Secondo quanto riportato dal sito dell’agenzia governativa Gobierno Bolivariano de Venezuela in data 26 agosto, il governo Venezuelano ha lanciato ufficialmente Patria Remesa: si tratta di una piattaforma statale che consente ai cittadini venezuelani di inviare e ricevere criptovalute da tutto il mondo.  

Condizioni macroeconomiche

Lo stato del Venezuela torna a far parlare di sé per i suoi inediti meccanismi di fronteggiare le gravi condizioni economiche in cui gravita. Negli ultimi anni, infatti, le avverse condizione economiche hanno portato a una forte ondata di emigrazione dei propri cittadini. Sono molte le famiglie che hanno visto i propri membri emigrare all’estero per poter guadagnare quei pochi dollari che, se spediti ai propri familiari, gli avrebbero consentito di sopportare il costo della vita. Tuttavia, tra il Dicembre 2017 e l’aprile 2019, il costo della vita in Venezuela è aumentato del 554% a causa dell’iperinflazione dovuta a una incosciente politica monetaria adottata dallo stesso governo.
Se pochi mesi fa ad una famiglia di quattro componenti sarebbero bastati circa $100 al mese, ad aprile 2019 si stimava ne occorressero circa $720 per mantenere lo stesso tenore di vita. Per proteggersi dallo scenario di iperinflazione che avrebbe inevitabilmente svalutato i loro risparmi, molti cittadini hanno perciò deciso di scambiare il debole Bolivar con valute più solide, come dollari, oro o bitcoin. Lo scambio di moneta nazionale per valuta estera è ritenuto un reato dallo stato Venezualano. Tuttavia, per quanto lo stato possa facilmente sorvegliare li scambi Bolivar-Dollaro e Bolivar-Oro, non può controllare così facilmente gli scambi nei mercati non regolamentati come quello di bitcoin. Dopo il rocambolesco tentativo di creare una propria criptovaluta statale – il Petro – con esito piuttosto fallimentare, i cittadini hanno continuato inesorabilmente a comprare bitcoin. La piattaforma LocalBitcoin ha infatti registrato volumi record durante l’estate raggiungendo volumi settimanali di oltre 77 milardi di Bolivar.

La piattaforma statale

A seguito della forte recessione, affiancata anche alle sempre più stringenti pressioni degli USA al presidente Maduro tramite l’imposizione di nuove sanzioni, il governo ha deciso di provare a risollevare le condizioni dei cittadini tramite Patria Remesa: una piattaforma statale che consente ai propri cittadini di inviare e ricevere criptovalute da tutto il mondo. L’iniziativa è stata lanciata durante il Venezuela Crypto Show nel quale è stato evidenziato la sicurezza e facilità d’uso delle criptovalute. Durante l’annuncio non sono mancate le incitazioni ad accumulare la criptovaluta statale Petro, presentata come una vera e propria soluzione all’iperinflazione della moneta fisica, il bolivar.

Source: https://remesas.patria.org.ve/es/login

In merito alla piattaforma, Patria Remesa sarà regolata dal Superintendency of Cryptoassets and Related Activities (Sunacrip) e gestita dall’agenzia governativa Patria. La piattaforma dovrà sottostare a tutte le norme KYC e AML e rispettare il massimale mensile imposto dallo stato pari a 10 Petros (PTR) pari a circa $600 per individuo. Le transazioni perciò non saranno anonime ma il governo avrà pieno accesso ai dati degli utenti. Alle operazioni verrà anche applicata una commissione che può arrivare fino al 15%.

Un’iniziativa insolita

Sebbene l’apertura del governo venezuelano alle criptovalute sia senz’altro sintomo di un nuovo approccio economico che vede nelle criptovalute una potenziale medicina all’attuale sistema monetario malato basato sulla stampa incontrollata di moneta pressocchè senza valore, si tratta di un’iniziativa insolita da parte del governo Maduro. Forse l’ultimo disperato tentativo di stimolare nuovi flussi di capitale nel tentativo di salvare quel che rimane della moneta nazionale.
Tuttavia, le condizioni offerte ai propri cittadini sono tutt’altro che favorevoli. La piattaforma, oltre ad offrire servizi costosissimi ai propri cittadini, obbliga gli utenti a convertire immediatamente le criptovalute ricevute in Bolivar o Petro, di fatto rendendo inutili gli sforzi di rifugiarsi dall’ inflazione. Non è semplice stimare quali saranno gli effetti di una tale iniziativa, tuttavia non sembra ancora che il governo sappia fornire una valida alternativa agli scambi peer-to-peer che rimangono più convenienti e meno controllati.