Bitcoin, Un'Alternativa Al Fragile Sistema Finanziario.

Sono sempre più numerose le analisi che indicano una possibile prossima implosione del nostro attuale sistema finanziario. Da ultimo, un report del Fondo Monetario Internazionale, preoccupato dal recente Quantitative Easing. Ma cosa c’entra Bitcoin con tutto questo?

Il Fondo Monetario Internazionale si mostra seriamente preoccupato

Il sistema finanziario attuale ha un futuro tutt’altro che roseo. Sono ormai sempre più frequenti i campanelli d’allarme suonati dalle istituzioni interessante. Da ultimo si è aggiunto uno dei principali attori e massimi istituti internazionali: il Fondo Monetario Internazionale, composto da 189 Paesi di tutto il mondo. Nel suo report “Global Financial Stability Report” vengono infatti illustrate, tra le altre cose, vi siano in circolazione ben 15mila miliardi di dollari di obbligazioni statali e societarie a tassi negativi, oltre alla presenza di “circa 19mila miliardi di dollari di debito aziendale a rischi default in caso di choc economico”.

In particolare, nel report viene sostenuto come, con l’ennesimo Quantitative Easing intrapreso dalle banche centrali negli ultimi mesi per contrastare il rallentamento delle economie, si stanno forzando le aziende ad indebitarsi maggiormente, ma con una capacità di solvenza da parte delle stesse sempre più debole. In caso quindi di rallentamento dell’economia, le conseguenze potrebbero portare – con buona probabilità – a “livelli simili a quello visto al picco della crisi finanziaria globale”.

Come possiamo difenderci da tutti questi rischi?

All’interno di questo fragile e sempre più preoccupante scenario non vi era, del resto, alcuna alternativa. Un’impresa, un risparmiatore o un semplice cittadino non potevano fare altro che stare all’interno del circuito “imposto dall’alto” e senza possibilità di scelta, assistere impotenti dalla finestra alle manovre decise a tavolino da poche figure decisionali (peraltro raramente elette o addirittura sconosciute) e sperare che i propri risparmi, tra una crisi e l’altra, non perdessero il proprio potere di acquisto.

Ora un’alternativa c’è. Da circa 10 anni, esiste un protocollo che è al tempo stesso Moneta e Sistema di pagamento. Che non dipende da nessun Ente centrale, ma da un algoritmo pubblico e trasparente. Che non è soggetto a manovre scellerate o arbitrarie di qualche individuo. Che non può essere inflazionato. Che ha una massa monetaria prevedibile nel tempo. Che non richiede permessi, iscrizioni o dati personali di nessun tipo per partecipare alla comunità degli adopters. E che non ha conflitti di interesse.

Questo protocollo si chiama Bitcoin. E rappresenta, finalmente, un’alternativa all’attuale sistema finanziario.

Il treno Bitcoin si trova all’inizio del suo viaggio

Bitcoin è completamente scorrelato da quelle che accade nel mondo finanziario attuale. Non vi sono attualmente indici o parametri che siano in grado di dimostrare la correlazione diretta tra uno e l’altro. Un po’ come se i due sistemi fossero treni che corrono lungo due binari diversi, senza mai intersecarsi uno con l’altro. Quel che è certo è che la direzione verso cui stiamo puntando attualmente non promette affatto bene, e già nel recente passato abbiamo già dovuto – pur senza averne alcune colpa - affrontare e subire forti crisi e shock economici.

La direzione intrapresa da Bitcoin, invece, seppur ancora incerta nel medio-lungo periodo, appare in ogni caso promettente e dalle enormi potenzialità. Inutile ricordare come siamo davanti a qualcosa di unico, innovativo, rivoluzionario e disruptive: un’occasione troppo ghiotta per iniziare a slegarsi da una finanza sempre più complessa, manipolata, corruttibile e troppo spesso fuori controllo.

Il treno Bitcoin ha iniziato da poco il suo viaggio. Attualmente è in fase di rodaggio e di perfezionamento di tutti i suoi ingranaggi, sta oliando i suoi meccanismi e rendendo sempre più confortevoli i suoi vagoni per tutti i passeggeri presenti e futuri. Non potrebbe essere il momento giusto per salire alla prossima fermata?

 

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Bitcoin: l'asset più profittevole del 2019

Il 2019 sta volgendo al termine e ci sono pareri discordanti su come Bitcoin performerà nei mesi e negli anni a seguire. Tuttavia, invece che concentrarsi su cosa succederà nel futuro, in questo articolo ci concentreremo sull’anno appena passato in cui, per l’ennesima volta, il re delle criptovalute ha superato le performance di tutti gli asset tradizionali.


La pazienza è la virtù degli Hodlers

Il 2018 è stato soprannominato il Crypto Winter, quel periodo buio e oscuro in cui Bitcoin faticava a mantenere un livello stabile dei prezzi e continuava la sua discesa inesorabile verso i $3,200. Per tutti quelli che si sono interessanti a Bitcoin nel 2017 o 2018 esclusivamente da un punto di vista speculativo, questo periodo deve essere stato sicuramente spaventoso e poco incoraggiante. Molti di questi speculatori avranno sicuramente pensato di essere di fronte a una bolla e di aver “perso il treno” delle criptovalute che saranno destinate a “schiantarsi al suolo” essendo solamente una "moda" passeggera.

Previsioni azzeccatissime per (quasi) tutte le ICO del 2017, che ad oggi hanno un ROI medio di -95%. Tuttavia, le prospettive di Bitcoin sembrano un po’ differenti. Alla fine di Ottobre, Bitcoin è tornato a dare speranza a tutti i “Bulls” del mercato, registrando un incremento di più del 30% in una notte e tornando a testare il valore chiave di $10,000.

Un valore ancora più importante è la Bitcoin Dominance. Nel 2019, Bitcoin ha out-performato la maggior parte delle criptovalute portando la sua percentuale di mercato oltre il 65% (questo dato è più che raddoppiato se consideriamo il valore minimo del 34% registrato ad inizio 2018).

Ma non si tratta solamente di criptovalute. Bitcoin è attualmente il miglior asset del 2019 in generale. Al giorno d’oggi bitcoin sta registrando un incremento del 140% YTD mentre investimenti tradizionali come Nasdaq 100, IBM o S&P 500 hanno un ritorno rispettivamente del 30%, 19% e 24%.

https://twitter.com/charliebilello/status/11906054

I fondamentali sono sempre più solidi 

Senza considerare il prezzo e i volumi, che comunque sembrano dimostrare un probabile rialzo del prezzo nel breve e medio periodo, ci sono altre variabili che suggeriscono uno scenario positivo per bitcoin.

 

https://twitter.com/APompliano/status/1190262451717017600

 

L’hash rate, ovvero l’indicatore che segnala la sicurezza del Network Bitcoin, è in continuo aumento. L'attuale valore testimonia che ad oggi Bitcoin sia una rete di pagamenti pressoché inviolabile.

Bitcoin è sempre più scarso. Abbiamo superato da poco le 18 milioni di unità circolanti, portando a meno di 3 milioni le restanti unità da produrre. Questa variabile si ridurrà ulteriormente a Maggio del 2020, durante il prossimo halving.

Insieme a queste variabili, anche fattori macroeconomici sembra stiano giocando a favore di Bitcoin. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha passato i $23 trilioni (il valore più alto mai registrato) e la banca centrale Americana sta continuando a “stampare” denaro acquistando bond attraverso il quantitative easing. Queste operazioni insieme all’abbassamento dei tassi di interesse portano all’erosione dei risparmi dei consumatori. Dall’altra parte del globo, la Cina sta crescendo molto più lentamente di quanto abbia fatto negli ultimi 30 anni, questo, insieme alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, ha portato ad una diminuzione di entrate di capitali esteri. In risposta la banca centrale Cinese ha fatto un'iniezione inattesa di $28 miliardi nel sistema bancario, mettendo ancor più in evidenza le preoccupazioni dei politici sui livelli di liquidità. Allo stesso tempo anche la banca centrale Europea riprenderà a Novembre con il quantitative easing con un ritmo di 20 miliardi al mese.

Sembra che le banche centrali abbiano solamente una cartuccia da giocare, l’aumento della base monetaria. Se questo non dovesse essere sufficiente per stimolare la crescita economica (cosa che sta già accadendo), cosa succederà?

Le banche (centrali e non) sono già state responsabili della crisi finanziaria del 2008, e saranno responsabili anche della prossima.

Quando accadrà, Bitcoin sarà l’asset ideale per preservare del valore e alcune nazioni lo stanno già adottando per proteggere i propri risparmi contro il proprio governo predatore (vedi il caso Argentino).

Il detto dice però che prevenire è meglio che curare. Bitcoin è un assicurazione contro cattive scelte di banche centrali e governi, eventi che storicamente si ripetono con ampia ciclicità.

 

https://twitter.com/WeissCrypto/status/1184935891015553027

 

 


Compie 11 Anni il White Paper di Bitcoin

Il White Paper proposto da Satoshi Nakamoto ha spento da poco le sue prime 11 candeline. Ecco come nasce una delle idee più geniali degli ultimi decenni, destinata a rivoluzionare l’economia, la finanza e la nostra società.

Cosa è un “White Paper”?

Un White Paper è un documento nel quale un ricercatore o un team di ricerca presenta una sua idea o progetto alla community. Il 31 ottobre 2008 un certo Satoshi Nakamoto pubblica, su una mailing list di crittografici, un progetto intitolato: “Bitcoin, un sistema di moneta elettronica peer ti peer”.  https://bitcoin.org/it/documento-bitcoin

Nel documento questo utente, la cui identità rimane tuttora sconosciuta, illustrava la sua idea di una moneta elettronica che non fosse centralizzata ma distribuita, che sfruttasse la già allora esistente tecnologia chiamata “firma digitale” e che introduceva un nuovo sistema di registrazione distribuita basata su catene di blocchi (la blockchain) di transazioni codificate secondo hash crittografici, e selezionate in base a quella che chiamava “Proof-of-work”.

Insomma, Satoshi Nakamoto aveva appena annunciato al mondo la nascita del progetto Bitcoin.

Perché questo documento è così importante?

Non appena pubblicato, il White Paper di Bitcoin non viene immediatamente valorizzato dalla community. Da un lato perché già in precedenza erano stati fatti molti tentativi di creare monete elettroniche da parte di altri crittografici. Tutti progetti però che, per un motivo o per l’altro, erano falliti o destinati all’insuccesso.

Dall’altro lato perché l’idea, che sembrava sì potenzialmente buona da un punto di vista teorico, non convinceva dal punto di vista pratico: diversi utenti, commentando sulla mailing list in questione, sottolineavano come vi erano alcuni punti non chiari circa il possibile funzionamento di questo nuovo sistema basato su questa fantomatica “time chain” o “block chain” (“catena di blocchi”).

Satoshi Nakamoto, in risposta a queste (legittime) perplessità, non perse molto tempo ed implementò direttamente l’algoritmo Bitcoin, che il 3 gennaio 2009 minò il primo blocco (genesis block) di quello che oggi conosciamo con il termine Blockchain, e che tuttora continua a concatenare nuovi blocchi di transazioni ogni circa 10 minuti di tempo.

A distanza di 11 anni, come stanno le cose?

Il 31 ottobre 2019 il White Paper in questione compie 11 anni. Tanto o poco? Dipende dalla chiave di lettura.

Molto poco, se consideriamo i tempi medi con le quali le nuove tecnologie si affermano fino a raggiungere una adozione di massa. Pensiamo ad esempio a Internet, la cui versione TCP IP v.4 del 1984 ha richiesto decine di anni prima di essere capita, assimilata e accettata come standard utilizzata in ogni parte del Mondo.

Decisamente tanto, se pensiamo al fatto che in questi anni la tecnologia Bitcoin ha resistito, senza essere minimamente scalfita, a innumerevoli attacchi mediatici, tentativi di hackeraggi, diffamazioni e falsità create dall’attuale sistema finanziario, a cui non piace l’idea di non poter avere il benchè minimo controllo su un algoritmo pubblico, trasparente, immutabile e decentralizzato.

La sensazione, tuttavia, maggiormente condivisa dalla maggior parte degli analisti – perlomeno quelli senza un preciso conflitto d’interessi – è quella di ritenere che questa idea Bitcoin possa essere destinata a rimanere e ad affermarsi sempre più nei prossimi anni, segnando profondi cambiamenti nel nostro modo di vivere, relazionarci e scambiare valore. Nel frattempo, non ci resta che rinnovare gli auguri: buon compleanno, White Paper di Bitcoin!

 

Scritto da Valerio Dalla Costa

 


Minare Bitcoin è Ancora Profittevole?

Bitcoin la competitività del mining

Tra le più di 2000 criptovalute esistenti ad oggi, Bitcoin è la più longeva e la valuta digitale con la capitalizzazione ampiamente più alta tra tutte. È infatti coerente dire che tutte le altre criptovalute abbiano acquisito popolarità grazia alla diffusione di Bitcoin e che, senza di esso, difficilmente oggi assisteremmo a un mercato così articolato.

La storia di Bitcoin è stata già ampiamente trattata nella prima edizione del Coin Store Magazine e ha visto il suo valore avere crescere da $300 nel 2015 a quasi $20'000 nel Dicembre 2017 per poi toccare i $3500 a Gennaio 2019 e rivalutarsi fino ai $9600 di oggi.

Una delle sfaccettature peculiari dell’ecosistema Bitcoin è il mining: il processo tramite il quale vengono validati i blocchi di transazioni e emessi nuovi bitcoin. Il processo di mining era un tempo relativamente semplice e lineare, ma con la diffusione di Bitcoin come mezzo di pagamento e riserva di valore, il mining di Bitcoin è diventato a tutti gli effetti una vera e propria industria. Oggi minare Bitcoin è un processo complesso che richiede un livello di dedizione sempre più elevata: costi di energia sempre maggiore, necessità di aggiornare gli hardware periodicamente etc…

L’intensità della competizione nell’industria del mining di Bitcoin ha raggiunto i massimi storici tanto che ad oggi è molto difficile per i nuovi miners creare profitto. Per questo motivo sono state create le mining pool, che hanno l’obiettivo di agevolare l’ingresso di nuovi miners. Tuttavia, le stesse pool per offrire il servizio richiedono il pagamento di una commissione che effettivamente riduce il profitto dei miners. Per mantenere una alta profittabilità alcune pool cambiano periodicamente criptovalute: quando minare bitcoin diventa, sulla carta, meno profittevole di minare, per esempio, Ethereum, spostano la loro potenza computazionale sulla nuova blockchain e minano la valuta digitale in questione. Tuttavia, negli ultimi trimestri è diventato sempre più difficile trovare una criptovaluta che sapesse offrire ritorni maggiori di Bitcoin.

Minare Bitcoin è ancora profittevole?

Minare Bitcoin è ancora ampiamente profittevole se si riescono a controllare alcune costi critici.

Il primo costo da controllare è il costo iniziale: per poter minare bitcoin occorre avere una macchina performante e non è sempre semplice trovarla sul mercato in quanto la domanda per queste macchine è molto alta e tendono ad andare a ruba molto velocemente. L’acquisto di un ASIC di ultima generazione può arrivare anche a $3000 e può garantire una longevità di oltre 24 mesi ad ottimi regimi.

Il secondo costo da tenere in considerazione è quello dell’energia. Al costo fisso iniziale dell’hardware va aggiunto un costo variabile che è quello dell’energia consumata dalla macchina stessa. I costi dell’energia variano molto in base alla posizione geografica e alla facilità con cui si accede all’energia. Tramite i nostri servizi di mining, offriamo un costo di 0,12 €/Kwh che è ampiamente inferiore alla media europea di €0,20 rendendolo uno dei pochi servizi di mining profittevoli in Europa.

Minare Bitcoin è ancora profittevole se si riescono a controllare queste due variabili. Il team di Coin Society può aiutarvi a sviluppare il vostro impianto mining di proprietà che vi garantirà una rendita periodica per tutta la durata della macchina. Il servizio non ha vincoli e il cliente rimarrà l’unico proprietario dell’apparecchiatura. Il cliente potrà perciò interrompere l’erogazione del servizio in qualsiasi momento e rientrare in possesso della propria macchina. Il nostro team affianca i clienti nella decisione del migliore hardware, nella spedizione, hosting e nella gestione delle macchine presso il datacenter svedese e infine nell’erogazione della rendita periodica (bi-settimanale o mensile) verso il cliente.

Scopri di più sui nostri servizi di mining nella sezione dedicata del nostro sito o tramite l’articolo dedicato sul blog.

 

 

 


Lightning Network: Un Riassunto di Cosa è Successo

In questo articolo facciamo il punto della situazione sul Lightning Network analizzando i risultati ottenuti dopo poco più di un anno dal suo rilascio.

Perchè Lightning Network?

Una delle funzioni principali del Lightning Network è quella di incrementare il numero di transazioni processabili dal Network Bitcoin. Per affermarsi come risorsa globale, Bitcoin deve supportare un milione di volte più transazioni di quanto non faccia attualmente senza perdere la sua natura decentralizzata, il che non è un affare facile. Per avere idee più concrete, le transazioni "di base" in Bitcoin con 1 input e 2 output pesano in genere 250 bytes e l'attuale dimensione della Blockchain è di circa 244 Gb*. Questi valori consentono di scaricare un nodo Bitcoin e collegarlo alla rete con apparecchiature economiche, favorendo così la distribuzione dei nodi.

*questo valore deriva dal fatto che la dimensione dei blocchi Bitcoin in cui vengono inserite le transazioni è 1 MB. Questo limite è stato impostato da Satoshi Nakamoto per prevenire eventuali spam di transazioni.

Se Bitcoin dovesse gestire un numero di transazioni pari a Visa o Mastercard, sarebbero necessari terabyte (TB) di dati all'anno per registrare tali quantità di informazioni.

Gli hardware di questo tipo hanno un costo elevato e diventerebbero disponibili solo per una cerchia ristretta di persone o aziende. Gli utilizzatori di Bitcoin dovrebbero fare affidamento su intermediari che invece, per una pura questione economica, hanno la possibilità di scaricare l'intera Blockchain, garantendo informazioni su quali output siano già stati spesi. Bitcoin sarebbe quindi centralizzato.

Questo accadrebbe se si decidesse di aumentare la dimensione dei blocchi della Blockchain Bitcoin. Per evitare quindi di ritrovarsi in una situazione analoga a Bitcoin cash BCH - una brutta copia di Bitcoin che ha optato per un aumento delle dimensioni dei blocchi - è stato sviluppato il Lightning Network, una tecnologia che permette di aumentare la scalabilità di Bitcoin spostando le transazioni dalla Blockchain verso una rete di canali di pagamento collegata ad essa. In semplice, quando si decide di aprire un canale di pagamento si effettua una transazione sulla blockchain comunicando quanti bitcoin stanno per essere trasferiti sul canale. Una volta che i bitcoin si trovano in questa rete possono essere scambiati istantaneamente e (quasi) senza costi. Una volta che si è chiuso il canale, i bitcoin vengono trasferiti nuovamente sulla Blockchain, registrando una seconda transazione. Come potete vedere, solamente due transazioni vengono registrate sulla Blockchain, indipendentemente dal numero di scambi effettuati sul canale.

Tuttavia, lo sviluppo di questo protocollo è tutt'altro che semplice e il suo utilizzo è ancora limitato. Sebbene le statistiche del sito 1ml.com affermino che il numero di nodi Lightning ha superato i 10.000, non ci sono ancora molti servizi che l’hanno integrato nei loro prodotti.

Alcuni sostenitori del lightning Network hanno persino accusato aziende del calibro di Coinbase di rallentare volontariamente lo sviluppo della tecnologia utilizzando lo spazio dei blocchi in modo inefficiente e rimandando senza alcun valido motivo l’integrazione del Lightning Network.

A sostegno di queste ipotesi vanno le azioni dell’azienda Bitrefill che a Giugno ha generosamente integrato il suo Thor Lightning proprio su Coinbase.

Sviluppo lento(?) ma solido

Alcuni criticano che, sebbene il Lightning Network sia stato introdotto da più di un anno, al giorno d’oggi abbiamo pochi servizi che ci permettono di usarlo e la sua diffusione quindi è ininfluente sulla scalabilità di Bitcoin. Da questa critica possiamo dedurre:

1. Che un anno e nove mesi è un intervallo di tempo ancora troppo breve per raggiungere un’adozione di massa.

2. Sebbene i dati dimostrino che l’utilizzo di Lightning Network sia esponenzialmente aumentato rispetto al suo lancio, i servizi che permettono di usarlo sono ancora “pochi”.

A queste due critiche, recentemente si sono aggiunte altre perplessità come conseguenza alla diffusione di dati non perfettamente confortanti sull’adozione della rete Lightning. Alcuni sostengono che il numero di fondi sul protocollo di secondo livello sia in diminuzione, sintomo che la tecnologia non stia venendo utilizzata come vero metodo di pagamento. La stessa cosa è successa al numero di canali.

Cerchiamo di capire perché queste interpretazioni siano molto superficiali e non rappresentino un’analisi oggettiva dello sviluppo del Lightning Network.

La diminuzione dei fondi e del numero dei canali aperti non è direttamente correlata all'uso di Lightning Network, il suo utilizzo potrebbe essere ancora in aumento a causa della maggiore privacy e di altre ottimizzazioni dei canali. I dati raccolti infatti provengono solo da canali pubblici, non privati.

Inoltre, i reclami riguardanti l'abbassamento della capacità di rete (valore in $) sono abbastanza ingenui, poiché la riduzione deriva principalmente dalla caduta del prezzo dei bitcoin ma non da una riduzione del numero di bitcoin che rimane stabile al di sopra delle 800 unità.
Lightning Network esiste da poco meno di due anni ed è ancora classificato come esperimento (come lo stesso Bitcoin tra l’altro, sebbene esista da quasi 11 anni). Pensare che in questo intervallo di tempo questa tecnologia avrebbe dato un contributo sostanziale al problema della scalabilità è decisamente ottimista. Quello su cui bisogna porre attenzione è il suo sviluppo dal suo lancio ad oggi. Le statistiche del sito 1ml.com dimostrano la popolarità del Lightning Network, in particolare modo durante il 2019, sia cresciuta in modo esponenziale (lo si può notare dal maggior numero di wallet, estensioni del browser o gaming platform che hanno integrato la tecnologia).

Critiche più costruttive potrebbero essere che a causa della riduzione del numero di canali, la rete potrebbe diventare meno efficiente, rendendo più difficile la risoluzione dei pagamenti.
Ma la variazione del numero di canali è una fase naturale. Sono tutti test condotti da utenti, che possono decidere di aprire molti canali per stressare la rete e poi chiuderli quando l'esperimento è finito o i canali rimangono inutilizzati.

La nota azienda canadese Blockstream, ad esempio, prevede di aprire un milione di canali Lightning per testare la robustezza della rete. Un esperimento simile ma in scala minore è già stato condotto dall'utente anonimo LNBIG.

https://twitter.com/lnbig_com/status/1156574772324646915

Senza considerare che Lightning non riguarda solamente la scalabilità di Bitcoin. La tecnologia può anche essere integrata su sidechain come Liquid (Blockstream) per permettere appunto ai Liquid-asset di sfruttare le funzionalità di LN ed essere scambiate liberamente sul mercato. Funzionalità simili potrebbero essere disponibili direttamente su Lightning grazie allo sviluppo del protocollo RGB, tecnologia discussa in modo dettagliato nel Coin Store Magazine n5.

In conclusione, possiamo dire che ci siano altri modi per ottimizzare lo spazio di memoria della Blockchain come il batch delle transazioni, gli indirizzi bech32, sidechain o Coinjoin che probabilmente darebbero dei risultati più consistenti nel breve periodo. Tuttavia, se si ripetesse una situazione analoga a dicembre 2017 o avendo una visione più a lungo termine, soluzioni come la rete Lightning potrebbero dare un contributo fondamentale alla stabilità della rete mantenendo le commissioni delle transazioni basse aumentando allo stesso tempo la privacy e l’efficienza del Network.

 

 

 


Secondo McKinsey Metà Delle Banche Globali Non Sopravvivrebbero Ad Una Eventuale Crisi Finaziaria

Secondo quanto riportato da Bloomberg, più di meta delle banche globali si troverebbero già in una posizione di scarsa solidità finanziaria e sarebbero totalmente impreparate nel caso di una recessione. A lanciare l’allarme è la prestigiosa società di consulenza strategica Americana McKinsey.

Più di metà delle banche globali sarebbero economicamente in pericolo nel caso di una recessione economica, ha lanciare l’allarme è l’americana McKinsey & Company, riconosciuta come una delle più prestigiose società di consulenza strategica. McKinsey ha evidenziato come la maggior parte delle banche non riesca ad ottenere ricavi sufficienti a sostenere l’aumento dei costi.

Nel Report pubblicato qualche giorno fa, McKinsey identifica l’attuale ciclo economico bancario come “Late-Cycle”, un momento tardivo del ciclo vitale bancario nel quale le istituzioni che vogliono sopravvivere devono intraprendere mosse audaci per vincere la forte concorrenza.

Nell’ultimo decennio il sistema bancario ha infatti assistito ad una forte ondata di innovazione proveniente principalmente dall’avvento del Fintech e allo sviluppo di criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.
L'innovazione ha portato servizi unici, innovativi e quasi sempre a costi infinitamente più bassi dei vecchi concorrenti. Le nuove società Fintech hanno guidato la digitalizzazione dei processi bancari e hanno fornito un’esperienza mai vista prima nel settore surclassando le banche tradizionali per convenienza e facilità d’uso.

Secondo la fonte, le banche tradizionali investono meno della 35% in ricerche IT per finanziare la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative che portino un valore aggiunto per i propri clienti. Al contrario, il dato per le nuove imprese Fintech si aggira intorno al 70%. Inoltre, le nuove compagnie tendono a svilupparsi intorno a quelle aree che creano più ritorno per l’istituzione stessa. Questo fattore non è certo passato inosservato ai grandi investitori; infatti, sono sempre di più le E-Banks che nell’arco di pochi trimestri hanno raggiunto quotazioni astronomiche mentre durante lo stesso arco di tempo le vecchie istituzioni hanno registrato perdite significative. Solo dall’inizio del 2019, la svalutazione registrata delle maggiori banche globali ha raggiunto valori tra il -15% e il -20%. Secondo McKinsey una tale svalutazione sarebbe dovuta al fatto che gli investitori abbiano anticipato una forte decrescita dei ricavi generati dalle stesse banche.

Le banche hanno a lungo goduto di un monopolio incontrastato basato sulla riserva frazionaria che se non intrapreso con diligenza potrebbe rivelarsi estremamente vulnerabile in situazioni di anomalie economiche. A pagarne le spese saranno come sempre i clienti, i quali, tuttavia, negli ultimi dieci anni non hanno nemmeno goduto degli interessi derivanti dai loro depositi. I tassi d’interesse nell’ultimo decennio sono sempre stati pressoché nulli e nel 2019 hanno raggiunto addirittura valori negativi.

È difficile per un cittadino medio comprendere a pieno i rischi dell’attuale sistema bancario anche se sembra ormai chiaro che il sistema sia in qualche modo viziato in maniera inesorabile. La fiducia per le istituzioni bancarie (soprattutto da parte delle nuove generazioni) è probabilmente ai minimi storici e non è un caso che il 2019 abbia registrato un enorme aumento del valore di beni rifugio come Bitcoin e Oro.

 


Trend di Mercato - Q3 2019

Partendo dall’ultimo Report pubblicato da Binance Research, investighiamo i principali movimenti di mercato che hanno caratterizzato il terzo trimestre del 2019 e cerchiamo di catturare i trend principali.

Analisi di Mercato

Il terzo trimestre del 2019 ha mostrato per la prima volta quest’anno un rendimento significativamente negativo per l’intero mercato delle criptovalute, rompendo un trend rialzista che aveva caratterizzato Q1 e Q2 del 2019.
Il prezzo di un Bitcoin è calato intorno al 30%, chiudendo il mese a circa $8000 (al 30 settembre 2019). Contemporaneamente, le principali altcoins hanno registrato delle performance tra il -35% e il -60%.

Andamento dei ritorni trimestrali delle maggiori criptovalute.

Come si può evincere dalla tabella, dati pubblicati da Binance, Bitcoin si è quindi apprezzato nei confronti della altre 10 maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato (escluse le stablecoin). Il risultato è stato un forte incremento della Market Dominance* di Bitcoin che ha chiuso il mese intorno al 68%.

La fetta di mercato occupata da Bitcoin è aumentata costantemente durante il 2019: partita da un valore intorno al 50% a gennaio 2019, ha raggiunto un picco di oltre 70% il 3 settembre, sintomo che l’entusiasmo per le altcoins sembrerebbe in lieve discesa. Il crescente interesse verso Bitcoin a scapito degli altcoin è ancora confermato dalla Trading Dominance* che raggiunge i massimi annuali a fine Q3.

Bitcoin Market Dominance

Partita dal un valore intorno al 20%, il volume degli scambi in Bitcoin ha toccato un minimo intorno al 10% il 26 marzo 2019 per poi crescere incessantemente fino a valore superiori al 45% in chiusura di trimestre. È interessante notare che la Trading Dominance sia aumentata più che proporzionalmente rispetto all’aumento della capitalizzazione di Bitcoin, un’ulteriore indizio della diminuzione di interesse verso gli altcoins. Rimane tuttavia da verificare se questi fenomeni possano essere spiegati da altri fattori come per esempio un repentino calo nominale del volume di scambi sugli altcoin oppure il fatto che i nuovi investitori si focalizzino maggiormente su Bitcoin.

Bitcoin Trading Dominance

Correlazione nel Q3

Come avevamo già presentato nel precedente post di fine maggio, la Correlazione* tra diversi asset appartenenti al medesimo mercato è un dato molto interessante per comprendere l’appetibilità e l’interesse nei confronti della nascente asset class.
In questo studio prendiamo in considerazione la correlazione tra i ritorni delle diverse criptovalute nel terzo trimestre del 2019.

Una correlazione positiva indicherebbe che i due asset scelti si muovano nella stessa direzione con un certo grado di approssimazione. Come conseguenza anche il rischio associato ai ritorni delle due criptovalute analizzate sarebbe approssimativamente simile. Contrariamente, una correlazione negativa indica che le due variabili si muovono in direzione opposta, agevolandone potenzialmente l’utilizzo in strategie di copertura del rischio.

In generale, coppie di asset con correlazione superiore a 0.7 e inferiore a -0.7 vengono considerati positivamente o negativamente associati. Allo stesso modo, valori intorno allo zero indicano la mancanza di una relazione lineare tra le due variabili.

La tabella sottostante mostra i coefficienti di correlazione tra i ritorni giornalieri delle maggiori 30 criptovalute (escluse le stablecoins) nel Q3 2019.

Coefficienti di correlazione tra le maggiori criptovalute

Come si può evincere dalla tabella, la correlazione rimane generalmente alta, in particolare per quanto riguarda le criptovalute con la capitalizzazione più alta. Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rimango significativamente correlati con un coefficiente di 0.81.

Si riconfermano alcuni trend evidenziati nel Q1 e nel Q2, la correlazione tra criptovalute che utlizzano simile tecnologia rimane alta. Di seguito elenchiamo i trend più significativi.

  • Gli asset che si basano su Proof of Work hanno manifestato una forte correlazione positiva. Bitcoin, Ethereum e Litecoin hanno registrato valori superiore ai 0.75. Tuttavia Ethereum si prepara all’ambizioso aggiornamento alla Proof of Stake e rimane quindi da verificare la rilevanza di questa relazione che lo lega a Bitcoin.
  • Le cosidette Privacy Coins: Dash (DASH), ZCoin (ZEC) e Monero (XMR), hanno nuovamente mostrato correlazioni positive significative maggiore che ne nei confronti delle altre criptovalute.
  • Allo stesso modo le cosidette Programmable Blockchains (Ethereum, Neo ed EOS) presentano forte correlazione positiva tra loro.
  • Si notano infine come le criptovalute Unus Sed Leo (LEO), crypto.com (CRO) e Huobi Token (HT) erano in media molto meno correlate con tutte le altre criptovalute.

Infine, ecco altre interessanti correlazioni:

  • Nonostante Ethereum (ETH) abbia mostrato una forte correlazione con la maggior parte della criptovalute investigate, ha mostrato valori particolarmente bassi nei confronti del cugino Ethereum Classsic (ETC) con un coefficiente di solo 0.69.
  • Huobi Token (HT) osserva il valore di correlazione più alto con Binance Coin (BNB)
  • Ripple (XRP) rimane fortemente correlato con il molto simile Stellar Lumens (XLM).
  • Tra tutte le criptovalute investigate, tutte avevano il valore di correlazione più alto con Ethereum. Solamente Decred (DRC) toccava il coefficiente di correlazione maggiore con Bitcoin (BTC).

Cosa è cambiato?

Per quanto riguarda la correlazione tra Bitcoin ed Ethereum, il valore di 0.81 è approssimativamente lo stesso registrato nel Q2 2019. Mentre la correlazione media tra le 29 criptovalute investigate è aumentata dallo 0.54 del Q2 2019 a 0.64 nel Q3.

Il coefficiente di correlazione tra Binance Coin (BNB), Cosmos (ATOM) e ChainLink (LINK) e le altre criptovalute è aumentato significativamente rispetto al Q2, trimestre nel quale avevano dimostrato una correlazione inferiore probabilmente anche dovuta ai successi ottenuti dai singoli progetti in quel periodo.

Stellar Lumens (XLM) è la criptovaluta la cui correlazione media con gli altri asset è diminuita maggiormente.

La correlazione tra Dogecoin (DOGE) e le altre criptovaute rimane molto al di sotto della media seppure in notevole crescita.

Conclusioni

Nel terzo trimestre del 2019 la correlazione tra Bitcoin e le altre criptovalute è rimasta in linea con i trimestri precedenti dell’anno. Si evidenzia un aumento della correlazione tra Ethereum e le altre maggiori criptovalute, registrado il valore mediano più alto tra tutti.
In generale, la correlazione media tra tutti i criptoasset investigata è in significativo aumento nel Q3 rispetto al Q2.
Rimangono particolarmente evidenti le correlazioni tra criptovalute che condividono alcuni tratti peculiari nell’utilizzo o nel consenso. Il fenomeno è particolarmente evidente per le valute dgitiali basate su Proof of Work, le Privacy Coins e le Programmable Blockchains che rimangono fortemente correlate.

Appendice:

*Market Dominance: esprime la percentuale di capitalizzazione di una criptovalute in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute.

*Trading Dominance: rappresenta il volume contribuito da una specifica criptovaluta in rapporto al volume totale contribuito da tutte le altre criptovalute.

* Correlazione: misura la forza di una relazione lineare tra due variabili in un periodo di tempo. Può assumere valori da -1 a +1.

 


UNICEF riceverà e distribuirà donazioni in Bitcoin ed Ethereum

Secondo un annuncio sul proprio sito ufficiale, Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, anche sì conosciuto come UNICEF, avrebbe annunciato di accettare e distribuire donazioni anche nelle valute digitali Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH).

Il nuovo fondo di valute digitali

Secondo quanto riportato dall’annuncio ufficiale, poi ripreso anche da numerose testate giornalistiche di tutto il mondo compreso l’inglese The Guardian, la principale organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite, l’UNICEF, inizierà a ricevere e distribuire donazioni in valuta digitale.

La nuova iniziativa prevede la creazione del “UNICEF Cryptocurrency Fund”, un vero e proprio fondo di criptovalute che verrà dedicato a finanziare tecnologie open-source che possano giovare ai bambini e adolescenti di tutto il mondo.

 

https://twitter.com/UNICEFmedia/status/1181746819321225216

 

Henrietta Fore, direttrice esecutiva di Unicef, ha sottolineato l’importanza dell’economia digitale per il futuro delle nuove generazioni e ha riconosciuto la necessità di esplorare le nuove opportunità create dalle nuove valute digitali. L’UNICEF Cryptocurrency Fund può sicuramente essere considerato un passo significativo nello sviluppo degli sforzi umanitari.

I vantaggi

La nascita del nuovo fondo non è certo un caso in quanto le nuove valute digitali si prestano particolarmente bene a servire la causa umanitaria di un’organizzazione sovranazionale come l’UNICEF. L’utilizzo di Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) offre infatti numerosi vantaggi alle organizzazioni no-profit, una su tutte quella di bypassare le costose commissioni di intermediazione che di solito caratterizzano gli scambi di valuta estera.

Inoltre, l’adozione di valute digitali rende il processo di donazione più semplice e veloce. Chi vorrà donare valore economico alla organizzazione in questione, non dovrà sottoporsi ad alcuna procedura iniziale ma dovrà inviare una transazione direttamente all’indirizzo indicato. Il processo diventa perciò tanto semplice quanto mandare una mail. In aggiunta, i fondi arriverebbero al destinatario in pochissimi minuti e sarebbero disponibili per essere spostati dall’organizzazione con la medesima facilità.

Le valute digitali consentono anche una maggiore sorveglianza da parte dei donatori sull’effettivo utilizzo dei fondi da parte delle istituzioni. Utilizzando blockchain pubbliche e decentralizzate, i donatori avranno uno strumento trasparente per verificare come effettivamente sono stati spesi i fondi da parte dell’organizzazione.

Le criptovalute e le organizzazioni no-profit

Il primo contributo al fondo UNICEF è stato ricevuto da parte della Ethereum Foundation che ha donato 100 ethers, pari a circa €16'600.

Unicef non è l’unica organizzazione no-profit ad accettare donazioni in criptovaluta, ma si unisce a un gruppo di organizzazioni umanitarie che include: Save The Children, la Croce Rossa Americana (American Red Cross), il World Food Programme delle Nazioni Unite, The Water Project e Fidelity Charitable. Quest’ultima ha dichiarato di aver ricevuto donazioni per 106 milioni di dollari in valuta digitale a partire dal 2015.

Non è la prima volta che UNICEF si interessa al mondo blockchain, lo scorso dicembre aveva infatti annunciato un investimento complessivo di 100mila dollari in sei diverse blockchain startup che si focalizzavano sul trovare soluzioni innovative alle sfide sempre più incalzanti del nuovo mondo digitale.

 


Il Mining Alla Portata di Tutti.

Aprono oggi i nuovi servizi di Mining firmati Coin Society. Grazie a una nuova partnership siglata con le aziende Hiven Labs S.r.l. e Cygrids Communications AB, siamo in grado di fornire ai nostri clienti accesso esclusivo a un efficiente Datacenter Svedese per minare bitcoin e altre criptovalute. I clienti potranno perciò collegare le proprie macchine ed avere accesso ad energia rinnovabile a basso costo e contemporaneamente godere di un servizio professionale, senza vincoli e totalmente personalizzabile che da sempre ci caratterizza.  

Cos’è il mining

A differenza di Euro e Dollaro che vengono prodotti arbitrariamente dalle Banche Centrali in base alle condizioni di mercato, Bitcoin, non avendo alcuna unità centrale di controllo opera diversamente.

La produzione dei Bitcoin avviene attraverso un processo chiamato mining. Il termine deriva dall’inglese “to mine”, letteralmente “estrarre” in quanto l’onorosità del processo ricorda quella dell’oro.
Il mining è quindi il sistema attraverso il quale ogni transazione viene verificata e aggiunta all'interno del registro pubblico e distribuito conosciuto come Blockchain, ed è anche il processo che rende possibile l’emissione dei nuovi token fino al raggiungimento di 21 milioni.

La tecnologia utilizzata per verificare e convalidare le transazioni all’interno della Blockchain si chiama Proof-of-Work, in Italiano Prova del Lavoro. In questo processo, tutti i miners competono tra di loro per riuscire a trovare la soluzione corretta per confermare un “blocco” di transazioni. Per trovare questa soluzione, i miners, consumano energia elettrica utilizzando la potenza computazionale di hardware molto competitivi, rendendo il processo di estrazione costoso ma allo stesso tempo sicuro. La ricompensa per questo sforzo è data appunto dalla creazione di nuovi bitcoin, che viene assegnata al primo miner in grado di trovare la soluzione. 
Ad oggi, per ogni blocco minato, i miners ottengono 12,5 BTC. Questa somma è destinata ad esaurirsi entro il 2140. Ogni 4 anni circa, Bitcoin subisce un dimezzamento (Halving) ovvero la ricompensa per ogni blocco si dimezza. A maggio del 2020 ogni blocco minato permetterà di ottenere 6,25 Bitcoin.

Perche mining?

Fare mining porta una serie di benefici sia alla rete di pagamento che all’utente che lo esegue. Eccone presentati alcuni di seguito:

  • Accumula bitcoin: fintanto che gli hardware funzionano accumula bitcoin attraverso pagamenti periodici.
  • Flessibilità: i pagamenti settimanali possono essere pagati sia in criptovalute che in euro.
  • Bitcoin potenzialmente più economici: il mining spesso consente di acquisire bitcoin a prezzi più bassi del mercato. Qualora il costo fosse più alto puoi tranquillamente spegnere la macchina per riaccenderla successivamente.
  • Fortifica il network: grazie al mining parteciperai attivamente alla verifica delle transazioni e quindi alla sicurezza del network.

Il servizio di Coin Society

I nostri servizi di mining offrono tutte i benefici sopracitati con l’aggiunta di ulteriori garanzie in esclusiva per i nostri clienti. Coin Society ha infatti stipulando a una nuova partnership per accedere a un gigantesco datacenter in Svezia.
I vantaggi di una tale sono innumerevoli:

  1. Possibilità di accedere a un servizio personalizzato. Che tu sia un esperto di mining o un neofita, Coin Society saprà accontentarti e fornirti l’offerta più consona alle tue esigenze.
  2. Il servizio che offriamo è all-inclusive in quanto libera il cliente da ogni responsabilità. Vi guideremo nella scelta dell’hardware e ci occuperemo della spedizione, installazione e manutenzione delle macchine.
  3. Se già possedete un hardware potrete sfruttare il nostro servizio per beneficiare dei bassi costi dell’energia rinnovabile svedese pure mantenendo totale controllo sulle vostre macchine.
  4. Il servizio è senza vincoli. Potrete decidere di spegnere la macchina in qualsiasi momento così da fermare il consumo di energia e riaccenderla in un secondo momento o alternativamente richiederne la restituzione.
  5. Il cliente mantiene una tutela legala italiana in quanto Coin Society S.r.l. è registrata alle imprese di Milano.
  6. La Svezia fornisce standard professionali di gran lunga più elevati di altri Datacenter extra-europei.
  7. L’alimentazione delle macchine deriva interamente da energia rinnovabile.
  8. Possibilità di visitare di persona il Datacenter.

A chi è rivolto questo servizio?

  • Per chi è interessato al mining ma non sa come iniziare da solo
  • Per chi ha macchine ma non riesce ad accedere ad energia a basso costo
  • Per chi vuole ricevere una rendita periodica
  • Per chi vuole rafforzare il network bitcoin a costi contenuti

Pacchetti

L’offerta di Coin Society Mining è pienamente personalizzabile a seconda delle singole necessità dei clienti. Tuttavia, per facilitare l’accesso ai clienti meno esperti, Coin Society propone tre tipi di pacchetti:

Pacchetto S: è il pacchetto Solo. Se sei già in possesso dell’attrezzatura ma non riesci a trovare un luogo che ti garantisca una rendita profittevole, questo pacchetto ti consente di estrarre il massimo potenziale delle tue macchine. Coin Society Mining ti garantisce il costo energetico più basso sul mercato lasciandoti totale controllo sulle macchine.

Pacchetto SP: è il pacchetto Senza Pensieri e racchiude un’assistenza a 360°. I clienti potranno contare sul nostro supporto nella scelta della macchina più consona alle loro necessità e non dovranno pensare ad altro che ricevere i propri ricavi su base mensile (o bi-settimanale). Il pacchetto include i servizi di spedizione, hosting, manutenzione e 6 mesi di energia.

Pacchetto Pool (coming soon): iniziare a minare bitcoin da soli richiede spesso un investimento iniziale non indifferente in quanto le macchine hanno raggiunto costi significativi. Coin Society vuole venire in contro a quei clienti che sono potenzialmente interessati al mining ma che non hanno intenzione di sostenere da soli il costo iniziale della macchina. Una lista di attesa verrà stilata in modo tale da consentire l’acquisto di una macchina a gruppi ristretti di clienti. Per saperne di più invia una mail a info@coinsociety.io.


Bitcoin e Oro: Quando il Sotfware non può Essere Contraffatto.

Mentre da un lato continuano le notizie di ritrovamenti di barre e lingotti di oro falsi, dall’altro il sistema Bitcoin, da molti considerato come il nuovo “oro digitale”, mantiene intatta la sua sicurezza e inviolabilità. Il tutto all’insegna della trasparenza.

Non è tutto oro quel che luccica

L’oro viene accettato e riconosciuto da secoli e secoli in tutto il mondo grazie ad alcune proprietà quasi uniche rispetto ad altri asset: tra tutte, la sua scarsità, il fatto di essere accettato e riconosciuto in ogni parte del mondo, oppure la difficoltà nel produrre falsificazioni. Il che fa sì che oggi venga riconosciuto da molti come un bene rifugio e un’ottima riserva di valore contro, ad esempio, la svalutazione delle monete fiat. Nelle ultime settimane sono state tuttavia confermate e riscontrate diverse notizie di ritrovamenti e denunce di lingotti falsi, tra cui circa un migliaio di barre da 1 kg fasulle scoperte nel caveau di JPMorgan, una delle più grandi banche d’affari del pianeta. E non si esclude che possano essere anche di più. I lingotti d'oro falsi non sono a dire il vero una novità. In passato si spacciavano blocchi di metallo più economico placcati in oro. Le recenti notizie parlano invece di modalità di contraffazione relativamente nuove, e più difficili da riconoscere: l'oro delle barre sembrerebbe sì reale, confermando una purezza molto elevata. Ma i segni che portano sono chiaramente falsi.

Bitcoin è il nuovo “oro digitale”?

Spesso Bitcoin viene definito da una buona parte della community come il nuovo “oro digitale”. In realtà, Bitcoin non solo è finito come risorsa (verranno estratti al massimo solamente 21 milioni di unità). Ma non è nemmeno falsificabile per design. O meglio, è stato progettato per essere (quasi) impossibile da falsificare. Tutte le unità vengano coniate secondo una precisa curva deterministica regolata da un algoritmo pubblico che permette di verificare con assoluta trasparenza la provenienza di ogni singolo bitcoin. Non solo: possiamo anche stabilire quanti bitcoin sono in circolo - fino all’ultimo “satoshi”, l’unità più piccola di bitcoin - quanti bitcoin erano stati coniati in passato in qualunque data, e perfino prevedere, con buona precisione, quanti ce ne saranno in una data futura. Il meccanismo della Blockchain, del resto, nasce proprio con l’obiettivo di rendere impossibile una “doppia spesa” (double spending) di uno stesso bitcoin, risolvendo il problema del consenso distribuito nel Network. La sicurezza del sistema Bitcoin si fonda proprio sul tentativo di rendere non solo improbabile, ma anche economicamente svantaggiosa, un’eventuale falsificazione di bitcoin. Stando poi agli ultimi valori di hash rate raggiunti di recente, tentare di raggirare il Network diventa un’ operazione sempre più impraticabile e costosa. A questo punto, è obbiettivo affermare che Bitcoin è meno falsificabile dell’oro stesso.


https://twitter.com/francispouliot_/status/1166606698955595776

 

 

Scritto da Valerio Dalla Costa