L’ammontare delle obbligazioni a tasso interesse negativo ha superato i 17 trilioni di dollari secondo quanto riportato da Bloomberg. Secondo questo dato, il 30% delle obbligazioni disponibili sui mercati finanziari hanno infatti un rendimento negativo. In altre parole il creditore sta effettivamente pagando il debitore per avere l’onere finanziario del debito. Gli investitori che compreranno quel titolo avranno perciò la certezza matematica che alla scadenza il loro ritorno sarà negativo, incassando meno capitale di quello che avevano investito inizialmente.

 

Il crescere delle obbligazioni a tasso inferiore a zero ha infatti sollevato molte perplessità e il conseguente fantasma di una effettiva bolla sui bond.
Non sono solo le obbligazioni statali a toccare il segno negativo, ma anche le obbligazioni private garantite da grandi industrie. Un esempio emblematico è il caso recente di Siemens AG: la multinazionale tedesca attiva nel settore della tecnologia, mobilità e servizi ha infatti venduto l’obbligazione con il tasso più negativo mai fatto registrare nella storia dei mercati finanziari; ma la vera notizia è che il titolo sia andato a ruba, lasciando insoddisfatti alcuni investitori che non sono riusciti ad accaparrarselo. Secondo quanto riportato dalla news, questo genere di obbligazioni a breve-termine continuano a rimanere l’alternativa “meno peggiore” per gli investitori istituzionali.

Uno scenario che rasenta il surreale e dovrebbe allarmare sia gli investitori privati che gli istituzionali sulle falle dell’attuale sistema monetario.

 

 

L’aumento delle obbligazioni a rendimento negativo è senz’altro un sintomo di indebolimento dell’economia globale. L’invertirsi della curva dei rendimenti, da positivi a negativi, ha sempre correttamente anticipato periodi di recessione negli Stati Uniti dal 1955 ad oggi. Segnali tecnici che, se uniti all’incertezze macroeconomiche della guerra commerciale USA-Cina, possono avere impatti significativi sulla confidenza degli investitori. Così, mentre l’economia globale si indebolisce e ci allarma su una imminente crisi, molti investitori potrebbero trovare in Bitcoin una valida alternativa di mercato. Infatti, al contrario di azioni ed obbligazioni, Bitcoin rimane robustamente in zona 10’000 dollari e con decrescente volatilità.
Ad aumentare l’appetibilità di Bitcoin sono poi il numero crescente di servizi che puntano ad offrire contratti derivati basati proprio sulla valuta digitale. Lo sviluppo di prodotti derivati agevola il superamento delle difficoltà di archiviazione dell’asset digitale e contemporaneamente ne garantiscono una maggiore liquidità. Un altro indicatore dello stato di salute di bitcoin è il costante aumento della difficoltà di mining. Dato che segnala una solidità della rete di pagamento mai vista prima d’ora e che conferma che gli investimenti a supporto del network sono in netta crescita.

Con il fenomeno di Halving in avvicinamento, il consolidarsi del prezzo di scambio e quei 17 trilioni di dollari investiti in obbligazioni in perdita, bitcoin sembra posizionarsi come un’alternativa più che valida agli attuali prodotti finanziari tradizionali.