Lo Stato ha un naturale bisogno di denaro per pagare la Pubblica amministrazione e le Opere pubbliche.
I metodi con cui lo stato può procurarsi tale denaro sono sostanzialmente 4:

  • con le tasse (metodo principale)
  • con le alienazioni di beni erariali
  • con le partecipazioni statali (nel caso in cui vi siano e siano positive)
  • con l’indebitamento

Le tasse sono il metodo principale con cui lo stato fa “cassa”. Tuttavia il gettito generato dell’imposte è quasi sostanzialmente costante, in quanto qualora lo stato eccedesse con le imposizioni, queste potrebbero avere delle gravi conseguenze sull’economia. Un’eccessiva tassazione potrebbe far scatenare un’onda di emigrazione che ridurrebbe l’intero gettito di imposta. In casi estremi potrebbe addirittura portare a rivolte interne allo stato. Le tasse rimangono perciò uno strumento relativamente limitato per lo stato in quanto alzare le imposte non sarebbe una soluzione efficace a soddisfare la domanda di denaro richiesta dalla pubblica amministrazione in casi di crisi di liquidità.
L’ alienazione dei beni è un fenomeno piuttosto ristretto attraverso il quale lo stato vende dei beni di sua proprietà per appunto ottenere moneta.
Le partecipazioni statali sono un fenomeno che era particolarmente diffuso nel XX secolo ma sono sempre meno frequenti a cause della loro scarsa efficienza. Anche per le poche partecipazioni tuttora in vigore, lo “stato imprenditore” è soggetta, come una qualunque impresa, a un bilancio che può essere positivo o negativo, portando con sé non pochi rischi per la sostenibilità finanziaria statale.

Rimane perciò l’indebitamento come ultima fonte di denaro.
Il processo di indebitamento è un processo molto complesso, che il più delle volte consiste nella creazione di titoli che lo stato cede alla Banca centrale, la quale, che sia propria o di terzi, deve necessariamente operare con una dipendenza dello stato sovrano di merito. Lo stato sta sostanzialmente chiedendo un prestito ad un organo che dipende da sé stesso. A questo punto “La fabbrica della moneta”, la banca centrale, attraverso la sua catena di montaggio, “la zecca”, deve produrre e diffondere “carta-moneta”: che può essere sia “carta” che “metallo”. Notare bene che ormai la cosiddetta “zecca” ha una funzione molto limitata, considerando che il denaro cartaceo è un quantitativo irrisorio rispetto a quello “digitale” presente nei database della banca. Più che stampare moneta, la banca centrale aggiunge cifre digitali al proprio database. Infine, una parte del denaro prodotto dalla Banca centrale torna nelle mani dello stato che lo può spendere per pagare le proprie spese.
In altro parole, lo stato stampa denaro che cede a sé stesso. È così avvenuto un “incantesimo” attraverso il quale lo stato ha ottenuto denaro grazie al quale potrà pagare la pubblica amministrazione e gli altri creditori.  Il denaro esce perciò dalla potestà statale ed entra nell’economia reale. La banca centrale è stata pagata con titoli di stato e lo stato perciò ne esce senza debiti verso la propria banca centrale.
A questo punto la banca centrale non può fare altro che cedere a terzi i titoli di stato che ha appena ricevuto in quanto è il solo metodo attraverso il quale estrarre utilità da quei titoli. La banca centrale a questo punto venderà quei titoli alle stesse banche che popolano le nostre città. Le quali, a loro volta, cercheranno di vendere i medesimi titoli ad acquirenti privati (italiani o esteri). In altre parole cercheranno di pagare con denaro reale il “denaro digitale” che hanno prodotto dal nulla pochi passaggi prima.
Il rischio è quello che la Banca Centrale si ritrovi con dei titoli statali per i quali non c’è domanda (a meno che non vengano venduti a tassi di interesse altissimo, vedi il fenomeno spread) e senza denaro solido (quello creato dall’economia reale).
Ma non è ancora finita, una volta che quei titolo giungono a scadenza, lo stato dovrà pagare il “prestito” a coloro che detengono i titoli. Qui sorge il dilemma, come farà lo stato a pagare questo debito?
Con denaro reale o “stampando” altro denaro tramite l’emissione di altri titoli di stato?