A seguito della ormai nota caduta del prezzo di Bitcoin riscontrata durante l’intero 2018, nel 2019 il prezzo di Bitcoin ha rapidamente cambiato tendenza, tanto che in meno di sei mesi il prezzo è aumentato di quasi il 120%. Ma quali sono le ragioni che hanno reso possibile una tale rivalutazione? Quali sono state le variabili determinanti che hanno spinto il mercato a raggiungere la valutazione attuale?

Il primo quarto di anno, il cosiddetto Q1, ha visto Bitcoin crescere di prezzo in modo lento ma costante. Da una quotazione attorno ai $3700, il 31 marzo il prezzo di 1 BTC supera i $4000. Ma è nella notte del 2 Aprile che il mercato guadagna più del 14% in sole 24 ore, raggiungendo per alcuni attimi una quotazione superiore ai $5000 per poi trovare supporto intorno ai $4800. Un ordine sincronizzato di 7mila Bitcoin diluiti sulle principali piattaforme di trading hanno innescato un repentino aumenti dei prezzi senza un’ apparente ragione significativa.
Dal 2 aprile i volumi giornalieri di Bitcoin hanno iniziato un’ascesa costante arrivando addirittura a sfiorare i valori raggiunti nel Dicembre 2017, in piena bull run, periodo nel quale Bitcoin raggiunse i 20mila dollari, il valore più alto mai registrato dalla cripto valuta.
In contemporanea all’aumento dei volumi, si è visto un considerevole aumento della capitalizzazione che da 80 miliardi di dollari ha rapidamente superato i 100 miliardi. Un nuovo flusso di capitali derivanti sia dalla vendita di altcoin in cambio di Bitcoin, sia dovuta dall’apporto di capitali nuovi, esterni al mondo delle cripto valute.
Durante l’ultima settimana di Maggio la capitalizzazione di Bitcoin supera i 150 miliardi di dollari, un dato ampiamente superiore a quello riscontrato 12 mesi prima.
Sebbene superficialmente la corsa di Bitcoin potrebbe sembrare ingiustificata o addirittura figlia di una manipolazione dei prezzi, le ragioni di una tale rivalutazione sono in realtà molte. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sui motivi principali che hanno razionalmente spinto il mercato a un tale rialzo.

  1. Primi ingressi di carattere istituzionale

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la multinazionale America Fidelity Investiments, che controlla circa 2,4 trilioni di dollari, starebbe sviluppando una piattaforma per offrire la possibilità di scambiare criptovalute ai propri 27 milioni di clienti in tutto il mondo.
Fidality sarebbe solo l’ultima delle tante istituzioni che hanno annunciato l’ingresso nel mondo delle criptovalute, ed andrebbe a unirsi ad un gruppo di operatori finanziari di respiro internazionale come Nasdaq, ICE, Bakkt. Inoltre siamo ancora in attesa di una decisione dalla parte della SEC per quanto riguarda l’approvazione o meno dei primi Bitcoin ETF (strumenti derivati che potrebbero portare una forte ondata di liquidità nel mercato Bitcoin). Sebbene l’approvazione degli ETF è ancora tutt’altro che scontata, il commissario della SEC Robert J. Jackson Jr. ha apertamente dichiarato che nel futuro tale approvazione sarà inevitabile.

 

  1. Meno di un anno all’halving

Come molti di voi già sapranno una delle caratteristiche naturali di Bitcoin è la sua prevedibilità in termini di offerta monetaria. Limitati ad un numero di 21 milioni di unità, i miners ricevevano una ricompensa di 50 BTC per ogni blocco correttamente validato. Tale ricompensa dimezza ad intervalli regolari di 4 anni. Ad oggi perciò la ricompensa è di 12,5 Bitcoin per blocco e a partire dal blocco numero 630 mila che verrà validato il 20 Maggio 2020; la ricompensa scenderà a 6,25 Bitcoin. Il tasso di inflazione passerà da 3.8% a 2%. Una riduzione significativa dell’offerta che incrementerà ulteriormente la scarsità del bene.
In un recente studio viene presenteato un modello matematico che mostra come prezzo di Bitcoin sia sì influenzato da variabile esogene (come news, cambi di regolamentazione, hack…), ma che la maggior parte dei movimenti siano spiegati da logiche di domanda-offerta che sono strettamente collegate appunto alle modalità tramite le quali viene concretizzata la scarsità di Bitcoin.
Il modello viene sintetizzato nel grafico sottostante mettendo in relazione l’aumentare del prezzo in relazioni all’avvicinamento della data di “halving”.


  1. La Guerra commerciale tra USA e Cina

La recente Guerra commerciale intrapresa dal presidente Americano Donald Trump che ha dichiarato di voler alzare fino al 20% i dazi doganali imposti a merci di origine cinese può razionalmente avere un impatto positivo sul mercato di Bitcoin. Infatti, queste limitazioni macroeconomiche non fanno altro che aumentare la domanda di beni di scambio decentralizzati come Bitcoin. Tali asset operano secondo logiche esterne ai vari governi coinvolti in questioni di carattere internazionale, rendondoli perciò degli asset appetibili per aggirare gli embarghi commerciali imposti nelle varie realtà globali.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale una guerra commerciale tra USA e Cina può avere impatti fortemente negativi in termini di aumento della povertà e delle tensioni internazionali. In uno scenario macroeconomico in cui i commerci internazionali vengono limitati e monitorati grazie al controllo della moneta, la domanda per Bitcoin (e per le altre criptovalute) può aumentare sensibilmente.

 

  1. Alta liquidazione delle posizioni Short

Il balzo del 2 aprile che ha visto Btc crescere di oltre il 14% in sole 24 ore ha spinto molti trader professionisti ad aprire posizioni short massicce nella convinzione che il valore di Bitcoin sarebbe rapidamente ritornato sui valori inferiori ai 4 mila dollari. Ma quando la salita del prezzo non ha smesso di cessare, molti di questi trader sono stati costretti a liquidare le loro posizioni short accumulato grandissime perdite. Nella notte del 13 Maggio, il famoso exchange BitMex con sede ad Hong Kong, ha liquidato in poche ore oltre 79 milioni di dollari in posizioni short. Il cadere degli short coincide in parte con il crollo delle resistenze, traducendosi perciò in nuovi rialzi che hanno portato Bitcoin a toccare nuovi massimi storici per quanto riguarda l’annata 2019.

  1. 2019 l’anno dell’accumulazione

Come spesso accade nei periodi a ridosso dell’halving, il 2019 si sta rilevando un’annata di forte accumulazioni per gli investitori in criptovalute. A testimoniare questo fenomeno è il grafico delle UTXO (Unspent Transction), ovvero il registro degli output non spesi nella blockchain di Bitcoin. Il numero di output di transazioni non spesi è in costante aumento, sintomo appunto di un generale clima di accumulazione. Gli investitori che acquistano Bitcoin lo accantonano e sono pochi coloro che comprano per rivendere nel breve periodo. Gli investitori entrano nel mercato accumulando posizioni per tempo indefinito. Ciò implica che nel mercato sono presenti molte meno persone disposte a vendere rispetto a quelle che sono disposte ad acquistare.

 

Prevedere i movimenti di Bitcoin non è mai banale, specialmente nel breve periodo.
Tuttavia, spostando l’attenzione in un’ottica di medio/lungo periodo, le dinamiche del mercato diventano ampiamente più prevedibili. Il rigoroso controllo dell’offerta monetaria grazie al quale Bitcoin ottiene la scarsità in ambito digitale rende la sua “politica monetaria” perfettamente prevedibile. Una solida comprensione delle dinamiche di offerta di Bitcoin, affiancata alla monitorizzazione delle variabili esogene del mercato (interesse istituzionale, sentimento del mercato, casi d’uso, aumento della domanda dovuto a condizioni macroeconomiche…) può aiutarvi ad anticipare i movimenti del mercato ed implementare delle strategie di investimento remunerative seppur in un mercato connotato da alta volatilità come quello di Bitcoin.