In questo articolo facciamo il punto della situazione sul Lightning Network analizzando i risultati ottenuti dopo poco più di un anno dal suo rilascio.

Perchè Lightning Network?

Una delle funzioni principali del Lightning Network è quella di incrementare il numero di transazioni processabili dal Network Bitcoin. Per affermarsi come risorsa globale, Bitcoin deve supportare un milione di volte più transazioni di quanto non faccia attualmente senza perdere la sua natura decentralizzata, il che non è un affare facile. Per avere idee più concrete, le transazioni “di base” in Bitcoin con 1 input e 2 output pesano in genere 250 bytes e l’attuale dimensione della Blockchain è di circa 244 Gb*. Questi valori consentono di scaricare un nodo Bitcoin e collegarlo alla rete con apparecchiature economiche, favorendo così la distribuzione dei nodi.

*questo valore deriva dal fatto che la dimensione dei blocchi Bitcoin in cui vengono inserite le transazioni è 1 MB. Questo limite è stato impostato da Satoshi Nakamoto per prevenire eventuali spam di transazioni.

Se Bitcoin dovesse gestire un numero di transazioni pari a Visa o Mastercard, sarebbero necessari terabyte (TB) di dati all’anno per registrare tali quantità di informazioni.

Gli hardware di questo tipo hanno un costo elevato e diventerebbero disponibili solo per una cerchia ristretta di persone o aziende. Gli utilizzatori di Bitcoin dovrebbero fare affidamento su intermediari che invece, per una pura questione economica, hanno la possibilità di scaricare l’intera Blockchain, garantendo informazioni su quali output siano già stati spesi. Bitcoin sarebbe quindi centralizzato.

Questo accadrebbe se si decidesse di aumentare la dimensione dei blocchi della Blockchain Bitcoin. Per evitare quindi di ritrovarsi in una situazione analoga a Bitcoin cash BCH – una brutta copia di Bitcoin che ha optato per un aumento delle dimensioni dei blocchi – è stato sviluppato il Lightning Network, una tecnologia che permette di aumentare la scalabilità di Bitcoin spostando le transazioni dalla Blockchain verso una rete di canali di pagamento collegata ad essa. In semplice, quando si decide di aprire un canale di pagamento si effettua una transazione sulla blockchain comunicando quanti bitcoin stanno per essere trasferiti sul canale. Una volta che i bitcoin si trovano in questa rete possono essere scambiati istantaneamente e (quasi) senza costi. Una volta che si è chiuso il canale, i bitcoin vengono trasferiti nuovamente sulla Blockchain, registrando una seconda transazione. Come potete vedere, solamente due transazioni vengono registrate sulla Blockchain, indipendentemente dal numero di scambi effettuati sul canale.

Tuttavia, lo sviluppo di questo protocollo è tutt’altro che semplice e il suo utilizzo è ancora limitato. Sebbene le statistiche del sito 1ml.com affermino che il numero di nodi Lightning ha superato i 10.000, non ci sono ancora molti servizi che l’hanno integrato nei loro prodotti.

Alcuni sostenitori del lightning Network hanno persino accusato aziende del calibro di Coinbase di rallentare volontariamente lo sviluppo della tecnologia utilizzando lo spazio dei blocchi in modo inefficiente e rimandando senza alcun valido motivo l’integrazione del Lightning Network.

A sostegno di queste ipotesi vanno le azioni dell’azienda Bitrefill che a Giugno ha generosamente integrato il suo Thor Lightning proprio su Coinbase.

Sviluppo lento(?) ma solido

Alcuni criticano che, sebbene il Lightning Network sia stato introdotto da più di un anno, al giorno d’oggi abbiamo pochi servizi che ci permettono di usarlo e la sua diffusione quindi è ininfluente sulla scalabilità di Bitcoin. Da questa critica possiamo dedurre:

1. Che un anno e nove mesi è un intervallo di tempo ancora troppo breve per raggiungere un’adozione di massa.

2. Sebbene i dati dimostrino che l’utilizzo di Lightning Network sia esponenzialmente aumentato rispetto al suo lancio, i servizi che permettono di usarlo sono ancora “pochi”.

A queste due critiche, recentemente si sono aggiunte altre perplessità come conseguenza alla diffusione di dati non perfettamente confortanti sull’adozione della rete Lightning. Alcuni sostengono che il numero di fondi sul protocollo di secondo livello sia in diminuzione, sintomo che la tecnologia non stia venendo utilizzata come vero metodo di pagamento. La stessa cosa è successa al numero di canali.

Cerchiamo di capire perché queste interpretazioni siano molto superficiali e non rappresentino un’analisi oggettiva dello sviluppo del Lightning Network.

La diminuzione dei fondi e del numero dei canali aperti non è direttamente correlata all’uso di Lightning Network, il suo utilizzo potrebbe essere ancora in aumento a causa della maggiore privacy e di altre ottimizzazioni dei canali. I dati raccolti infatti provengono solo da canali pubblici, non privati.

Inoltre, i reclami riguardanti l’abbassamento della capacità di rete (valore in $) sono abbastanza ingenui, poiché la riduzione deriva principalmente dalla caduta del prezzo dei bitcoin ma non da una riduzione del numero di bitcoin che rimane stabile al di sopra delle 800 unità.
Lightning Network esiste da poco meno di due anni ed è ancora classificato come esperimento (come lo stesso Bitcoin tra l’altro, sebbene esista da quasi 11 anni). Pensare che in questo intervallo di tempo questa tecnologia avrebbe dato un contributo sostanziale al problema della scalabilità è decisamente ottimista. Quello su cui bisogna porre attenzione è il suo sviluppo dal suo lancio ad oggi. Le statistiche del sito 1ml.com dimostrano la popolarità del Lightning Network, in particolare modo durante il 2019, sia cresciuta in modo esponenziale (lo si può notare dal maggior numero di wallet, estensioni del browser o gaming platform che hanno integrato la tecnologia).

Critiche più costruttive potrebbero essere che a causa della riduzione del numero di canali, la rete potrebbe diventare meno efficiente, rendendo più difficile la risoluzione dei pagamenti.
Ma la variazione del numero di canali è una fase naturale. Sono tutti test condotti da utenti, che possono decidere di aprire molti canali per stressare la rete e poi chiuderli quando l’esperimento è finito o i canali rimangono inutilizzati.

La nota azienda canadese Blockstream, ad esempio, prevede di aprire un milione di canali Lightning per testare la robustezza della rete. Un esperimento simile ma in scala minore è già stato condotto dall’utente anonimo LNBIG.

https://twitter.com/lnbig_com/status/1156574772324646915

Senza considerare che Lightning non riguarda solamente la scalabilità di Bitcoin. La tecnologia può anche essere integrata su sidechain come Liquid (Blockstream) per permettere appunto ai Liquid-asset di sfruttare le funzionalità di LN ed essere scambiate liberamente sul mercato. Funzionalità simili potrebbero essere disponibili direttamente su Lightning grazie allo sviluppo del protocollo RGB, tecnologia discussa in modo dettagliato nel Coin Store Magazine n5.

In conclusione, possiamo dire che ci siano altri modi per ottimizzare lo spazio di memoria della Blockchain come il batch delle transazioni, gli indirizzi bech32, sidechain o Coinjoin che probabilmente darebbero dei risultati più consistenti nel breve periodo. Tuttavia, se si ripetesse una situazione analoga a dicembre 2017 o avendo una visione più a lungo termine, soluzioni come la rete Lightning potrebbero dare un contributo fondamentale alla stabilità della rete mantenendo le commissioni delle transazioni basse aumentando allo stesso tempo la privacy e l’efficienza del Network.