A partire da luglio 2019, la banca centrale americana ha deciso di attuare una nuova politica monetaria accomodante tagliando di un quarto di punto il tasso d’interesse. Con tale manovra, gli USA puntano ad incrementare gli investimenti a scapito dei risparmi, dando perciò una vera e propria spinta alla propria economia. Con un imminente aumento della liquidità disponibile nel mercato, può Bitcoin beneficiare delle nuove condizioni macroeconomiche?

Nell’ultimo meeting di luglio, la Federal Reserve (Fed) – la banca centrale Americana – aveva tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli al 2-2,25% dal 2,25-2,50% deciso nel precedente Dicembre. Si tratta della prima manovra simile dal lontano dicembre 2008, momento in cui la Fed dovette reagire all’enorme crisi finanziaria scoppiata a causa della bolla immobiliare sui mutui subprime.

Generalmente, quando una banca centrale taglia i propri tassi d’interesse la moneta nazionale diventa più “economica”. Prendere in prestito dollari sarà perciò meno costoso; al contrario, prestare dollari a banche o istituzioni sarà meno redditizio. Per questo motivo, spesso il taglio dei tassi di interesse si traduce in una maggiore propensione ad investire piuttosto che a depositare i propri risparmi in banca. Si tratta di una manovra studia ad hoc per iniettare liquidità nei mercati e far ripartire l’economia.

Durante periodi economici connotati da una politica monetaria accomodante, come quello che stiamo attraversando appunto da luglio 2019, non sono solo i mercati azionari a beneficiarne ma anche altri asset che fungono da buona riserva di valore. Di questa categoria fanno parte i metalli preziosi come l’oro ma anche le criptovalute, in particolare bitcoin che gode della peculiare scarsità in ambito digitale. Infatti, sebbene bitcoin sia un grande strumento monetario di scambio di valore, molti investitori lo ritengono un incredibile riserva di valore nel lungo termine. Un asset che, se custodito per svariati mesi, ha sempre saputo generare ritorni esorbitanti. In questo scenario bitcoin sembra essere diventato un asset appetibile anche per investitori istituzionali, i quali hanno iniziato a mostrare un crescente interesse già a partire da gennaio 2019.

Donald Trump non è tuttavia soddisfatto dalla misura adottata dalla Fed. Secondo il presidente americano infatti, il taglio dello 0.25% non è sufficiente per garantire agli Stati Uniti una condizione economica predominante specialmente alla luce delle tensioni commerciali con la Cina. Trump ha infatti più volte attaccato pubblicamente Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, chiedendo un intervento maggiore a supporto dell’economia con tagli dei tassi di interesse più accentuati o addirittura quantitative easing.

 

Fonte: https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1156666164732473345

 

Secondo una news pubblicata da CNBC, sono molti gli economisti che si aspettano un taglio più aggressivo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Addirittura, la nota banca d’affari Americana Morgan Stanley, prevede una serie di nuovi tagli a partire già dai Federal Open Market Committee (FOMC) meeting di settembre e ottobre 2019, per poi continuare per tutto il 2020 fino a portare i tassi di interesse vicini allo zero.

Date le recenti tensioni commerciali con la Cina che non sembrano attenuarsi e le previsioni di una imminente recessione sempre più insistenti, un ulteriore taglio dei tassi di interesse sembra inevitabile.

Con il fenomeno di halving ormai a pochi mesi di distanza e le favorevoli condizioni macroeconomiche imposte dalla Fed e dalla BCE, è plausibile pensare il mercato delle criptovalute possa beneficiarne almeno fino alle fine del 2020.