è possibilie dedurre interessanti caratteristiche sull’attuale stato di utilizzo di ciascuna blockchain. Questo tipo di informazioni potrebbe fornire agli operatori una visione delle fluttuazioni del mercato e altre informazioni che potrebbero offrire loro un vantaggio. Gli UTXO offrono un modo unico di esaminare le criptovalute che semplicemente non possono essere fatte con altre risorse.Informazioni come l'età delle UTXO, il totale delle UTXO spesi e di quelli creati possono fornire una visione privilegiata del comportamento degli utenti di criptovaluta.

Hodl Waves

Uno degli studi più recenti su UTXO è stato condotto da Unchained Capital e intitolato Hodl Wave in quanto studia l '"età" degli UTXO Bitcoin. Ciò significa sostanzialmente classificare i Bitcoin in base alla loro età intesa come ultimo utilizzo (e non dalla loro creazione tramite mining). Unchained Capital ha scoperto che ci sono state diverse "Hodl Waves" durante la storia di Bitcoin. Un Hodl Wave è un'epoca in cui la maggior parte degli investitori ha accumulato Bitcoin senza spenderli. Secondo lo studio storicamente ci sono stati almeno 3 se non 4 di tali periodi di accumulo di massa, periodi in cui la rete ha registrato un grande aumento di UTXO, la cui maggior parte non si è ancora mossa da allora. I dati mostrano che molti di questi “hodler” sta ancora accumulando più Bitcoin.

Secondo la ricerca, i dati sugli UTXO mostrano che 4 milioni di Bitcoin non si sono mossi negli ultimi 5 anni, contrariamente sono circa mezzo milione i Bitcoin che si spostano ogni sette giorni circa. Su BitInfoChart è possibile consultare il quantitativo di Bitcoin dormiente per un particolare intervallo di tempo. Per esempio negli ultimi due anni sono un’incredibile ammontare di quasi 8 milioni di BTC ($69 miliardi al prezzo corrente) che non si sono mossi dal massimo storico di Dicembre 2017. Questo tipo di dati potrebbe mostrare la differenza nel comportamento di trader e hodler.

L'analisi UTXO è un modo davvero unico per analizzare i dati della blockchain studiando i dettagli dell'immutabile contabilità per ottenere informazioni non normalmente disponibili per altri investimenti. Questo tipo di informazioni giocherà un ruolo enorme per i trader e gli investitori che vogliono conoscere le tendenze del mercato. Resta da vedere se e come Coinjoin, o altri metodi per prevenire l'analisi della blockchain, avranno un impatto su queste metriche.

 

 


Bitcoin e adozione di massa: come stanno attualmente le cose?

“Quanto tempo manca all’arrivo della tanto famigerata mass adoption” risulta ancora oggi una delle domande più ricorrenti all’interno della cripto-community. La risposta è tutt’altro che semplice e scontata, di certo impossibile da trattare in modo esaustivo in un articolo. Proviamo comunque nella difficile impresa di dare una risposta a questa domanda avanzando qualche considerazione.

Cosa si intende per mass adoption?

Si potrebbe affermare che per “adozione di massa” di una tecnologia si tenda ad indicare il momento in cui una tecnologia entra nell’uso comune delle persone e che venga pertanto accettata e ritenuta trasversalmente come affidabile e sicura. In altre parole, che diventi uno standard.

Qualche esempio del passato potrebbero essere gli sportelli automatici. Oggi si può lecitamente affermare che i bancomat abbiamo raggiunto la mass adoption, dato che tutti noi oggi utilizziamo questo strumento per prelevare o depositare soldi in diverse località, anche all’estero. E riteniamo sicura ed affidabile questa tecnologia. Ma qualcuno sa forse che il primo sportello automatico fu installato a Enfield (UK) il 27 giugno 1967 presso la banca Barclays? O che in Italia il primo compare nel lontano 1974 a Milano presso la Banca Popolare di Novara? (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sportello_automatico). Ci sono volute decine di anni!

Altro esempio, forse più calzante in tema Bitcoin, è internet, oggi uno standard mondiale. Il protocollo che oggi utlizziamo, il protocollo TCP/IP v.4, è datato 1984. Ma internet ha conosciuto una vera adozione di massa potremmo dire solo a partire dagli anni 2000: è da lì che i PC sono entrati nelle case della maggior parte delle persone. Oggi Internet non ha pressochè alcun competitor in grado di scalzarlo perlomeno nel medio termine.

I possibili parametri da seguire per capire se Bitcoin sta raggiungendo la mass adoption

Non ci sono dati e indici in grado di dimostrare in modo chiaro e oggettivo che Bitcoin stia o no per raggiungere una adozione di massa. A maggior ragione per una novità assoluta e potenzialmente rivoluzionaria nel panorama mondiale, essendo nata solo il 03 gennaio 2009, con solo 11 anni di vita. Ci sono tuttavia alcuni possibili indicatori da tenere in considerazione.

Sicuramente l’Hash Rate, che sta segnando nuovi record: significa che sempre più risorse e potenza di calcolo vengono messi a supporto della Blockchain, aumentandone la sicurezza e l’affidabilità dell’infrastruttura. Oppure il numero di indirizzi attivi di Bitcoin, oppure il numero di scambi giornalieri, oggi verso i massimi di sempre. Un altro fattore da considerare è ad esempio il numero di Bitcoin ATM o BTM in circolazione. Negli ultimi due anni gli sportelli in cui è possibile cambiare FIAT conto Bitcoin è aumentato notevolmente, passando le 6000 unità il Dicembre scorso.

Molti ritengono poi erroneamente che il prezzo sia l’unico parametro attendibile (capitalizzazione di mercato), e quindi arrivano alla conclusione che, essendo all’incirca stazionario da quasi 2 anni a questa parte, il “percorso di crescita” di Bitcoin si sia fermato. Ma il prezzo non riflette altro che il volume della domanda e dell’offerta su piattaforme ed exchange. Non è riferito a scambi tra privati e quindi legato ad una maggiore adozione della tecnologia. Ma soprattutto è pesantemente influenzato dalle attività di trading in tutto il mondo, che sulla volatilità del prezzo speculano ogni giorno.

E allora, cosa ci dicono questi indici?

Al tempo. Prima di concludere, è doveroso precisare almeno altre due questioni.

  1. Bitcoin è sempre più visto, perlomeno in questa fase storica, più come oro digitale (riserva di valore) piuttosto che come mezzo di scambio. Non conviene, per i possessori di questa criptovaluta, spendere giornalmente btc: in tasca infatti abbiamo l’euro, moneta soggetta intrinsecamente a continua perdita di valore di acquisto dovuta all’inflazione tipica del denaro fiat. Prima di pagare in bitcoin, conviene a tutti spendere queste!
  2. La tecnologia sta vedendo in questi anni un gran numero di ricerche, sperimentazioni, studi, proposte, miglioramenti e upgrade atti a portare Bitcoin verso una maggiore efficienza, scalabilità, privacy, sicurezza e facilità d’uso per tutti gli utenti. Progetti già in fase avanzata come i layer 2 (ad esempio Lightning Network) oppure proposte per prossimi soft fork come Taproot, MAST o Schnorr Signature sono tuttora in corso, e richiedono il tempo necessario per poter essere implementate in modo serio ed affidabile.

Quanto tempo manca all’arrivo della tanto famigerata mass adoption?

Alla luce di queste considerazioni, la conclusione che possiamo azzardare è che… non è dato saperlo! Risulta impossibile avanzare tempistiche attendibili, tantomeno non avendo neppure la certezza che questa tecnologia raggiunga una vera adozione di massa. Ci sono del resto troppe variabili per fare previsioni, alcune di queste neanche troppo attendibili. Ma del resto crediamo che la questione non è neanche troppo rilevante.

Quel che è rilevante, e che è certo, è che Bitcoin ha già raggiunto ad oggi risultati incredibile e inimmaginabili. Ha costretto le persone a riflettere sul concetto di moneta, di economia, di privacy finanziaria, di libertà. Bitcoin mostra che può esistere una seria alternativa al sistema economico e finanziario attuale, rimettendo in discussione certezze che prima davamo tutti per scontato, aprendo un dibattito a livello mondiale sul mondo che vogliamo. La mass adoption, se arriverà, sarà soltanto la ciliegina sulla torta di questo affascinante percorso.

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 

 

 


11 anni fa, Hal Finney Era La Prima Persona A Ricevere Bitcoin.

La prima transazione Bitcoin tra Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo creatore di Bitcoin e il programmatore Hal Finney è avvenuta il 12 gennaio 2009, esattamente 11 anni fa. Finney ha ricevuto 10 BTC (circa $ 81.000 al momento della stesura) come test.

Finney descrisse la sua esperienza in un post:

"When Satoshi announced the first release of the software, I grabbed it right away. I think I was the first person besides Satoshi to run bitcoin. I mined block 70-something, and I was the recipient of the first bitcoin transaction, when Satoshi sent ten coins to me as a test. I carried on an email conversation with Satoshi over the next few days, mostly me reporting bugs and him fixing them".

https://twitter.com/halfin/status/1110302988

La transazione è avvenuta esattamente il giorno dopo lo storico tweet “Running bitcoin” di Finney, l’11 Gennaio 2009.

Questo pezzo di storia di Bitcoin su Twitter potrebbe tuttavia essere presto cancellato a causa di una nuova politica implementata dal social media. Tutti i tweet pubblicati da account che non mostrano segni di attività per più di sei mesi verranno rimossi.

Finney è morto nel 2014 all'età di 58 anni dopo aver perso la battaglia con la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Il vero Satoshi?

Più di un decennio dopo la creazione di Bitcoin, il dibattito sulla vera identità di Satoshi continua. Ci sono numerosi fatti che indicano che Finney sia il vero creatore della prima criptovaluta. Oltre ad essere un eminente cypherpunk con idee molto simili a quelle di Satoshi e aver ricevuto la prima transazione bitcoin, Finney era anche il vicino di casa di un certo Dorian Nakamoto, l'uomo che fu erroneamente identificato come il vero Satoshi da un articolo di Newsweek.

Tuttavia, quando Andy Greenberg (Forbes) chiese direttamente a Finney se fosse veramente l’inventore di Bitcoin, lui abbassò gli occhi, lasciando intendere che non c’entrasse nulla con la creazione della criptovaluta. A quel tempo Finney era già in uno stato della malattia avanzato e il movimento degli occhi era l’unico modo che aveva per comunicare.

1 BTC = 10 milioni di $

Finney aveva sicuramente una visione molto chiara del potenziale di Bitcoin. Finney stimò che un bitcoin potesse aumentare fino a $ 10 milioni di dollari qualora fosse diventato il sistema di pagamento dominante. Il CEO di Blockstream Adam Back, citato nel white paper di Bitcoin, afferma che un così grande obiettivo di prezzo potrebbe essere più vicino di quanto sembri a causa della crescita dell'inflazione in USD. Secondo Adam, potremmo vedere queste cifre in un decennio o due.

https://twitter.com/100trillionUSD/status/1215939596279861249
https://twitter.com/adam3us/status/1215964506410479617

 

 


Bitcoin: l'asset più profittevole del 2019

Il 2019 sta volgendo al termine e ci sono pareri discordanti su come Bitcoin performerà nei mesi e negli anni a seguire. Tuttavia, invece che concentrarsi su cosa succederà nel futuro, in questo articolo ci concentreremo sull’anno appena passato in cui, per l’ennesima volta, il re delle criptovalute ha superato le performance di tutti gli asset tradizionali.


La pazienza è la virtù degli Hodlers

Il 2018 è stato soprannominato il Crypto Winter, quel periodo buio e oscuro in cui Bitcoin faticava a mantenere un livello stabile dei prezzi e continuava la sua discesa inesorabile verso i $3,200. Per tutti quelli che si sono interessanti a Bitcoin nel 2017 o 2018 esclusivamente da un punto di vista speculativo, questo periodo deve essere stato sicuramente spaventoso e poco incoraggiante. Molti di questi speculatori avranno sicuramente pensato di essere di fronte a una bolla e di aver “perso il treno” delle criptovalute che saranno destinate a “schiantarsi al suolo” essendo solamente una "moda" passeggera.

Previsioni azzeccatissime per (quasi) tutte le ICO del 2017, che ad oggi hanno un ROI medio di -95%. Tuttavia, le prospettive di Bitcoin sembrano un po’ differenti. Alla fine di Ottobre, Bitcoin è tornato a dare speranza a tutti i “Bulls” del mercato, registrando un incremento di più del 30% in una notte e tornando a testare il valore chiave di $10,000.

Un valore ancora più importante è la Bitcoin Dominance. Nel 2019, Bitcoin ha out-performato la maggior parte delle criptovalute portando la sua percentuale di mercato oltre il 65% (questo dato è più che raddoppiato se consideriamo il valore minimo del 34% registrato ad inizio 2018).

Ma non si tratta solamente di criptovalute. Bitcoin è attualmente il miglior asset del 2019 in generale. Al giorno d’oggi bitcoin sta registrando un incremento del 140% YTD mentre investimenti tradizionali come Nasdaq 100, IBM o S&P 500 hanno un ritorno rispettivamente del 30%, 19% e 24%.

https://twitter.com/charliebilello/status/11906054

I fondamentali sono sempre più solidi 

Senza considerare il prezzo e i volumi, che comunque sembrano dimostrare un probabile rialzo del prezzo nel breve e medio periodo, ci sono altre variabili che suggeriscono uno scenario positivo per bitcoin.

 

https://twitter.com/APompliano/status/1190262451717017600

 

L’hash rate, ovvero l’indicatore che segnala la sicurezza del Network Bitcoin, è in continuo aumento. L'attuale valore testimonia che ad oggi Bitcoin sia una rete di pagamenti pressoché inviolabile.

Bitcoin è sempre più scarso. Abbiamo superato da poco le 18 milioni di unità circolanti, portando a meno di 3 milioni le restanti unità da produrre. Questa variabile si ridurrà ulteriormente a Maggio del 2020, durante il prossimo halving.

Insieme a queste variabili, anche fattori macroeconomici sembra stiano giocando a favore di Bitcoin. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha passato i $23 trilioni (il valore più alto mai registrato) e la banca centrale Americana sta continuando a “stampare” denaro acquistando bond attraverso il quantitative easing. Queste operazioni insieme all’abbassamento dei tassi di interesse portano all’erosione dei risparmi dei consumatori. Dall’altra parte del globo, la Cina sta crescendo molto più lentamente di quanto abbia fatto negli ultimi 30 anni, questo, insieme alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, ha portato ad una diminuzione di entrate di capitali esteri. In risposta la banca centrale Cinese ha fatto un'iniezione inattesa di $28 miliardi nel sistema bancario, mettendo ancor più in evidenza le preoccupazioni dei politici sui livelli di liquidità. Allo stesso tempo anche la banca centrale Europea riprenderà a Novembre con il quantitative easing con un ritmo di 20 miliardi al mese.

Sembra che le banche centrali abbiano solamente una cartuccia da giocare, l’aumento della base monetaria. Se questo non dovesse essere sufficiente per stimolare la crescita economica (cosa che sta già accadendo), cosa succederà?

Le banche (centrali e non) sono già state responsabili della crisi finanziaria del 2008, e saranno responsabili anche della prossima.

Quando accadrà, Bitcoin sarà l’asset ideale per preservare del valore e alcune nazioni lo stanno già adottando per proteggere i propri risparmi contro il proprio governo predatore (vedi il caso Argentino).

Il detto dice però che prevenire è meglio che curare. Bitcoin è un assicurazione contro cattive scelte di banche centrali e governi, eventi che storicamente si ripetono con ampia ciclicità.

 

https://twitter.com/WeissCrypto/status/1184935891015553027

 

 


Compie 11 Anni il White Paper di Bitcoin

Il White Paper proposto da Satoshi Nakamoto ha spento da poco le sue prime 11 candeline. Ecco come nasce una delle idee più geniali degli ultimi decenni, destinata a rivoluzionare l’economia, la finanza e la nostra società.

Cosa è un “White Paper”?

Un White Paper è un documento nel quale un ricercatore o un team di ricerca presenta una sua idea o progetto alla community. Il 31 ottobre 2008 un certo Satoshi Nakamoto pubblica, su una mailing list di crittografici, un progetto intitolato: “Bitcoin, un sistema di moneta elettronica peer ti peer”.  https://bitcoin.org/it/documento-bitcoin

Nel documento questo utente, la cui identità rimane tuttora sconosciuta, illustrava la sua idea di una moneta elettronica che non fosse centralizzata ma distribuita, che sfruttasse la già allora esistente tecnologia chiamata “firma digitale” e che introduceva un nuovo sistema di registrazione distribuita basata su catene di blocchi (la blockchain) di transazioni codificate secondo hash crittografici, e selezionate in base a quella che chiamava “Proof-of-work”.

Insomma, Satoshi Nakamoto aveva appena annunciato al mondo la nascita del progetto Bitcoin.

Perché questo documento è così importante?

Non appena pubblicato, il White Paper di Bitcoin non viene immediatamente valorizzato dalla community. Da un lato perché già in precedenza erano stati fatti molti tentativi di creare monete elettroniche da parte di altri crittografici. Tutti progetti però che, per un motivo o per l’altro, erano falliti o destinati all’insuccesso.

Dall’altro lato perché l’idea, che sembrava sì potenzialmente buona da un punto di vista teorico, non convinceva dal punto di vista pratico: diversi utenti, commentando sulla mailing list in questione, sottolineavano come vi erano alcuni punti non chiari circa il possibile funzionamento di questo nuovo sistema basato su questa fantomatica “time chain” o “block chain” (“catena di blocchi”).

Satoshi Nakamoto, in risposta a queste (legittime) perplessità, non perse molto tempo ed implementò direttamente l’algoritmo Bitcoin, che il 3 gennaio 2009 minò il primo blocco (genesis block) di quello che oggi conosciamo con il termine Blockchain, e che tuttora continua a concatenare nuovi blocchi di transazioni ogni circa 10 minuti di tempo.

A distanza di 11 anni, come stanno le cose?

Il 31 ottobre 2019 il White Paper in questione compie 11 anni. Tanto o poco? Dipende dalla chiave di lettura.

Molto poco, se consideriamo i tempi medi con le quali le nuove tecnologie si affermano fino a raggiungere una adozione di massa. Pensiamo ad esempio a Internet, la cui versione TCP IP v.4 del 1984 ha richiesto decine di anni prima di essere capita, assimilata e accettata come standard utilizzata in ogni parte del Mondo.

Decisamente tanto, se pensiamo al fatto che in questi anni la tecnologia Bitcoin ha resistito, senza essere minimamente scalfita, a innumerevoli attacchi mediatici, tentativi di hackeraggi, diffamazioni e falsità create dall’attuale sistema finanziario, a cui non piace l’idea di non poter avere il benchè minimo controllo su un algoritmo pubblico, trasparente, immutabile e decentralizzato.

La sensazione, tuttavia, maggiormente condivisa dalla maggior parte degli analisti – perlomeno quelli senza un preciso conflitto d’interessi – è quella di ritenere che questa idea Bitcoin possa essere destinata a rimanere e ad affermarsi sempre più nei prossimi anni, segnando profondi cambiamenti nel nostro modo di vivere, relazionarci e scambiare valore. Nel frattempo, non ci resta che rinnovare gli auguri: buon compleanno, White Paper di Bitcoin!

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Minare Bitcoin è Ancora Profittevole?

Bitcoin la competitività del mining

Tra le più di 2000 criptovalute esistenti ad oggi, Bitcoin è la più longeva e la valuta digitale con la capitalizzazione ampiamente più alta tra tutte. È infatti coerente dire che tutte le altre criptovalute abbiano acquisito popolarità grazia alla diffusione di Bitcoin e che, senza di esso, difficilmente oggi assisteremmo a un mercato così articolato.

La storia di Bitcoin è stata già ampiamente trattata nella prima edizione del Coin Store Magazine e ha visto il suo valore avere crescere da $300 nel 2015 a quasi $20'000 nel Dicembre 2017 per poi toccare i $3500 a Gennaio 2019 e rivalutarsi fino ai $9600 di oggi.

Una delle sfaccettature peculiari dell’ecosistema Bitcoin è il mining: il processo tramite il quale vengono validati i blocchi di transazioni e emessi nuovi bitcoin. Il processo di mining era un tempo relativamente semplice e lineare, ma con la diffusione di Bitcoin come mezzo di pagamento e riserva di valore, il mining di Bitcoin è diventato a tutti gli effetti una vera e propria industria. Oggi minare Bitcoin è un processo complesso che richiede un livello di dedizione sempre più elevata: costi di energia sempre maggiore, necessità di aggiornare gli hardware periodicamente etc…

L’intensità della competizione nell’industria del mining di Bitcoin ha raggiunto i massimi storici tanto che ad oggi è molto difficile per i nuovi miners creare profitto. Per questo motivo sono state create le mining pool, che hanno l’obiettivo di agevolare l’ingresso di nuovi miners. Tuttavia, le stesse pool per offrire il servizio richiedono il pagamento di una commissione che effettivamente riduce il profitto dei miners. Per mantenere una alta profittabilità alcune pool cambiano periodicamente criptovalute: quando minare bitcoin diventa, sulla carta, meno profittevole di minare, per esempio, Ethereum, spostano la loro potenza computazionale sulla nuova blockchain e minano la valuta digitale in questione. Tuttavia, negli ultimi trimestri è diventato sempre più difficile trovare una criptovaluta che sapesse offrire ritorni maggiori di Bitcoin.

Minare Bitcoin è ancora profittevole?

Minare Bitcoin è ancora ampiamente profittevole se si riescono a controllare alcune costi critici.

Il primo costo da controllare è il costo iniziale: per poter minare bitcoin occorre avere una macchina performante e non è sempre semplice trovarla sul mercato in quanto la domanda per queste macchine è molto alta e tendono ad andare a ruba molto velocemente. L’acquisto di un ASIC di ultima generazione può arrivare anche a $3000 e può garantire una longevità di oltre 24 mesi ad ottimi regimi.

Il secondo costo da tenere in considerazione è quello dell’energia. Al costo fisso iniziale dell’hardware va aggiunto un costo variabile che è quello dell’energia consumata dalla macchina stessa. I costi dell’energia variano molto in base alla posizione geografica e alla facilità con cui si accede all’energia. Tramite i nostri servizi di mining, offriamo un costo di 0,12 €/Kwh che è ampiamente inferiore alla media europea di €0,20 rendendolo uno dei pochi servizi di mining profittevoli in Europa.

Minare Bitcoin è ancora profittevole se si riescono a controllare queste due variabili. Il team di Coin Society può aiutarvi a sviluppare il vostro impianto mining di proprietà che vi garantirà una rendita periodica per tutta la durata della macchina. Il servizio non ha vincoli e il cliente rimarrà l’unico proprietario dell’apparecchiatura. Il cliente potrà perciò interrompere l’erogazione del servizio in qualsiasi momento e rientrare in possesso della propria macchina. Il nostro team affianca i clienti nella decisione del migliore hardware, nella spedizione, hosting e nella gestione delle macchine presso il datacenter svedese e infine nell’erogazione della rendita periodica (bi-settimanale o mensile) verso il cliente.

Scopri di più sui nostri servizi di mining nella sezione dedicata del nostro sito o tramite l’articolo dedicato sul blog.

 

 

 


Lightning Network: Un Riassunto di Cosa è Successo

In questo articolo facciamo il punto della situazione sul Lightning Network analizzando i risultati ottenuti dopo poco più di un anno dal suo rilascio.

Perchè Lightning Network?

Una delle funzioni principali del Lightning Network è quella di incrementare il numero di transazioni processabili dal Network Bitcoin. Per affermarsi come risorsa globale, Bitcoin deve supportare un milione di volte più transazioni di quanto non faccia attualmente senza perdere la sua natura decentralizzata, il che non è un affare facile. Per avere idee più concrete, le transazioni "di base" in Bitcoin con 1 input e 2 output pesano in genere 250 bytes e l'attuale dimensione della Blockchain è di circa 244 Gb*. Questi valori consentono di scaricare un nodo Bitcoin e collegarlo alla rete con apparecchiature economiche, favorendo così la distribuzione dei nodi.

*questo valore deriva dal fatto che la dimensione dei blocchi Bitcoin in cui vengono inserite le transazioni è 1 MB. Questo limite è stato impostato da Satoshi Nakamoto per prevenire eventuali spam di transazioni.

Se Bitcoin dovesse gestire un numero di transazioni pari a Visa o Mastercard, sarebbero necessari terabyte (TB) di dati all'anno per registrare tali quantità di informazioni.

Gli hardware di questo tipo hanno un costo elevato e diventerebbero disponibili solo per una cerchia ristretta di persone o aziende. Gli utilizzatori di Bitcoin dovrebbero fare affidamento su intermediari che invece, per una pura questione economica, hanno la possibilità di scaricare l'intera Blockchain, garantendo informazioni su quali output siano già stati spesi. Bitcoin sarebbe quindi centralizzato.

Questo accadrebbe se si decidesse di aumentare la dimensione dei blocchi della Blockchain Bitcoin. Per evitare quindi di ritrovarsi in una situazione analoga a Bitcoin cash BCH - una brutta copia di Bitcoin che ha optato per un aumento delle dimensioni dei blocchi - è stato sviluppato il Lightning Network, una tecnologia che permette di aumentare la scalabilità di Bitcoin spostando le transazioni dalla Blockchain verso una rete di canali di pagamento collegata ad essa. In semplice, quando si decide di aprire un canale di pagamento si effettua una transazione sulla blockchain comunicando quanti bitcoin stanno per essere trasferiti sul canale. Una volta che i bitcoin si trovano in questa rete possono essere scambiati istantaneamente e (quasi) senza costi. Una volta che si è chiuso il canale, i bitcoin vengono trasferiti nuovamente sulla Blockchain, registrando una seconda transazione. Come potete vedere, solamente due transazioni vengono registrate sulla Blockchain, indipendentemente dal numero di scambi effettuati sul canale.

Tuttavia, lo sviluppo di questo protocollo è tutt'altro che semplice e il suo utilizzo è ancora limitato. Sebbene le statistiche del sito 1ml.com affermino che il numero di nodi Lightning ha superato i 10.000, non ci sono ancora molti servizi che l’hanno integrato nei loro prodotti.

Alcuni sostenitori del lightning Network hanno persino accusato aziende del calibro di Coinbase di rallentare volontariamente lo sviluppo della tecnologia utilizzando lo spazio dei blocchi in modo inefficiente e rimandando senza alcun valido motivo l’integrazione del Lightning Network.

A sostegno di queste ipotesi vanno le azioni dell’azienda Bitrefill che a Giugno ha generosamente integrato il suo Thor Lightning proprio su Coinbase.

Sviluppo lento(?) ma solido

Alcuni criticano che, sebbene il Lightning Network sia stato introdotto da più di un anno, al giorno d’oggi abbiamo pochi servizi che ci permettono di usarlo e la sua diffusione quindi è ininfluente sulla scalabilità di Bitcoin. Da questa critica possiamo dedurre:

1. Che un anno e nove mesi è un intervallo di tempo ancora troppo breve per raggiungere un’adozione di massa.

2. Sebbene i dati dimostrino che l’utilizzo di Lightning Network sia esponenzialmente aumentato rispetto al suo lancio, i servizi che permettono di usarlo sono ancora “pochi”.

A queste due critiche, recentemente si sono aggiunte altre perplessità come conseguenza alla diffusione di dati non perfettamente confortanti sull’adozione della rete Lightning. Alcuni sostengono che il numero di fondi sul protocollo di secondo livello sia in diminuzione, sintomo che la tecnologia non stia venendo utilizzata come vero metodo di pagamento. La stessa cosa è successa al numero di canali.

Cerchiamo di capire perché queste interpretazioni siano molto superficiali e non rappresentino un’analisi oggettiva dello sviluppo del Lightning Network.

La diminuzione dei fondi e del numero dei canali aperti non è direttamente correlata all'uso di Lightning Network, il suo utilizzo potrebbe essere ancora in aumento a causa della maggiore privacy e di altre ottimizzazioni dei canali. I dati raccolti infatti provengono solo da canali pubblici, non privati.

Inoltre, i reclami riguardanti l'abbassamento della capacità di rete (valore in $) sono abbastanza ingenui, poiché la riduzione deriva principalmente dalla caduta del prezzo dei bitcoin ma non da una riduzione del numero di bitcoin che rimane stabile al di sopra delle 800 unità.
Lightning Network esiste da poco meno di due anni ed è ancora classificato come esperimento (come lo stesso Bitcoin tra l’altro, sebbene esista da quasi 11 anni). Pensare che in questo intervallo di tempo questa tecnologia avrebbe dato un contributo sostanziale al problema della scalabilità è decisamente ottimista. Quello su cui bisogna porre attenzione è il suo sviluppo dal suo lancio ad oggi. Le statistiche del sito 1ml.com dimostrano la popolarità del Lightning Network, in particolare modo durante il 2019, sia cresciuta in modo esponenziale (lo si può notare dal maggior numero di wallet, estensioni del browser o gaming platform che hanno integrato la tecnologia).

Critiche più costruttive potrebbero essere che a causa della riduzione del numero di canali, la rete potrebbe diventare meno efficiente, rendendo più difficile la risoluzione dei pagamenti.
Ma la variazione del numero di canali è una fase naturale. Sono tutti test condotti da utenti, che possono decidere di aprire molti canali per stressare la rete e poi chiuderli quando l'esperimento è finito o i canali rimangono inutilizzati.

La nota azienda canadese Blockstream, ad esempio, prevede di aprire un milione di canali Lightning per testare la robustezza della rete. Un esperimento simile ma in scala minore è già stato condotto dall'utente anonimo LNBIG.

https://twitter.com/lnbig_com/status/1156574772324646915

Senza considerare che Lightning non riguarda solamente la scalabilità di Bitcoin. La tecnologia può anche essere integrata su sidechain come Liquid (Blockstream) per permettere appunto ai Liquid-asset di sfruttare le funzionalità di LN ed essere scambiate liberamente sul mercato. Funzionalità simili potrebbero essere disponibili direttamente su Lightning grazie allo sviluppo del protocollo RGB, tecnologia discussa in modo dettagliato nel Coin Store Magazine n5.

In conclusione, possiamo dire che ci siano altri modi per ottimizzare lo spazio di memoria della Blockchain come il batch delle transazioni, gli indirizzi bech32, sidechain o Coinjoin che probabilmente darebbero dei risultati più consistenti nel breve periodo. Tuttavia, se si ripetesse una situazione analoga a dicembre 2017 o avendo una visione più a lungo termine, soluzioni come la rete Lightning potrebbero dare un contributo fondamentale alla stabilità della rete mantenendo le commissioni delle transazioni basse aumentando allo stesso tempo la privacy e l’efficienza del Network.

 

 

 


Trend di Mercato - Q3 2019

Partendo dall’ultimo Report pubblicato da Binance Research, investighiamo i principali movimenti di mercato che hanno caratterizzato il terzo trimestre del 2019 e cerchiamo di catturare i trend principali.

Analisi di Mercato

Il terzo trimestre del 2019 ha mostrato per la prima volta quest’anno un rendimento significativamente negativo per l’intero mercato delle criptovalute, rompendo un trend rialzista che aveva caratterizzato Q1 e Q2 del 2019.
Il prezzo di un Bitcoin è calato intorno al 30%, chiudendo il mese a circa $8000 (al 30 settembre 2019). Contemporaneamente, le principali altcoins hanno registrato delle performance tra il -35% e il -60%.

Andamento dei ritorni trimestrali delle maggiori criptovalute.

Come si può evincere dalla tabella, dati pubblicati da Binance, Bitcoin si è quindi apprezzato nei confronti della altre 10 maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato (escluse le stablecoin). Il risultato è stato un forte incremento della Market Dominance* di Bitcoin che ha chiuso il mese intorno al 68%.

La fetta di mercato occupata da Bitcoin è aumentata costantemente durante il 2019: partita da un valore intorno al 50% a gennaio 2019, ha raggiunto un picco di oltre 70% il 3 settembre, sintomo che l’entusiasmo per le altcoins sembrerebbe in lieve discesa. Il crescente interesse verso Bitcoin a scapito degli altcoin è ancora confermato dalla Trading Dominance* che raggiunge i massimi annuali a fine Q3.

Bitcoin Market Dominance

Partita dal un valore intorno al 20%, il volume degli scambi in Bitcoin ha toccato un minimo intorno al 10% il 26 marzo 2019 per poi crescere incessantemente fino a valore superiori al 45% in chiusura di trimestre. È interessante notare che la Trading Dominance sia aumentata più che proporzionalmente rispetto all’aumento della capitalizzazione di Bitcoin, un’ulteriore indizio della diminuzione di interesse verso gli altcoins. Rimane tuttavia da verificare se questi fenomeni possano essere spiegati da altri fattori come per esempio un repentino calo nominale del volume di scambi sugli altcoin oppure il fatto che i nuovi investitori si focalizzino maggiormente su Bitcoin.

Bitcoin Trading Dominance

Correlazione nel Q3

Come avevamo già presentato nel precedente post di fine maggio, la Correlazione* tra diversi asset appartenenti al medesimo mercato è un dato molto interessante per comprendere l’appetibilità e l’interesse nei confronti della nascente asset class.
In questo studio prendiamo in considerazione la correlazione tra i ritorni delle diverse criptovalute nel terzo trimestre del 2019.

Una correlazione positiva indicherebbe che i due asset scelti si muovano nella stessa direzione con un certo grado di approssimazione. Come conseguenza anche il rischio associato ai ritorni delle due criptovalute analizzate sarebbe approssimativamente simile. Contrariamente, una correlazione negativa indica che le due variabili si muovono in direzione opposta, agevolandone potenzialmente l’utilizzo in strategie di copertura del rischio.

In generale, coppie di asset con correlazione superiore a 0.7 e inferiore a -0.7 vengono considerati positivamente o negativamente associati. Allo stesso modo, valori intorno allo zero indicano la mancanza di una relazione lineare tra le due variabili.

La tabella sottostante mostra i coefficienti di correlazione tra i ritorni giornalieri delle maggiori 30 criptovalute (escluse le stablecoins) nel Q3 2019.

Coefficienti di correlazione tra le maggiori criptovalute

Come si può evincere dalla tabella, la correlazione rimane generalmente alta, in particolare per quanto riguarda le criptovalute con la capitalizzazione più alta. Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rimango significativamente correlati con un coefficiente di 0.81.

Si riconfermano alcuni trend evidenziati nel Q1 e nel Q2, la correlazione tra criptovalute che utlizzano simile tecnologia rimane alta. Di seguito elenchiamo i trend più significativi.

  • Gli asset che si basano su Proof of Work hanno manifestato una forte correlazione positiva. Bitcoin, Ethereum e Litecoin hanno registrato valori superiore ai 0.75. Tuttavia Ethereum si prepara all’ambizioso aggiornamento alla Proof of Stake e rimane quindi da verificare la rilevanza di questa relazione che lo lega a Bitcoin.
  • Le cosidette Privacy Coins: Dash (DASH), ZCoin (ZEC) e Monero (XMR), hanno nuovamente mostrato correlazioni positive significative maggiore che ne nei confronti delle altre criptovalute.
  • Allo stesso modo le cosidette Programmable Blockchains (Ethereum, Neo ed EOS) presentano forte correlazione positiva tra loro.
  • Si notano infine come le criptovalute Unus Sed Leo (LEO), crypto.com (CRO) e Huobi Token (HT) erano in media molto meno correlate con tutte le altre criptovalute.

Infine, ecco altre interessanti correlazioni:

  • Nonostante Ethereum (ETH) abbia mostrato una forte correlazione con la maggior parte della criptovalute investigate, ha mostrato valori particolarmente bassi nei confronti del cugino Ethereum Classsic (ETC) con un coefficiente di solo 0.69.
  • Huobi Token (HT) osserva il valore di correlazione più alto con Binance Coin (BNB)
  • Ripple (XRP) rimane fortemente correlato con il molto simile Stellar Lumens (XLM).
  • Tra tutte le criptovalute investigate, tutte avevano il valore di correlazione più alto con Ethereum. Solamente Decred (DRC) toccava il coefficiente di correlazione maggiore con Bitcoin (BTC).

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la correlazione tra Bitcoin ed Ethereum, il valore di 0.81 è approssimativamente lo stesso registrato nel Q2 2019. Mentre la correlazione media tra le 29 criptovalute investigate è aumentata dallo 0.54 del Q2 2019 a 0.64 nel Q3.

Il coefficiente di correlazione tra Binance Coin (BNB), Cosmos (ATOM) e ChainLink (LINK) e le altre criptovalute è aumentato significativamente rispetto al Q2, trimestre nel quale avevano dimostrato una correlazione inferiore probabilmente anche dovuta ai successi ottenuti dai singoli progetti in quel periodo.

Stellar Lumens (XLM) è la criptovaluta la cui correlazione media con gli altri asset è diminuita maggiormente.

La correlazione tra Dogecoin (DOGE) e le altre criptovaute rimane molto al di sotto della media seppure in notevole crescita.

Conclusioni

Nel terzo trimestre del 2019 la correlazione tra Bitcoin e le altre criptovalute è rimasta in linea con i trimestri precedenti dell’anno. Si evidenzia un aumento della correlazione tra Ethereum e le altre maggiori criptovalute, registrado il valore mediano più alto tra tutti.
In generale, la correlazione media tra tutti i criptoasset investigata è in significativo aumento nel Q3 rispetto al Q2.
Rimangono particolarmente evidenti le correlazioni tra criptovalute che condividono alcuni tratti peculiari nell’utilizzo o nel consenso. Il fenomeno è particolarmente evidente per le valute dgitiali basate su Proof of Work, le Privacy Coins e le Programmable Blockchains che rimangono fortemente correlate.

Appendice:

*Market Dominance: esprime la percentuale di capitalizzazione di una criptovalute in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

*Trading Dominance: rappresenta il volume contribuito da una specifica criptovaluta in rapporto al volume totale contribuito da tutte le altre criptovalute.

* Correlazione: misura la forza di una relazione lineare tra due variabili in un periodo di tempo. Può assumere valori da -1 a +1.